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Il 4 dicembre la Camera ha discusso la relazione, già approvata dalla Commissione d’inchiesta competente, sui rapporti criminalità organizzata e contraffazione o abusivismo commerciale. La relazione evidenzia la crescita esponenziale della contraffazione (il 2,5% degli scambi mondiali è rappresentato da beni falsificati) e il passaggio da una dimensione locale e artigianale a una imprenditoriale su scala internazionale, in cui la criminalità organizzata (italiana e straniera) gioca un ruolo essenziale (con particolare riferimento alla camorra, alla ‘ndrangheta e ai clan cinesi). L’idea della piccola falsificazione al dettaglio, quasi fatta in casa, cui rimanda l’immaginario collettivo, è fuori tempo massimo rispetto a quanto accade realmente oggi: dietro ogni prodotto contraffatto, anche acquistato per strada, si cela spesso una rete criminale che pianifica l’intera filiera, dalla produzione alla commercializzazione. Con conseguenze devastanti non solo per le aziende, la concorrenza, l’evasione fiscale, ma anche e molto per le condizioni di sfruttamento dei lavoratori, per la salute dei cittadini (le merci contraffatte possono essere prodotte con materiali anche dannosi o tossici), per fenomeni come lo smaltimento illegale di rifiuti. I falsi riguardano sempre i settori “tradizionali”, come l’abbigliamento o le scarpe, ma sono oggi estesi a un numero molto più ampio di prodotti, come quello dell’agroalimentare, a partire dal comparto lattiero-caseario; in generale il nostro Paese è poi molto più esposto di altri al fenomeno, sia perché i nostri prodotti sono i più ammirati nel mondo per qualità, design e gusto, sia perché nel territorio italiano operano organizzazioni malavitose che vedono nelle nuove e pervasive forme di contraffazione un modo interessante di fare denaro. Sfruttando reti consolidate sia internazionali che territoriali, le organizzazioni criminali hanno trovato un crescente strumento di ricchezza, una via agevole per il riciclaggio di proventi da altre attività criminose e un ulteriore strumento di controllo del territorio. Da qui una serie di proposte che come Pd abbiamo avanzato per rafforzare il coordinamento dell’attività istituzionale (che per noi dovrebbe far capo alla Presidenza del Consiglio), di intelligence (con una più marcata integrazione e specializzazione delle forze dell’ordine e una condivisione reale delle banche dati), di iniziativa europea. Ma il solo contrasto delle forze dell’ordine non basta: occorre che ciascuno di noi, come cittadino responsabile e consumatore consapevole, sia pienamente informato e avvertito dei danni che produce questo fenomeno e del fatto che arricchisce mafie e terrorismo internazionale.