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Si tratta del riordino normativo di un settore importante per la nostra cultura, visto che comprende la musica lirico-sinfonica, il teatro e la danza. Il finanziamento statale cresce di 22 milioni di euro

L’8 novembre la Camera ha approvato in via definitiva la legge, già discussa dal Senato, che detta disposizioni per lo spettacolo dal vivo e delega il Governo al riordino normativo della materia. Per spettacolo dal vivo si intendono opera lirica, teatro, musica, danza, i carnevali e le rievocazioni storiche, il circo e lo spettacolo viaggiante: assieme rappresentano un comparto importante della tradizione culturale italiana, ampiamente riconosciuto nel mondo, e in cui lavorano centinaia di migliaia di persone. La nuova legge intende sostenere maggiormente e meglio questi settori realizzando un Codice, ovvero un Testo unico organico, atteso da decenni e sollecitato oggi dal ministro Franceschini che, in questa Legislatura, ha messo a segno quindi tre importanti provvedimenti di revisione normativa: nel 2014 per i beni culturali e il turismo, poi per il settore cinema e ora per lo spettacolo dal vivo. Ricordo che le attività dal vivo sono finanziate, per quanto riguarda la parte pubblica in carico allo Stato, dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus): la legge cinema approvata un anno fa ha infatti “tolto” la settima arte dal Fus (ora l’audiovisivo gode di un proprio canale di finanziamento), che d’ora in poi si suddividerà tra risorse destinate alle Fondazioni lirico-sinfoniche (180 milioni l’anno) e tutte le altre forme di spettacolo dal vivo (230 milioni l’anno), e che dal 2020 crescerà di 22 milioni di euro.

Il concetto di base, fondamentale e a mio avviso sacrosanto, da cui muove la normativa è che l’intervento pubblico a sostegno dello spettacolo sia un modo di promuovere la cultura, l’arte, ma anche di favorire la partecipazione delle persone in attività costruttive e positive, nonché di sostenere le peculiarità della nostra tradizione innovandole e promuovendole. Dunque l’intervento pubblico a sostegno della cultura serve anche indirettamente a supportare non solo l’intera filiera artistico-espressiva, ma anche quella educativa e persino la promozione turistica. Tra le misure sottolineo infatti: l’attivazione di un tavolo programmatico tra ministero dei Beni e delle attività culturali e l’Ente nazionale per il turismo, al fine di inserire le attività di spettacolo nei percorsi turistici nazionali; la promozione delle pratiche dello spettacolo attraverso le scuole e gli enti di formazione, anche con finalità di inclusione attiva e di integrazione. Questa legge intende infatti favorire maggiormente la fruizione delle arti sceniche fin dall’infanzia, la diffusione dell’offerta in tutto il Paese, lo sviluppo di circuiti regionali di distribuzione, promozione e formazione; ugualmente la legge intende promuovere la conoscenza dello spettacolo italiano all’estero con processi di internazionalizzazione come le coproduzioni o il partenariato culturale con particolare attenzione ai giovani artisti. Per realizzare queste finalità, si delega il Governo a disciplinare nei dettagli la materia attraverso il nuovo Codice che riordini le leggi attualmente in vigore e diventi un Testo unico di riferimento certo per queste attività. Per quanto riguarda la ripartizione dei fondi statali alle fondazioni lirico sinfoniche si terranno conto di nuovi parametri, quali: l’importanza di assicurare ampia fruizione alle attività svolte; la realizzazione di coproduzioni internazionali e nazionali (dunque la promozione di sinergie); il rafforzamento della responsabilità della gestione economico-finanziaria delle fondazioni; la promozione e la diffusione delle cultura lirica con particolare riguardo alle aree disagiate. Per quanto riguarda invece teatro, musica, danza, spettacoli viaggianti, attività circensi, carnevali e rievocazioni storiche, verranno ridefiniti i requisiti dei soggetti titolati a presentare domanda per ciascuno dei settori. Le regole tecniche del riparto del Fus avverranno poi sulla base di un esame comparativo di programmi e attività pluriennali presentati dagli enti, che devono essere corredati dai programmi per ciascuna annualità; verranno erogati contributi per manifestazioni e spettacoli all’estero e ci sarà un finanziamento selettivo per i progetti dei giovani fino ai 35 anni (con una dotazione di 4,5 milioni di euro). I decreti attuativi terranno inoltre conto di misure per favorire la mobilità artistica e la circolazione delle opere a livello europeo e saranno attivati piani straordinari, di durata pluriennale, per la ristrutturazione e l’aggiornamento tecnologico di teatri, strutture e spazi destinati allo spettacolo (con particolare riferimento ai Comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti e con uno stanziamento ad hoc per le zone colpite dal sisma nel 2016). Ulteriori principi e criteri specifici saranno: l’ottimizzazione dell’organizzazione dei diversi settori nei territori, anche favorendo l’intervento di altri soggetti pubblici e dei privati e sostenendo la capacità di operare in rete; il riconoscimento dell’associazionismo e del Terzo settore nell’ambito della promozione delle attività di spettacolo. Tra le cose che oggi mancano, si vuol dar sostegno alle attività musicali popolari contemporanee definendo la materia e individuando le figure che afferiscono alla produzione e all’organizzazione della musica popolare; si prevede poi la revisione della normativa relativa al settore della danza con l’individuazione di criteri e requisiti per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, tramite la definizione di percorsi professionalizzanti validi e uniformi su tutto il territorio nazionale. In tutto ciò, la norma riconosce anche le pratiche artistiche a carattere amatoriale, inclusi i complessi bandistici o il teatro di figura, le attività dei centri di sperimentazione e ricerca, di documentazione e formazione nelle arti dello spettacolo.

La legge istituisce il Consiglio superiore dello spettacolo, con compiti di consulenza e supporto nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche di settore, ovvero una sorta di cabina di regia operativa per le strategie politico-culturali del Mibact. Il Consiglio resta in carica 3 anni ed è composto da 15 membri, di cui 4 scelti dal Ministro competente nell’ambito di una rosa di nomi proposta dalle associazioni di categoria e dagli enti del Terzo settore maggiormente rappresentativi dello spettacolo dal vivo (gli altri 11 saranno personalità riconosciute con capacità anche in ambito giuridico, amministrativo e gestionale); a tutti i componenti spetta il solo rimborso delle spese sostenute per le sedute; il Presidente è scelto dal Ministro. Si incrementa, anche a fronte dei nuovi obiettivi individuati dalla legge, la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo, che nei prossimi 2 anni avrà 11 milioni in più rispetto a oggi, per entrare a regime nel 2020 con 22 milioni di euro in più. Un articolo della legge aggiorna anche la norma 106/2014 per estendere l’art bonus (ossia il credito di imposta al 65% su donazioni private finalizzate al recupero o al restauro dei beni culturali, introdotto appunto dalla legge Franceschini sui beni culturali e il turismo del 2014) anche alla produzione musicale delle opere di artisti emergenti, ai teatri nazionali o di rilevante interesse culturale, ai festival, ai centri di produzione teatrale o di danza (l’art bonus era già previsto, sin dal testo di legge del 2014, per le fondazioni lirico-sinfoniche) Il 3% del Fus verrà destinato alla promozione di programmi di educazione, nei settori dello spettacolo, nelle scuole di ogni ordine e grado. Infine, si sancisce che dovranno essere definite le modalità di collaborazione tra Stato ed enti locali per l’individuazione di immobili pubblici inutilizzati o in stato di abbandono o di beni confiscati alle mafie e alla criminalità da concedere per le attività di spettacolo svolte in maniera professionale. Anche se non ne scrivo spesso, non essendo la materia che seguo da vicino, questa Legislatura si è occupata molto del riordino del comparto artistico e culturale: mi pare una cosa molto positiva.