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Il 17 ottobre l’Aula della Camera ha deciso di rinviare in commissione Giustizia il dibattuto Ddl sull’abusivismo edilizio e l’abbattimento delle costruzioni: sul provvedimento, presentato da Forza Italia, anche il Pd aveva messo mano, cercando un equilibrio, tanto che il testo era stato dapprima approvato in Senato, poi modificato e approvato dalla Camera, poi nuovamente modificato e riapprovato in Senato e poi tornato, appunto, a Montecitorio. Che però, alla fine, ha optato dopo tanto tormento per il ritorno del testo in Commissione, dunque per non dargli il via libera. Il Ddl puntava infatti a modificare metodo e criteri con cui vengono decisi gli abbattimenti delle costruzioni abusive, stabilendo che le case abitate dovessero essere demolite per ultime. Il cosiddetto “abusivismo di necessità” avrebbe fatto sì che, chi aveva costruito senza permessi ma avesse vissuto nella propria casa abusiva, sarebbe scivolato in fondo alla lista delle priorità della Procura territoriale. Col risultato di poter legittimamente sperare di restare nella casa abusiva per anni e anni. Il principio su cui era interessante lavorare normativamente era quello di tutelare, in talune e molto determinate situazioni, l’abitante della costruzione non a norma; ma questo principio rischiava, una volta formulato, di fornire un alibi vero e proprio contro la demolizione di un edificio abusivo. Che la cosa fosse ambigua, è stato evidente anche dalle reazioni scomposte di alcune delegazioni di cittadini (provenienti dalla Regioni più interessate al fenomeno) presenti a Montecitorio durante la discussione che ha sancito il rinvio del Ddl: dopo grida irricevibili, è stata sospesa la seduta e sgombrata l’Aula. Il provvedimento è dunque approdato a un binario morto ma alcune intenzioni – come una certa tutela per cittadini davvero vulnerabili e la creazione del fondo nazionale per le demolizioni – vanno preservate per un’altra formulazione. Sarebbe stato però sbagliato introdurre il principio generale che, se ho bisogno di una casa, posso restare comunque in quella che magari ho abusivamente costruito: un messaggio di accondiscendenza deleterio. Il segnale da mandare è invece opposto: tolleranza zero per l’abusivismo edilizio, migliori politiche per le emergenze abitative.