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Finalemente l’Assemblea Nazionale del PD ha convocato il congresso. Sarebbe stato meglio farlo prima, ma meglio tardi che mai.
Prima di spiegare le mie preferenze voglio dire quello che non vorrei che accadesse. In primo luogo non vorrei fare il terzo congresso su Renzi, che non è nemmeno candidato. Gli ultimi due congressi sono stato questo, un referendum interno sul segretario, renziani contro antirenziani, e non è stato un bene. Ne è uscito un partito eccessivamente leaderistico e personalista che finché ha mosso entusiasmi e riscosso consenso ci è parso fortissimo, ma in poco tempo si è consumato (come credo che possa accadere ora ai nostri avversari). Quando una formazione politica si identifica totalmente con il suo leader è destinata a seguirne il destino, “nella buona e nella cattiva sorte”. Non è affatto positivo perché un’organizzazione politica si deve basare sui valori condivisi e sui progetti che una comunità vuole realizzare, non sul carisma provvisorio e precario di chi è chiamato a guidarla temporaneamente.
La seconda cosa che non vorrei è conseguenza della prima ed è un congresso in cui non si discute, ma si fa il tifo. Le buone idee non stanno mai nella testa di uno solo, e le ragioni non stanno mai da una parte sola. Siamo una comunità di donne e uomini liberi, rinchiuderci da soli nella prigione delle correnti interne impoverisce la discussione e mortifica le intelligenze.
Tutti i candidati che sono in campo sono validi e meritevoli della mia stima, quello che diventerà segretario sarà il mio segretario. Gli prometto già ora, senza sapere chi sarà, il mio sostegno leale ed il mio impegno per il partito.
Detto questo però vorrei che provassimo a discutere liberamente. Ci sono state cose importanti che sono state realizzate da noi negli scorsi anni, ed errori gravi che abbiamo commesso. Dobbiamo essere tutti orgogliosi dei successi e dobbiamo lavorare tutti per correggere gli errori. Non è vero che abbiamo sbagliato tutto e non è vero che abbiamo perso più di venti punti percentuali e milioni di voti perché siamo stati colpiti dalla malasorte. Per fare questa discussione serenamente bisogna spogliarsi dei pregiudizi, degli arroccamenti difensivi dei gruppi dirigenti, ed anche dello spirito di rivalsa delle minoranze. Bisogna mischiarsi, scegliere il progetto politico e la persona che ci convince di più, ma anche ascoltare con rispetto ed attenzione le motivazioni e le ragione di chi sceglie diversamente da noi. Per capirlo, non per contraddirlo.
In fine c’è una terza disgrazia che non vorrei: non vorrei che dopo il congresso avessimo una maggioranza che comanda ed una minoranza inascoltata che polemizza sui giornali, perché non siamo più capaci di discutere nelle sedi opportune e prendere decisioni in cui tutti possano riconoscersi. Questa impostazione non ci rende più forti, ma solo più litigiosi e quindi meno credibili. In passato ci ha portato persino ad una scissione e non vorrei vederne un’altra, in questo momento credo che ci sarebbe fatale.
Ora che ho elencato i pericoli che penso dovremmo scongiurare tutti insieme spiego le motivazioni della mia scelta.
Io voterò per la mozione che sarà presentata da Marco Minniti, pur avendo stima anche degli altri candidati. Immagino che qualcuno possa stupirsi della mia scelta perché Minniti sarà votato anche da Renzi e, come è noto, io non sono certo un renziano. Minniti non è Renzi. Renzi non l’ho votato nel 2013, non l’ho votato nel 2017 e non lo voterei nemmeno ora. Ma non decido per chi votare sulla base di quello che fa Renzi, decido sulla base di quello che penso io ed io penso come Renzi che in questo momento sia Minniti il candidato più adatto a guidare il PD. E’ abbastanza capace ed autorevole da aiutare il nostro partito a riconquistare la credibilità che abbiamo dissipato.
Non abbiamo bisogno di un segretario che faccia lo showman, ci sono già abbastanza pagliacci sul palco della politica, di questi tempi. Abbiamo bisogno di un segretario che sappia guidare il partito in modo intelligente, unitario, e serio.