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Si tratta della legge quadro, che mancava, per una politica efficace sulle “due ruote”: i tracciati e gli interventi prioritari saranno inseriti in una sezione apposita del Piano generale dei trasporti

Dopo una lunga discussione nella Commissione di cui faccio parte, il 14 novembre la Camera ha approvato la legge quadro, che mancava, per la mobilità ciclistica e la realizzazione della rete nazionale delle ciclovie. Il provvedimento è la sintesi di vari progetti tesi a promuovere la mobilità sostenibile e l’uso della bici, redigere il Piano generale della mobilità ciclistica, incentivare forme di trasporto alternative all’automobile  nelle aree urbane e non. Tali obiettivi devono essere perseguiti “dallo Stato, dalle Regioni, dagli enti locali e dagli altri soggetti pubblici interessati, nell’ambito delle rispettive competenze e in conformità con la disciplina generale dei trasporti e del governo del territorio”. Dunque tutti i livelli sono chiamati a partecipare alla realizzazione di politiche più efficaci per la mobilità sostenibile, le due ruote e, così facendo, per il Paese. L’auspicio è che ora il Senato si adoperi per approvare in via definitiva la norma – passata alla Camera con una maggioranza schiacciante – anche in sede legislativa in Commissione se si ritiene che non ci sia più tempo per l’approdo in Aula.

Illustro intanto i contenuti: la legge per prima cosa definisce a livello normativo cosa sia una “ciclovia”, ovvero un itinerario dotato di protezioni, che consente il transito delle bici in entrambe le direzioni e che può diversificarsi attraverso vari criteri (il livello di sicurezza, il luogo in cui è posto, la densità di traffico motorizzato in prossimità, i limiti di velocità per le auto in prossimità). Ciclovia è una pista ciclabile in città o in una via verde in cui non è consentito il traffico motorizzato (greenway), un sentiero ciclabile in zone come parchi o aree protette, e ciclovie sono le piste per le bici in strade a basso traffico (ossia con una percorrenza motorizzata giornaliera inferiore a 500 veicoli al giorno) o senza traffico (con una percorrenza motorizzata giornaliera inferiore a 50 veicoli al giorno), ecc. Con “rete cicloviaria” si intende invece l’insieme delle ciclovie raccordate tra loro e percorribili senza soluzione di continuità. Definite generalmente le ciclovie e le reti di ciclovie, la legge stabilisce che, entro tre mesi dall’entrata in vigore, il Governo individui dettagliatamente con un regolamento le caratteristiche (in termini di percorribilità, sicurezza e soprattutto riconoscibilità) che devono possedere le “ciclovie di interesse nazionale”. Assieme, queste ciclovie formeranno la Rete ciclabile “Bicitalia”: la Rete di interesse nazionale, dunque i tracciati e i percorsi interconnessi tra loro e considerati prioritari per il nostro Paese, sarà poi inserita nel Piano generale per la mobilità ciclistica, di durata triennale, e parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica, redatto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sentiti i ministri dell’Ambiente e del Turismo, e previa intesa Stato-Regioni. Il Piano per la mobilità ciclistica (che diverrebbe con ciò parte fondamentale del documento principale del Ministero sulla pianificazione dell’intero sistema dei trasporti) dovrà poi essere articolato in due specifici settori di intervento, relativi allo sviluppo del trasporto in ambito urbano e a quello su percorrenze definite a livello regionale, nazionale ed europeo. In tal modo dovrà poi contenere: gli obiettivi, per ciascuno dei tre anni, di sviluppo della mobilità ciclistica su entrambi i settori di intervento; l’individuazione delle ciclovie di interesse nazionale che costituiscono la Rete Bicitalia; l’individuazione degli interventi per assicurare le connessioni della Rete nazionale con le altre modalità di trasporto (anche tramite la realizzazione di aree destinate all’accoglienza di bici nei parcheggi, nelle stazioni, negli scali fluviali e lacustri, nei porti e aeroporti, ecc); il quadro delle risorse finanziarie, pubbliche e private, per la mobilità ciclistica; l’indicazione degli interventi da realizzare per primi; gli indirizzi per il coordinamento con gli enti territoriali compresa l’individuazione degli atti amministrativi di natura regolamentare che dovranno essere adottati per conseguire gli obiettivi stabiliti. Il Piano generale per la mobilità ciclistica dovrà essere aggiornato annualmente: in occasione dell’aggiornamento la Rete delle ciclovie nazionali potrà essere integrata con nuovi tracciati individuati su proposta delle Regioni interessate e, più in generale, l’aggiornamento potrà servire a un coordinamento migliore tra pianificazione statale e regionale. Come è evidente, il “dialogo” tra i livelli sarà fondamentale e il funzionamento di questa legge-quadro passerà molto da tale raccordo.

La Rete ciclabile nazionale “Bicitalia” sarà una “rete infrastrutturale di interesse nazionale” integrata al sistema europeo Eurovelo (il progetto di rete ciclabile europea ideato e gestito dalla Federazione ciclistica europea e che consiste attualmente in un circuito di oltre 45mila km), si svilupperà – nel tempo – su 20mila km di itinerari ciclabili in tutto il Paese, sarà connessa con le altre reti infrastrutturali e le altre modalità di trasporto, con aree naturali o di interesse turistico, storico e culturale (la rilevanza turistica del provvedimento è, a mio parere, da non sottostimare). Per realizzarla si intendono utilizzare prioritariamente la viabilità minore esistente, recuperare a fini ciclabili strade dismesse (le strade arginali, per esempio), collegare con strade ciclabili comuni limitrofi e dare continuità e interconnessione alle reti ciclabili urbane. Nel Piano generale della mobilità ciclistica saranno stabilite le modalità di realizzazione e di gestione della Rete e gli oneri per gli aspetti di competenza statale. Si prevede che le Regioni provvedano, sentiti gli enti locali interessati, a predisporre i progetti necessari e di loro competenza per la realizzazione di Bicitalia, entro dodici mesi dall’approvazione del Piano generale della mobilità ciclistica. Oltre alla rete nazionale, come accennato, la legge approvata detta disposizioni anche per la predisposizione annuale – sempre in coerenza con il Piano ministeriale – dei piani regionali che dovranno definire: la rete ciclabile regionale; gli itinerari nelle zone rurali e nelle zone di interesse naturalistico; i sistemi di interscambio tra bici e altri mezzi di trasporto; le aree di sosta e servizi per ciclisti; interventi per favorire l’uso della bicicletta nelle città. I piani regionali devono essere approvati dalle Giunte e inviati entro 10 giorni dall’approvazione al Ministero. Ugualmente anche i Comuni devono definire i propri piani urbani per la mobilità ciclistica: ogni livello, insomma, deve fare la propria parte, coordinandosi con le linee guida generali. Per garantire tutti questi obiettivi sarà istituita, presso il ministero dei Trasporti, la Direzione generale per la mobilità ciclistica. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, la legge di Bilancio 2017 ha stanziato 83 milioni di euro fino alla fine del 2019 dedicati allo sviluppo delle ciclovie turistiche nazionali (dal 2020 i fondi si stabilizzeranno a 40 milioni l’anno) ma soprattutto nel bilancio dello Stato ci sono circa 3 miliardi di euro l’anno, fino al 2032, per lo sviluppo infrastrutturale del Paese (tra le voci ci sono sia la mobilità sostenibile che la sicurezza stradale) che serviranno – tra le altre cose – anche agli oneri relativi alla realizzazione di questi interventi. Potranno essere destinate all’attuazione della legge anche risorse tratte dai Fondi strutturali Ue, nonché risorse individuate dalle Regioni e dagli enti locali a valere sui propri bilanci. La discussione ora passa al Senato, che spero affronti una misura utile a raggiungere standard migliori anche per il nostro ambiente (di cui ho scritto a lungo nella scorsa newsletter illustrando la Strategia energetica nazionale).