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Introdotta durante la discussione parlamentare la web tax per i grandi colossi dell’online; confermate le principali misure per Industria 4.0 e la decontribuzione al 50% per gli under 35

La Camera ha discusso la legge di Bilancio, che poi torna in Senato per il voto definitivo che avverrà senza ulteriori modifiche rispetto al testo che abbiamo licenziato. Dunque l’esame della legge è concluso. Il provvedimento si attesta attorno ai 20 miliardi di euro – di cui una gran parte stanziati per non far aumentare del 2% l’Iva dunque la pressione fiscale – e, come già scritto in precedenti newsletter, è una manovra abbastanza leggera che punta al mantenimento dei buoni risultati ottenuti in questi anni (il Pil 2017 potrebbe salire anche un po’ più dell’1,5% rispetto al 2016) e a incentivare l’occupazione giovanile e gli investimenti aziendali in un’ottica di sostegno alla crescita che si accompagni a maggiori opportunità lavorative.

Nell’illustrarla, infatti, parto con il ricordare che risorse importanti sono dedicate all’assunzione a tempo indeterminato dei giovani: dal primo gennaio 2018 è previsto uno sconto contributivo del 50% per i contratti stabili attivati fin dal novembre di quest’anno e per le persone fino ai 35 anni. Il tetto annuo è di 3mila euro a persona e la durata del beneficio è triennale. La misura è rafforzata per quanto riguarda il Sud, dove si prevede un esonero del 100% per le imprese che assumano disoccupati da almeno 6 mesi anche sopra i 35 anni. Nel 2019, a livello nazionale, questo taglio del cuneo fiscale varrà invece per i giovani fino a 29 anni. Nel provvedimento c’è anche una giusta clausola anti-licenziamenti: le imprese potranno godere di questo taglio del costo del lavoro solo se non hanno licenziato, nei sei mesi precedenti la richiesta, nessun lavoratore nella stessa unità produttiva. La legge di Bilancio stanzia poi le risorse per il necessario rinnovo del contratto del pubblico impiego (fermo da otto anni), da cui ci si attende un aumento netto medio di 50 euro mensili. Una novità importante inserita dalla Camera con un emendamento è la riapertura totale del turnover in 3.146 Comuni fino a 5mila abitanti perché in questi enti locali le spese per il personale si sono molto abbassate dunque si può procedere oggi a un ricambio del 100% (1 pensionamento, 1 assunzione), mentre per gli enti di area vasta, ossia le ex Province, il turnover pieno ci sarà laddove la spesa per il personale non superi il 20% delle uscite correnti. Chi si ferma entro il 20% dal prossimo anno potrà dunque applicare il turnover pieno, mentre gli altri proseguiranno con quello al 25% (1 assunto ogni 4 pensionamenti). Sempre per quanto riguarda le Province, è stato approvato alla Camera un emendamento che stanzia nuovi 120 milioni per il 2018, e poi 300 milioni di euro negli anni successivi (dal 2019 fino al 2023), per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali. È infatti fondamentale che gli enti di area vasta abbiano le risorse che servono per gestire i servizi di loro competenza, dunque bene che vengano destinati agli enti 1,62 miliardi di euro in 6 anni. Con tre emendamenti sono stati poi affrontati: il tema del passaggio e della stabilizzazione del personale dei centri per l’impiego, che dalle ex Province saranno assorbiti dalle Regioni con un margine di tempo maggiore rispetto alla scadenza (che era al 31 dicembre 2017); la graduale stabilizzazione d tutti i precari degli enti di ricerca; una definizione legislativa ancora più vincolante circa il dovere di attribuire un equo compenso a tutti i professionisti (precisazione che va a rafforzare l’innovazione introdotta con il Decreto fiscale collegato alla Bilancio). Sempre riguardo alla tutela del lavoro, è entrato in legge un emendamento che introduce misure severe e più controlli per contrastare la cooperazione spuria: naturalmente una norma da sola non risolve tutti i problemi, che su questo fronte sono numerosi e molto gravi (si pensi ai danni che le false coop cagionano a quelle autentiche e ai lavoratori), ma intanto sono stati sanciti alcuni criteri per stanare le coop spurie e dunque fare più chiarezza. Allo stesso modo, poi, poiché non c’era più tempo per approvare definitivamente la legge che proibisce il pagamento dei compensi in contanti (votata in novembre dalla Camera in prima lettura), la norma è entrata come emendmento nella legge di Bilancio. Bene: sarà d’ora in poi illegale pagare un lavoratore in modi “non tracciabili”.

Passando al sostegno agli investimenti, viene confermato il pacchetto di misure per Industria 4.0 con alcune piccole modifiche e una novità: sono infatti prorogati al 2018 gli ammortamenti al 140% per l’acquisto di beni strumentali, macchinari e impianti nuovi, software e sistemi di gestione; l’ammortamento è invece al 130% per l’acquisto di veicoli strumentali all’attività di impresa. Non cambia il super-ammortamento al 250% per i beni che abbiano a che fare con l’ammodernamento digitale delle aziende, la legge introduce il nuovo credito di imposta del 40% per le spese, sostenute dalle imprese, legate ai corsi di formazione dei lavoratori concertati da accordi sindacali, al fine di incentivare la creazione delle giuste competenze per i nuovi processi produttivi. Un pacchetto di misure riguarda ancora una volta le proroghe di alcuni bonus relativi all’edilizia e alla casa. Fino a tutto l’anno prossimo resta infatti la detrazione al 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia, e soprattutto restano fino alla fine del 2021 le ingenti detrazioni fiscali (fino all’85%) per le ristrutturazioni di unità abitative e di unità produttive che coinvolgano la messa in sicurezza antisismica degli edifici. Sempre fino a tutto il 2021, agli interventi di riduzione del rischio sismico effettuati sulle parti comuni dei condomini e dell’intero edificio spetta un sismabonus del 75% se il passaggio è di una classe inferiore, e all’85% se il passaggio è di due classi. Ugualmente viene confermato l’ecobonus per alcuni beni (come le finestre con i doppi vetri o le caldaie a condensazione) con detrazione del 50%, e al 65% se si tratta di una complessiva riqualificazione energetica (sia delle singole unità abitative che delle parti comuni degli edifici condominiali). Confermato ugualmente il “bonus mobili” ed elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (fino a un massimo di 5mila euro per contribuente), mentre una novità è l’introduzione del “bonus verde” con detrazioni al 36% per le spese destinate ai giardini e ai terrazzi, ossia alle aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari o condominiali. Confermata la cedolare secca al 10% per le case date in affitto a canone concordato, sono introdotte detrazioni al 19% per gli abbonamenti ai mezzi pubblici quali treni locali e autobus. Rinnovato il bonus cultura da 500 euro per chi compie 18 anni nel 2018, vengono sancite misure in favore dei piccoli librai indipendenti, che potranno avere agevolazioni Imu, Tasi e Tari e crediti d’imposta fino a 20mila euro laddove le librerie non siano “ricomprese in gruppi editoriali o direttamente gestite da essi”. Per le altre, ossia le librerie più grandi, il tetto del credito d’imposta è di 10mila euro. L’emendamento, presentato dal Pd, è volto a sostenere i librai a fronte di una concorrenza crescente anche da parte dell’online, per cui diventano necessarie misure incentivanti, specie per le realtà più piccole purtroppo talvolta a rischio chiusura. A proposito dell’online, viene introdotta una tassa destinata ai colossi del web: molte società americane (Google, Apple) hanno preso sede, in Europa, in Paesi a bassa o quasi nulla tassazione (come Lussemburgo e Irlanda) non essendo obbligate a servirsi, per la loro attività, di luoghi fisici nei mercati in cui in realtà operano. Realizzando così ricavi senza pagare le tasse. Dunque eludendo il fisco in tutti gli Stati in cui fanno ingenti affari e hanno di fatto una stabile organizzazione. L’Ue, da tempo, sollecita un rimedio a questa situazione, ma ancora non ha trovato un regime condiviso: mentre si cerca un accordo sovranazionale, noi abbiamo introdotto una web tax al 3%, a partire dal 2019 su tutte le prestazioni di servizi effettuate per via telematica. L’obbligo a versare la tassa (che garantirebbe circa 180 milioni di euro all’Erario) scatta però solo se in un anno solare si effettuano almeno 3mila transazioni digitali. Le piccole medie imprese, che svolgono meno di 3mila operazioni l’anno, sono dunque esentate: l’imposta è infatti finalizzata a far emergere le stabili organizzazioni nel nostro Paese di società globali che in Italia non pagano nulla. Cominciare a far pagar loro qualcosa è un modo concreto di iniziare a combattere l’elusione.

Sul fronte sociale si è giustamente scelto di operare un aggiornamento del tetto reddituale massimo per considerare a carico un figlio fino ai 24 anni di età, dunque per poter beneficiare delle detrazioni conseguenti: dai 2.840 euro attuali si passa a 4mila euro. Il riferimento normativo che regola le detrazioni per i figli a carico, anche lavoratori, è del 1986, piuttosto vetusto, e questo aggiornamento darà diritto alle detrazioni a nuovi nuclei. Viene poi rifinanziato per il 2018 il bonus bebé, cioè l’assegno destinato ai bambini che nasceranno il prossimo anno: il contributo a carico dello Stato sarà di 80 euro al mese per chi ha un Isee inferiore a 25mila euro annui. Istituito un nuovo Fondo da 60 milioni di euro l’anno per interventi legislativi (da realizzare una volta entrata in vigore la Bilancio) in favore di chi si prende cura di un famigliare anziano, disabile o invalido. Le risorse saranno destinate alle persone che svolgono questo fondamentale lavoro di cura e siano legate all’assistito entro il terzo grado di parentela: le modalità di erogazione e la platea esatta degli aventi diritto saranno stabiliti in seguito, ma l’emendamento approvato pone un punto fermo per il riconoscimento dell’assistenza famigliare, primo passo per dare dignità economica oltre che sociale all’attività di cura con tutto l’aggravio anche esistenziale che essa comporta. 60 milioni l’anno vanno al taglio del cosiddetto “superticket” sulle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale a carico degli assistiti non esentati dalla partecipazione al costo: anche in questo caso il Fondo è destinato ad agevolare l’accesso alle prestazioni, ma sarà poi un decreto ministeriale a dover definire i criteri di ripartizione alle Regioni. Se il 1° dicembre è diventato operativo il Reddito di inclusione (Rei), votato dal Parlamento, per le famiglie in condizioni di grave disagio economico, la legge di Bilancio detta regole per ampliare la platea dei destinatari e aumentare il beneficio per i nuclei famigliari numerosi, portandolo da circa 490 euro a 534 euro. Al momento hanno diritto al Rei le famiglie numerose, o con almeno un minore o un figlio adulto disabile, o con a carico una persona di almeno 55 anni disoccupata: dalla metà del prossimo anno, invece, questi requisiti verranno meno e avranno diritto al reddito tutti i nuclei famigliari in povertà. Un emendamento approvato da Montecitorio ha poi previsto che gli 80 milioni di euro di risparmi che la Camera dei deputati ha effettuato nel 2017, e ha già fatto confluire nel bilancio dello Stato, saranno destinati al Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate dell’Italia centrale. Infine è entrata nella legge una modifica che ho presentato con alcuni colleghi e che destina 50 milioni di euro all’Emilia-Romagna per gli indennizzi anticipati agli agricoltori colpiti da calamità naturali.

Un capitolo su cui il Parlamento ha molto lavorato è infine quello relativo alle pensioni. Ricordo intanto che il Senato ha accolto un importante emendamento che prevede che 15 macro-categorie individuate come gravose (i marittimi, le maestre del nido e della materna, i camionisti, gli infermieri e le ostetriche che fanno turni notturni, le badanti, gli addetti alle pulizie e alla raccolta dei rifiuti, gli stampatori a caldo, i conciatori di pelle, i macchinisti ferroviari, gli operai siderurgici, gli operai dell’agricoltura della zootecnia e della pesca, i gruisti, i muratori, i facchini, i pescatori d’alto mare) siano esentate dall’aumento anagrafico per la pensione di vecchiaia, che scatterebbe nel 2019. Per questi lavoratori il requisito anagrafico per il ritiro resterà a 66 anni e 7 mesi e non aumenterà quindi a 67 anni, e il requisito contributivo per la pensione anticipata resterà a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. Lo svolgimento di attività gravose deve essere stato portato avanti in almeno 7 dei 10 anni precedenti il pensionamento, mentre per richiedere la pensione di vecchiaia serviranno comunque 30 anni di contributi. La legge prevede anche l’istituzione di una Commissione tecnica sulle aspettative di vita in base alle mansioni svolte, cui parteciperanno attivamente le parti sociali, che dovrà valutare la gravosità delle occupazioni in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori, per una corretta analisi e ridefinire semmai la platea dei lavori più pesanti. Dal 2021, il meccanismo dell’innalzamento automatico ripartirà con due impegni: se l’aspettativa di vita calerà, anche i requisiti per il pensionamento si abbasseranno; gli “scalini” futuri non potranno superare i 3 mesi (in questo caso il gradino è di 5 mesi). La Camera, confermando l’Ape sociale, lo ha poi esteso a più categorie di lavoratori, per esempio a tutti i disoccupati che, avendo i requisiti di età per richiederla, abbiano cessato il lavoro dopo un contratto a termine, e a tutte le 15 categorie di impieghi considerati gravosi per i quali nel 2019 non scatterà lo scalino di età per il pensionamento. Hanno diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato anche i parenti, fino al secondo grado, che assistono un famigliare; per le lavoratrici madri l’Ape verrà poi conteggiato con uno sconto aggiuntivo di un anno per ogni figlio (per uno sconto massimo di due anni).

Questi i lineamenti principali del bilancio dello Stato, tratteggiati con una norma equilibrata che cerca, com’è evidente, di sostenere le categorie più deboli continuando a incentivare gli investimenti e la crescita. Una legge perfettamente in linea con quelle degli scorsi anni, che hanno abbassato le tasse, sostenuto le imprese, introdotto misure per chi è meno tutelato. Non posso che augurarmi che chi redigerà la legge di Bilancio per il 2019 sia in grado di portare avanti il nostro lavoro con la serietà che ci abbiamo messo noi. Credo dunque possa farlo solo una maggioranza a guida Pd.