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L’8 novembre la Camera ha approvato alcune mozioni sulla violenza contro le donne e tra queste quella del Partito democratico. I dati delle molestie, degli abusi, fino ai femminicidi (1.740 casi negli ultimi 10 anni) sono allarmanti sebbene (ed è tristemente giusto ricordarlo) non parlino di un fenomeno italiano, ma internazionale cioè di un problema strutturale che chiama in causa le modalità più profonde di relazione tra gli uomini e le donne nella società contemporanea. Le statistiche italiane ci dicono, in particolare, che le forme più gravi di violenza sono nel nostro Paese compiute da persone conosciute (partner, ex partener, parenti) nel 62,7% dei casi. A fronte di queste evidenze, per contrastare la violenza sulle donne sono necessarie misure organiche e coordinate, su diversi piani e in sinergia tra loro: dall’educazione alla prevenzione, fino alla doverosa repressione, ma anche un giusto accesso al mondo del lavoro e un equo trattamento salariale tra i generi. La nostra Legislatura ha portato avanti alcuni impegni sulla materia, in primo luogo ratificando la Convenzione di Istanbul del 2011, che rappresenta lo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla discriminazione di genere; in seguito abbiamo definito un Piano contro la violenza verso le donne, adottato due anni fa, ossia un documento programmatico che delinea specifiche azioni (inserimento lavorativo delle donne vittime, formazione per coloro che prestano assistenza e soccorso alle persone coinvolte in abusi, ecc.) e relativi stanziamenti. Nella legge di Bilancio dello scorso anno, inoltre, si è deciso un incremento di 5 milioni di euro annui destinati ai centri antiviolenza e alle case rifugio, cui sono stati poi aggiunti ulteriori 12 milioni; dal punto di vista repressivo, i maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale e lo stalking sono stati invece inseriti tra quelli che hanno priorità nella trattazione d’udienza e per i quali è esteso il patrocinio gratuito. Sono stati anche avviati progetti di recupero degli uomini maltrattanti, utili per prevenire recidive, mentre 5 milioni di euro sono stati erogati per finanziare progetti di educazione alla parità di genere nelle scuole. Alcune cose insomma sono state fatte, ma siamo ben consapevoli che la strada è lunga, pertanto con la mozione abbiamo chiesto al Governo ulteriori impegni. Tra questi una più efficace comunicazione istituzionale dedicata a rendere noti strumenti, diritti e tutele oggi esistenti per le donne vittime di violenza, perché la protezione delle persone passa anche molto attraverso un tempestivo intervento dunque attraverso la conoscenza dei servizi e delle strutture specializzate cui rivolgersi. Ugualmente occorre mettere meglio in rete il complesso sistema di servizi e predisporre protocolli e linee guida che rendano omogenea su tutto il territorio nazionale l’azione di sostegno, oggi spesso diversificata. Si chiede poi di escludere il reato di stalking da ogni forma di giustizia riparativa, di approvare in via definitiva la legge a tutela degli orfani di femminicidio e crimini domestici ferma al Senato da mesi, di prevedere più iniziative nelle scuole legate alla parità di genere. Perché l’educazione è la base per uno sviluppo emotivo e cognitivo che non preveda in alcun modo la discriminazione tra i sessi.