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Orgoglioso che questo Parlamento abbia, dopo anni di attesa, votato una norma che tutela la dignità di tutti noi: nessuno sarà costretto a qualcosa, si introduce invece un diritto prima negato

Il 14 dicembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge – votata dalla Camera in aprile – che disciplina il testamento biologico e il consenso informato circa le cure cui una persona desidera o meno sottoporsi in condizioni di compromissione irreversibile della salute. Si tratta di un traguardo storico per l’Italia, poiché da tanti anni si chiede da più parti una legge in materia ed eravamo l’unico Paese in Europa occidentale (assieme all’Irlanda) a non averla: si introducono così, finalmente, nuovi diritti per un fine vita che eviti il protrarsi di sofferenze e agonie, senza obbligare nessuno a fare nulla, ma dando la facoltà – prima vietata – a chi lo voglia di decidere quando interrompere le cure. Innanzitutto si disciplina il consenso informato prevedendo che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il libero assenso della persona maggiorenne interessata. Ogni persona ha quindi diritto di conoscere dettagliatamente le proprie condizioni di salute e di essere aggiornata in maniera del tutto comprensibile circa la diagnosi, la prognosi, i benefici e i rischi dei trattamenti sanitari indicati, le possibili alternative, le conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento. Il consenso o il dissenso possono essere espressi in forma scritta ma, laddove non sia possibile, anche attraverso dispositivi che permettano di comunicare alle persone con disabilità (pensiamo a un caso celebre come quello di Piergiorgio Welby, capace di intendere e volere ma non di parlare o scrivere). Tutto ciò dà la possibilità, per chi lo voglia, di evitare quel che può essere considerato un “accanimento terapeutico”: il paziente potrà infatti “abbandonare le terapie” (comprese la nutrizione e l’idratazione artificiali) qualora lo ritenga opportuno e giusto per sé. Per quanto riguarda i minori, il consenso informato è affidato a chi detiene la responsabilità genitoriale tenuto conto della volontà del giovane, in relazione all’età e al grado di maturità; per quanto riguarda le persone interdette, il consenso o il rifiuto alle terapie è affidato al tutore.

Oltre al “fine vita”, vengono disciplinate le “disposizioni anticipate di trattamento” (Dat) definite come l’atto con cui ogni maggiorenne nel pieno delle sue facoltà può, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a essi (comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali). Si può indicare un fiduciario (un famigliare, il coniuge, il convivente, ma in ogni caso una persona scelta da chi firma le Dat) che rappresenti la persona nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie. Le disposizioni anticipate devono essere redatte con atto pubblico o con scrittura privata e, analogamente al consenso informato, è previsto che qualora le condizioni fisiche del paziente non consentano di usare la forma scritta, le Dat possano essere espresse attraverso qualsiasi dispositivo che permetta alla persona di comunicare. In qualsiasi momento e con le stesse forme può avvenire il rinnovo, la modifica o la revoca delle Dat (anche, per esempio, per aggiornare le proprie disposizioni a seguito di nuove scoperte scientifiche): niente è dunque irrevocabile. Per quanto riguarda i minori (o gli interdetti), in assenza di disposizioni anticipate e laddove si crei un conflitto tra il rappresentante legale della persona e il medico, la decisione è rimessa al giudice tutelare. Si disciplina infine la possibilità di definire e fissare in un atto – rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione degenerativa – una pianificazione preventiva delle cure condivisa tra paziente e medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter più esprimere la propria opinione. Al paziente e ai suoi famigliari devono essere ovviamente fornite tutte le informazioni sulla patologia e il suo evolversi, sulla futura qualità della vita, sulle possibilità cliniche di intervenire, sugli effetti delle cure palliative. Il provvedimento garantisce la libera scelta dei singoli sulla propria dignitosa esistenza e sulla propria salute, nel momento in cui ci si trovasse in una condizione considerata invivibile: nessun obbligo per nessuno, si introduce una facoltà di autodeterminazione prima vietata. Con la legge sul fine vita, convintamente sostenuta dal Pd, abbiamo reso l’Italia un Paese più civile e più umano, non più sordo e indifferente alle sofferenze di tante famiglie e persone: ne sono orgoglioso.