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Il 2 novembre il consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare (ora il testo viene inviato alle Camere per i pareri), il decreto legislativo che detta nuove regole sulle intercettazioni in attuazione della legge delega sulla riforma penale approvata in via definitiva l’estate scorsa. Il testo del Ministro Orlando vuole garantire un giusto equilibrio tra il diritto all’informazione e la tutela della privacy: se finora c’è stata la possibilità di pubblicare qualunque conversazione, ancorché irrilevante ai fini delle indagini e della corretta informazione (finendo di fatto col violare la riservatezza di soggetti terzi, privi di qualsivoglia coinvolgimento nelle inchieste), era anche perché tutto ciò che gli inquirenti intercettavano finiva trascritto in brogliacci o documenti processuali. Su questo, innanzitutto, si volta pagina: gli ufficiali della polizia giudiziaria, su mandato del Pm, potranno intercettare come sempre qualunque conversazione, ma a differenza di prima non potranno trascrivere se non le notizie utili o afferenti all’inchiesta. Tutte le intercettazioni inutilizzabili, perché contenenti solo dati sensibili o personali di nessun interesse penale, non troveranno accesso nei verbali delle operazioni, dunque non potranno neppure finire sui giornali. Il Procuratore generale diventa responsabile della segretezza dell’archivio riservato alle intercettazioni, mentre il Pubblico ministero deve garantire la riservatezza della documentazione: il Pm è tenuto a elencare le conversazioni ritenute utili nella prospettiva dell’accusa, selezionando fin da subito il materiale importante ai fini di prova e dando avviso immediato ai difensori delle parti della facoltà di esaminare gli atti; il materiale registrato ma irrilevante è ascoltabile ma non trascrivibile neppure dai difensori né dal giudice. La riforma semplifica invece l’impiego delle intercettazioni nei reati più gravi contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali, per rendere più efficace il contrasto alla corruzione. Il decreto attuativo introduce poi un reato, quello di diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente, punito fino a 4 anni, e che riguarda chi, al fine di recare danno alla reputazione altrui, diffonda con qualsiasi mezzo riprese audio o video, captate senza autorizzazione, di incontri privati; la punibilità non vale se il motivo della diffusione afferisce al diritto di cronaca o è utile a fini giudiziari. Tutelando insomma il diritto all’informazione sancito dalla Costituzione, il decreto legislativo del ministro Orlando cerca di rispettare maggiormente le persone che nulla c’entrano con le indagini in corso, punendo inoltre chi effettua registrazioni prive di interesse informativo senza renderlo noto preventivamente.