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Di certo è di sinistra la legge che ha istituito, per la prima volta nel nostro Paese, il reddito di inclusione, una misura concreta di sostegno economico rivolta a chi vive in uno stato di indigenza. Il reddito è accompagnato da percorsi di formazione per il rientro nel mondo del lavoro perché l’obiettivo è ridare alle persone in difficoltà gli strumenti per inserirsi o tornare a inserirsi nella vita sociale. Abbiamo affrontato con questo intervento una delle eredità più pesanti della grande recessione: nei cinque anni che vanno dal 2007 al 2012 il numero dei poveri è raddoppiato, raggiungendo circa 5 milioni di italiani. L’obiettivo della legge è aiutare chi si trova in questa condizione, arrivando progressivamente a raggiungere tutti: per ora beneficiano del sostegno al reddito le famiglie con minori, con disabili gravi e disoccupati con più di 55 anni, e il beneficio viene erogato da quest’anno a circa 2 milioni di persone, ossia 600mila famiglie con al loro interno 500mila minori. È il primo passo, ma il riordino delle misure assistenziali, deciso per legge, e ulteriori fondi europei serviranno nel corso dell’anno ad allargare la platea a prescindere dalla composizione famigliare. È semplicemente una cosa fondamentale, che però nessuno prima di noi aveva fatto, mentre sarebbe stata utile proprio per affrontare meglio una fase recessiva. Così nessuno aveva realizzato prima un’efficace legge contro lo spreco alimentare, finalizzata a salvare immediatamente tutto ciò che supermercati, negozi di alimenti e bevande e distributori butterebbero nel bidone: con un iter estremamente semplificato rispetto al precedente si può oggi donare subito una merce che altrimenti andrebbe tra i rifiuti. La legge ha in un solo anno quasi dimezzato le tonnellate di cibo finite nel cestino, e che invece sono state destinate a enti del Terzo settore che si occupano di aiutare gli indigenti, e sono servite alle mense per i più poveri o a nuove forme di distribuzione gratuita. Essere di sinistra vuol dire agire, concretamente, per chi è in difficoltà e si trova in una situazione di disagio economico, umano, esistenziale: rivendico anche in tutto questo una forte azione di sinistra, in questa Legislatura. In cui ci siamo occupati anche di disabilità, realizzando la legge cosiddetta “Dopo di noi” che finanzia progetti innovativi per l’autonomia delle persone e per garantire loro cure e assistenza anche dopo la morte dei genitori, cosa che per una persona disabile è una perdita incalcolabile. Abbiamo stanziato, a partire dal 2016, risorse strutturali per politiche di aiuto concreto: perno della legge è infatti il nuovo Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive di famiglia, da usare in particolare per attivare e potenziare soluzioni abitative o gruppi-appartamento per evitare l’isolamento anche attraverso forme di mutuo aiuto. Oltre a questo, un genitore potrà salvaguardare in nuove e diverse modalità i propri beni da destinare esclusivamente al futuro del proprio figlio (tanto che per donazioni e successione da parte di un genitore verso il figlio disabile sono state cancellate le tasse). Per tutelare i bambini abbiamo normato regole più severe contro il cyberbullismo e soprattutto deciso che le vaccinazioni sono obbligatorie. Una norma sacrosanta per la salute dei più piccoli (e di tutti) e che ha già protetto il 30% di bimbi in più rispetto al 2017, anno in cui in Italia ci sono stati 5mila casi di morbillo e 4 decessi, una cosa incredibile in un Paese civile. Movimento 5 Stelle e Lega hanno già detto di voler tornare indietro abrogando l’obbligatorietà di tutelare i bambini: la cosa si commenta da sé. Sempre a tutela dei nostri figli, fin dal 2014 abbiamo stanziato risorse straordinarie per l’edilizia scolastica, al fine di ristrutturare, ripristinare, migliorare, gli istituti italiani. Fuori discussione, poi, che la nostra Legislatura abbia realizzato tre degli interventi più ragguardevoli mai fatti nel nostro Paese in tema di diritti delle persone: abbiamo reso legge dello Stato le unioni civili tra persone dello stesso sesso, equiparabili sostanzialmente al matrimonio; abbiamo reso legge dello Stato il biotestamento, ovvero la facoltà individuale di decidere quando interrompere le cure mediche nel momento in cui non c’è più nulla da fare, accompagnato dal diritto che deve essere garantito a ciascuno di redigere le proprie volontà circa l’interruzione delle cure laddove ci si trovasse in una condizione di incapacità di intendere e volere; infine abbiamo reso legge dello Stato il divorzio breve, accorciando a poco più di sei mesi i tempi (prima lunghissimi, visto che per un divorzio consensuale servivano mediamente 4 anni) per porre fine a un matrimonio, una scelta legittima che non può diventare un calvario. Alcuni di questi provvedimenti, da soli, qualificano una Legislatura, anche per chi ne prende parte attiva: la politica nasce come slancio ideale, ma è uno slancio che si deve confrontare con la realtà, che è sempre diversa da quello che vorremmo. Estendere i diritti a chi ne è privo, migliorare le condizioni di chi è ai margini, tutelare la dignità umana quando la salute viene meno sono tutte azioni che riconciliano la realtà con l’idealità. Questa è la Legislatura che ha deciso che omosessuali e lesbiche non sono cittadini di serie B e che ha dato uno strumento economico certo ai più poveri. Avrei voluto anche dire che è stata anche la Legislatura che ha stabilito che nessun bambino è di serie B, ma l’approvazione definitiva dello ius soli e dello ius culturae (che ho votato convintamente alla Camera) non è arrivata dal Senato. La Legislatura dei diritti ha mancato questo impegno, ovvero far sì che chi nasce e vive qui, anche se figlio di genitori stranieri, sia come i nostri bimbi, sia il nostro futuro. Ma di certo senza la guida del Pd, nessuna delle leggi per il sociale e per i diritti che ho citato sarebbe stata approvata. E di questo vado fiero come persona, anche al di là del ruolo che ho ricoperto.