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A margine dell’illustrazione complessiva del Decreto fiscale, segnalo una norma particolarmente significativa: il Senato ha infatti accolto nel Dl un importante emendamento, che introduce il diritto all’equo compenso per tutti i professionisti, ordinistici e non. Tutti i professionisti, quindi, avranno diritto a un compenso minimo al di sotto del quale non sarà legale scendere e che deve essere “proporzionato alla qualità e quantità del lavoro”: il diritto scatta quando il committente è una banca, un’assicurazione, una grande azienda, la pubblica amministrazione. Questi committenti dovranno garantire un compenso giusto: per le professioni ordinistiche i riferimenti sono – a oggi – le “tabelle parametrali forensi” del 2014, mentre per quelle non ordinistiche bisognerà emettere appositi regolamenti. Si tratta di una vittoria che pone rimedio a storture che hanno indebolito un’intera classe di lavoratori, impoverendoli, e della messa a punto normativa e inequivocabile di un principio fondamentale, che ora deve essere applicato: quello che non si lavora per pochi euro a vantaggio di committenti forti e facendo danno ai professionisti più deboli (che spesso sono i più giovani e le donne). Si tratta infine di un risultato raggiunto dopo essere partiti con la legge 81/2017, ovvero la riforma del lavoro autonomo, che per la prima volta ha dato maggiori tutele a lavoratori che negli anni della crisi hanno sofferto di una perdita assai rilevante di potere contrattuale; in seguito le Commissioni competenti hanno proseguito ascoltando molti rappresentanti delle categorie, ordinistiche e non, rilevando le loro esigenze e in particolare la necessità di colmare lo squilibrio contrattuale con committenti importanti, che risultava critico in particolare, appunto, per donne e giovani. Ora sarà compito dei Ministeri aggiornare tutti i parametri di riferimento al fine di garantire realmente il principio dell’equo compenso che finalmente la legge ha sancito.