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In settimana la decisione finale sul testamento biologico, che dovrebbe avere i numeri per essere approvato; grande incertezza per la riforma della cittadinanza per i bambini di origine straniera

La Camera ha approvato in via definitiva il Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio, che ho illustrato abbondantemente nella scorsa newsletter. Ricordo qui che il Dl intoduce per legge l’obbligo all’equo compenso per i professionisti – una norma per cui noi deputati Pd ci siamo molto battuti –  rende illegale la fatturazione delle bollette ogni 28 giorni per telefonia, pay tv e internet facendo del mese lo “standard minimo” dei contratti, amplia la platea degli studenti universitari che potranno fruire della detrazione sugli affitti, solleva i genitori dal dover andare a prendere i figli fino ai 14 anni dall’uscita di scuola (basterà un’autorizzazione delle famiglie, esonerando così istituti e insegnanti dalle responsabilità di vigilanza), introduce la possibilità di intervenire a fronte di scalate estere ostili su società nazionali quotate in settori strategici, e altre cose ancora. In attesa, quindi, di chiudere l’anno (e in sostanza la Legislatura) con l’approvazione del provvedimento che detta le voci di spesa dello Stato per il 2018, il Senato ha intanto calendarizzato gli ultimi provvedimenti che si appresta a votare e che la Camera ha già approvato. Non sono poche, infatti, le norme che attendono (anche da tempo) il via libera di Palazzo Madama.

A giorni speriamo che venga varata in via definitiva la legge sul testamento biologico, che Montecitorio ha votato il 20 aprile (ne scrissi a inizio maggio) e il Senato ha portato in Aula la settimana scorsa: si tratterebbe di un traguardo storico per il nostro Paese, che finalmente si doterebbe di regole per il consenso informato circa le cure cui una persona desidera o meno sottoporsi in una situazione di compromissione irreversibile della salute. Francia, Germania, Spagna, Portogallo e tutti i Paesi scandinavi hanno infatti leggi sul biotestamento e, come spesso è accaduto in tema di diritti, in Europa occidentale siamo rimasti solo noi e pochi altri (in questo caso l’Irlanda) a non avere norme sulla materia. Confido che il Senato voti il provvedimento, che non costringe nessuno a fare qualcosa (non si sarà certo obbligati a stendere il proprio “testamento biologico” o a interrompere trattamenti medici), ma dà facoltà a chi vuole di compiere scelte finora vietate: si pensi solo ai casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro. È insomma una legge importante, tenendo soprattutto conto che purtroppo ogni giorno famigliari e medici sono già oggi chiamati a decidere sulla vita dei loro cari e dei loro pazienti in stato vegetativo. Vedremo che accadrà, ma penso si troverà una maggioranza (probabilmente “trasversale”, ovvero con l’apporto di voti dell’opposizione) per condurre in porto il provvedimento. Oltre a questo, il Senato – cui prima di Natale tornerà la legge di Bilancio per la lettura finale – ha calendarizzato la riforma del proprio regolamento interno, la discussione sulla legge che tutela maggiormente i testimoni di giustizia (approvata da Montecitorio il 9 marzo), quella sulla prevenzione dell’estremismo jihadista (votata da noi deputati in luglio) e quella che tutela efficacemente gli orfani di crimini domestici (approvata alla Camera il 1° marzo) ovvero i minori che subiscono una doppia tremenda ingiustizia, cioè l’omicidio di un genitore da parte dell’altro genitore o del partner (quasi sempre maschio) del genitore rimanendo inoltre, di fatto, orfani. In “coda” a questi provvedimenti è stata messa una legge preziosissima: si tratta della riforma che detta nuove regole per dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da famiglie di origine straniera. La norma – che ho votato convintamente alla Camera e rivoterei a occhi chiusi domani – prevede che, chi è nato nel territorio della Repubblica italiana da genitori stranieri di cui almeno uno sia in possesso del permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo, possa acquisire immediatamente la cittadinanza italiana, ovvero introdurrebbe una forma temperata di ius soli che dipende dal tipo di permesso di soggiorno dei genitori, ma non dalla loro cittadinanza. Se il genitore non ha il permesso di soggiorno che attesta il lungo periodo, la riforma fa sì che il figlio possa ugualmente accedere alla cittadinanza italiana se nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del 12° anno di età, laddove il bambino abbia frequentato regolarmente il sistema scolastico per almeno 5 anni. Dunque la richiesta di cittadinanza in questo caso sarebbe legata al possesso di alcuni requisiti educativi e di permanenza del minore sul nostro territorio. Questa norma è l’ultima del calendario perché si dubita di avere, a Palazzo Madama, i numeri per approvarla: il nostro gruppo è lì numericamente inferiore rispetto a quello della Camera, la gran parte dei centristi non sono d’accordo e, a differenza di quanto detto sul testamento biologico, non ci sono maggioranze trasversali all’orizzonte (di sicuro Lega, Movimento 5 Stelle e destre varie non ci daranno una mano). Dunque la riforma pare avere poche chance, al momento, di passare. E se non si intende far ricorso al voto di fiducia è per ragioni molto importanti: se il governo Gentiloni venisse sfiduciato, ci troveremmo di fronte a una situazione spinosa sul piano istituzionale. A breve si scioglieranno le Camere e a marzo, con ogni probabilità, si andrà al voto, in uno scenario, come sappiamo, molto complesso a causa della frammentazione del quadro politico, per la quale non è neppure detto che sarà semplice formare un nuovo Governo. Mettere il voto di fiducia su una legge per cui non ci sono i numeri, esporrebbe il governo Gentiloni alla possibilità di doversi dimettere subito dopo (proprio perché l’esito negativo di un voto di fiducia significa essere delegittimati da un Parlamento in carica), in un momento in cui è invece necessario che permanga un Esecutivo. Sia per il disbrigo delle pratiche ordinarie, quando il Parlamento sarà sciolto, sia per affrontare l’eventualità che ci voglia tempo, dopo il voto, per formare nuove maggioranze dunque per esprimere un nuovo Governo politicamente legittimato. Laddove Gentiloni non venisse sfiduciato, il suo Esecutivo resterebbe invece in carica per gestire gli affari correnti e il lavoro ordinario, che resta fondamentale anche in fase di campagna elettorale e fintanto che non si forma un nuovo Esecutivo (per dare attuazione a provvedimenti già varati, per esempio). È questa, in ultima istanza, la ragione per cui si sceglie di non forzare la situazione con un voto di fiducia, che non risolverebbe minimamente inoltre la questione sullo ius soli. Anzi, mettendo la fiducia rischieremmo  di ritrovarci con la legge sulla cittadinanza comunque non approvata e addirittura senza un Governo che traghetti il Paese al prossimo Esecutivo. Insomma con un Paese senza un Parlamento (a breve) e senza un Governo in carica. La maggioranza per approvare la norma è dunque più che mai da trovare a livello parlamentare, come si è fatto per altre norme sui diritti o su temi “sensibili”. La differenza è che l’argomento in questione divide le forze politiche in maniera più netta, scandalosamente, perché non è facendo un torto a centinaia di migliaia di bambini che si fa il bene del nostro Paese, col risultato che la legge è difesa solo dal Pd e dalle altre forze di sinistra.

A fronte di queste riflessioni, vorrei dire che noi deputati Pd continuiamo a chiedere che le forze politiche trovino in Senato le condizioni per approvare una legge giusta, civile, che fa sì che nessun bambino che vive qui ed è compagno di banco dei nostri figli abbia meno diritti (dunque sia discriminato) per l’origine della sua famiglia. Mi pare veramente una cosa di buon senso. Oltre che di sensibilità umana e di lungimiranza sociale: negando diritti a bambini o ragazzini non si crea una società migliore, più sicura, più solidale, ma il contrario. Chiediamo pertanto di verificare fino all’ultimo minuto utile se ci sono le condizioni parlamentari per approvare la norma. La riforma della cittadinanza è a mio avviso da perseguire ancora e il Pd si è impegnato a farlo fino in fondo, anche perché questa Legislatura è stata caratterizzata positivamente da una forte, addirittura inedita, iniziativa politica in tema di diritti delle persone. Io non metto ancora la parola “fine” su questo provvedimento e su questa vicenda. Che non è ancora conclusa.