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Il 7 novembre il ministro del Lavoro Poletti ha illustrato, assieme al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e ad altri rappresentanti dell’Arma, i risultati ottenuti durante la campagna “Estate sicura per il contrasto al caporalato”, la prima dopo l’entrata in vigore della legge contro questa piaga indegna e raccapricciante, da affrontare e debellare come la normativa che abbiamo approvato un anno fa intende fare. I Carabinieri hanno innanzitutto rilevato che proprio la recente modifica legislativa – che ha riscritto l’articolo 603 bis del Codice penale per rendere più chiaro e individuabile il reato – abbia consentito di poter intervenire con maggior successo contro lo sfruttamento dei lavoratori. Tra il 1° maggio e la fine di settembre sono state così verificate oltre 250mila posizioni lavorative di cui il 22% in nero e totalmente sconosciute allo Stato, mentre un altro 10% presentava a vario titolo irregolarità. Dunque oltre il 30% delle situazioni lavorative era o totalmente sommersa o non regolare (le cifre sono simili sia per i lavoratori italiani che per gli stranieri); i Carabinieri hanno poi accertato truffe da oltre 7 milioni e mezzo di euro ai danni di Inps e Inail e denunciato, per questo, 260 persone. Per quanto riguarda lo sfruttamento vero e proprio, ossia il caporalato, sono state denunciate 48 persone, 13 delle quali sono state arrestate perché responsabili di aver indebitamente impiegato complessivamente 203 persone. Per raggiungere questi risultati, oltre all’importante lavoro svolto dai Carabinieri, è stato fondamentale il  contributo degli Ispettorati del lavoro: ora auspichiamo che si prosegua con verifiche sempre più capillari e soprattutto che la legge abbia, nel tempo, assieme all’effetto repressivo che ovviamente si propone di avere, un aspetto sempre più preventivo e dissuasivo circa questi disumani comportamenti.