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Bentrovati, dopo un’assenza di qualche settima riprendo ad inviarvi la newsletter.
L’assenza non è dovuta alla mia pigrizia, ma all’immobilismo dei partiti che hanno vinto le elezioni. Hanno impiegato tre mesi per mettersi d’accordo e formare il governo cosiddetto “del cambiamento”.
Questa newsletter non serve a raccontare le indiscrezioni, i comunicati stampa o le dichiarazioni che trovate su tutti i quotidiani, e anche on line. Serve a raccontare l’attività parlamentare.
Nella scorsa legislatura ogni quindici giorni vi mandavo una e mail abbastanza lunga e corposa, perché c’erano molte cose da raccontare. Dal 4 marzo ad oggi non avevo nulla da dirvi perché abbiamo fatto veramente poco, in parlamento. Io ho scritto un libro, per utilizzare il tempo in un modo utile. Ora, dopo una lunga commedia tra Movimento cinque stelle e Lega, il Presidente Conte ha ottenuto la fiducia ed il sedicente governo “del cambiamento” è nato. Difficile per me giudicare questo cambiamento, non ho ancora visto un atto del nuovo Governo.
A parte le nomine negli incarichi istituzionali, che devono essere votate dalle camere e che si sono allegramente spartiti tra loro e la finta opposizione di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, il solo provvedimento concreto che è stato votato dal Parlamento è del Governo Gentiloni e riguarda l’Alitalia. Ce lo hanno riproposto tale quale, e lo abbiamo votato anche noi, ovviamente. Dei tanti impegni presi con il “contratto” non si è visto ancora alcuna traccia, in termini concreti. Stanno lavorando, dicono, e quindi lasciamoli lavorare. Quando avrò qualche provvedimento da raccontarvi lo farò, per ora nulla, solo propaganda. Per ora il circo mediatico si alimenta di tweet, di post su facebook, di dichiarazioni di Salvini… di chiacchiere, insomma. Funzionano come il gioco delle tre carte, che attira l’attenzione su un punto e la distrae dal resto, e serve per ingannare gli sprovveduti.
Mentre si discuteva di fantomatiche chiusure dei porti e del tragico carico di esseri umani della nave Aquarius, che girava senza meta per il Mediterraneo, arrivavano nei nostri porti le navi della nostra Guardia Costiera e della nostra Marina Militare cariche di migranti salvati in mare. I likes sui post di facebook non hanno fermato la partenza di chi ha attraversato a piedi il deserto del Sahara per emigrare in Europa. E’ un problema epocale e per affrontarlo efficacemetne serve la politica, non la propaganda. Lo stesso Salvini in effetti è stato costretto ad ammettere che il lavoro di Minniti è stato efficace, e che bisogna proseguire su quella strada. Bene, ma peccato che stia già rovinando tutto, con le sue maldestre iniziative libiche. Ha litigato con tutti, per fare vedere che è un tipo tosto, ed in conflitto con tutti gli hotspot in Libia se li possono scordare, e anche altrove. Perché anche in Africa i governi devono fare i conti con l’opinione pubblica, anche lì c’è la questione dell’identità nazionale a cui si appella Salvini. Minniti ha spiegato sul Corriere della Sera il modo in cui gestiva i rimpatri: “Ogni volta che incontravo i miei interlocutori, ed è successo molte volte, la prima richiesta era l’assoluta riservatezza. “non si deve sapere nulla o salta tutto”. Una sola parola e l’aeroporto (che veniva utilizzato come scalo segreto) verrebbe circondato”. Direi che il primo “cambiamento” del sedicente governo “del cambiamento” è il clamore mediatico con cui Salvini si muove su questi temi. Propaganda che prima o poi farà saltare gli accordi, oppure farà sì che ci costino molto di più. Sono accordi che vanno onorati in Euro, che sono soldi dei contribuenti italiani. Lo ricordo per chi pensa che si raggiungo i risultati battendo il pugno sul tavolo. Vabbè, di immigrazione ne parleremo ancora, temo.
Sul fronte economico, del lavoro, dello sviluppo ancora nessuna notizia.
A livello di atti parlamentari e di Governo invece tutto tace.
A livello comunicativo Di Maio balbetta. Rinvigorisce solo quando si parla di vitalizi degli ex parlamentari (quelli pre-2013, quindi pre-elezione dei cinque stelle). Speriamo che trovi un po’ di vitalità anche sui temi economici e sociali. Sull’ipotesi di abbandonare il salario di cittadinanza e rafforzare il reddito di inclusione, che abbiamo introdotto noi nella scorsa legislatura, siamo d’accordo e daremmo una mano volentieri, ma devono dire dove si trovano i soldi, e devono decidere dove è prioritario spenderli. Ci sono tante questioni in campo: blocco dell’aumento IVA, incremento del reddito di inclusione, riforma della Fornero, Flat Tax. Serviranno un centinaio di miliardi di euro per farle tutte, non so dove li troveranno. Nel frattempo si potrebbe riprendere una normale attività parlamentare, visto che finalmente si sono insediate le commissioni. Nella scorsa legislatura ho lavorato nella commissione trasporti, e sono molto soddisfatto di quel che si è potuto fare.
Nel settore portuale abbiamo realizzato tutto quello che avevamo promesso. Come ho detto molte volte credo che il merito principale vada al nostro ex Ministro Graziano Del Rio, con cui ho avuto il piacere di collaborare. Auguro al suo successore, il Ministro Toninelli, di imparare presto il metodo rigoroso e concreto di chi l’ha preceduto. Sarebbe nell’interesse del nostro Paese.
In questa legislatura Del Rio è capogruppo del PD, mi ha chiesto di abbandonare la commissione trasporti per andare a presiedere il nostro gruppo parlamentare alla commissione Difesa. Sono onorato per la fiducia. Affronterò questa nuova responsabilità con la diligenza e l’umiltà che richiede, spero di saper coordinare bene il lavoro dei colleghi e di portare un buon contributo per il PD e per il Paese.