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Un’ampia serie di leggi si è occupata dell’ambito culturale e turistico. Oggi abbiamo un Piano strategico per dotare di una visione unitaria l’Italia del turismo e della cultura, rispondendo all’esigenza di porre questi ambiti al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese, che è a tutti gli effetti una miniera d’oro. Per quanto riguarda i musei e i siti archeologici principali è stata stanziata una mole ingente di risorse, ma pure normata una più efficiente gestione, due cose che hanno riportato luoghi come Pompei (che quando siamo andati al Governo stava cadendo a pezzi, faremmo bene a ricordarcelo) a riavere la centralità assoluta che meritano. Ma sono stati erogati molti più fondi anche ai musei minori, perché l’idea è far dialogare la cultura del territorio e quella della fruizione, incentivando le persone a visitare anche i piccoli centri. I recenti dati sul turismo in Italia parlano di cifre record: nel 2017 i musei italiani sono stati visitati da oltre 50 milioni di persone (5 milioni in più rispetto al 2016), con incassi da 200 milioni di euro. Anche in questo caso, quindi, le scelte fatte hanno portato già i primi frutti. Agli investimenti pubblici sui beni culturali si è poi aggiunta la positiva introduzione dell’art bonus, il credito d’imposta al 65% per le erogazioni private finalizzate alla conservazione, il restauro o la messa in sicurezza di beni culturali o teatri. Varato anche il riordino del settore cinema, cui vengono destinati più fondi e soprattutto selezionati diversamente i progetti da realizzare col contributo dello Stato, è stato riorganizzato anche il complesso ambito dello spettacolo dal vivo. Non mi dilungo perché non è la materia che per competenza ho seguito prioritariamente, ma voglio far presente che nessuna Legislatura, da anni, aveva agito con così grande efficacia anche per il rilancio di uno dei comparti più caratterizzanti l’identità italiana: la produzione di cultura e la tutela del patrimonio artistico. L’ambiente è stato protagonista di svariati altri interventi, a partire dalla legge che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente che ha il compito, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, di monitorare le condizioni dei territori. Tutti i dati raccolti sono diffusi tramite una banca dati aperta e accessibile a tutti i cittadini (il Sinanet), e vengono meglio valorizzate le agenzie locali per l’ambiente (Arpa), ossia 200 sedi che eseguono circa 100mila operazioni tra ispezioni e sopralluoghi e 73.600 tra istruttorie e pareri. Oggi, avendo individuato i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (sulla falsariga dei Lea in campo sanitario), le agenzie territoriali rispettano infatti standard e protocolli uniformi a livello nazionale. Abbiamo poi investito 9 miliardi per la difesa idrogeologica, contro frane e alluvioni, e il Piano denominato Casa Italia, voluto in seguito al sisma 2016, ha istituito presso la presidenza del Consiglio un dipartimento che ha iniziato a fare un censimento del patrimonio edilizio per capire innanzitutto dove intervenire nell’edilizia pubblica. Ovviamente lo sconvolgente sisma in centro Italia ha dato un impulso molto forte in questa direzione così come ha dato un impulso definitivo a varare la legge che tutela i piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti. Obiettivo della norma è fermare lo spopolamento di questi centri, ubicati soprattutto nelle zone interne ma che rappresentano quasi il 70% dei municipi italiani (i Comuni coinvolti sono circa 5.600) e oltre il 10% della popolazione del Paese. Abbandono, invecchiamento, indebolimento dei servizi e delle attività produttive, carenza di infrastrutture fisiche e digitali sono fattori che contribuiscono a esporre queste realtà a quella desertificazione economica e sociale che la legge vuole contrastare. Pertanto abbiamo istituito un fondo da 100 milioni di euro annui per finanziare investimenti finalizzati prioritariamente all’ammodernamento e alla sicurezza del territorio. Dalla realizzazione della rete a banda larga (in molti luoghi assente) alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dalla manutenzione di strade e scuole alle riqualificazioni dei centri storici. Infine voglio citare anche il fatto che il Ministro “in bicicletta”, Graziano Delrio, ha agito con nettezza, continuità e caparbietà per realizzare alcuni interventi inediti sulla mobilità sostenibile e ciclistica, una cosa che ha un impatto  sia sul settore dei trasporti nel suo complesso che nel disincentivare l’uso dell’automobile, dunque migliorare la qualità dell’aria, l’ambiente, e immettere meno Co2 in atmosfera (in conformità con gli accordi di Parigi contro il cambiamento climatico). Così il Parlamento ha realizzato una legge che istituisce uno strumento di pianificazione della rete ciclabile nazionale e, nel Piano strategico dei Trasporti, è dedicato per la prima volta uno spazio specifico alle infrastrutture per le “due ruote”, considerandole importanti quanto altri tipi di infrastruttura. Rilevante è infine l’ammontare delle risorse che il Ministero ha attribuito al rinnovo dei mezzi del trasporto pubblico locale: 10 miliardi nel corso di 15 anni. Nei 15 precedenti non era stato investito neppure 1 miliardo di euro.