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Si tratta dell’attesa revisione normativa che risolverà i contenziosi creati dalla direttiva europea Bolkestein, tutelando con nuove regole gli operatori che hanno valorizzato i territori costieri

Il 26 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura il Disegno di legge che delega il Governo alla necessaria – e da me più volte sollecitata anche con risoluzioni e atti in Commissione – revisione della normativa sulle concessioni demaniali marittime, fluviali e lacustri a uso turistico-ricreativo, tenendo conto della legislazione europea in materia ma risolvendo le criticità che essa comporta. È una legge molto attesa dagli operatori balneari del nostro territorio, così come dei territori costieri (direi che in Italia non sono pochi), e auspico venga approvata dal Senato prima della fine della Legislatura: sarebbe assurdo lasciare privo di riordino normativo un comparto così importante per il turismo, e dunque l’economia italiana, ritenuto urgente da anni.

La disciplina delle concessioni demaniali marittime risulta in particolare molto complessa a causa dei numerosi interventi che si sono succeduti negli anni in assenza di una nuova disciplina generale; questi interventi si sono inoltre intrecciati – talvolta ne sono stati conseguenza diretta – con la normativa Ue (e le successive procedure di contenzioso aperte in sede europea) che riguarda essenzialmente i profili della durata e del rinnovo automatico delle concessioni, nonché la legittimità della clausola di preferenza per il concessionario uscente che è stata abrogata. La direttiva Bolkestein del 2006, sulla concorrenza e la libera circolazione dei servizi, ha infatti modificato il quadro sulla durata delle licenze dei beni pubblici, come gli spazi del demanio marittimo appunto, e sulle procedure di selezione dei candidati. Finalità della Bolkestein sarebbe garantire imparzialità e trasparenza, senza procedure di rinnovo automatico o vantaggi per i precedenti gestori, ma la verità è che una regola di questo genere non può essere ugualmente applicata in tutti i settori né in tutti i Paesi membri allo stesso modo: ci sono Stati con pochi chilometri di coste o con coste scarsamente balneabili e soprattutto prive di strutture ricettive, e poi ci sono Stati come il nostro, o altri del Mediterraneo, in cui gli imprenditori del mare impegnano risorse, tempo, mezzi, investimenti, per valorizzare i beni demaniali stessi, dunque necessitano di garanzie per un ritorno economico giusto ed equo. Non si possono insomma equiparare l’impatto economico e gli investimenti privati della riviera romagnola (o quella pugliese) a quelli della costa tedesca del Mare del Nord. La direttiva, in ogni caso, prevedeva che gli Stati membri – nello stabilire nuove regole conseguenti – potessero tener conto anche di peculiari obiettivi di interesse generale: a tal fine il governo Monti era intervenuto prorogando le concessioni demaniali in essere fino alla fine del 2020 ma senza un riordino organico della materia. Sulle proroghe automatiche, però, la Corte di giustizia dell’Ue si è pronunciata negativamente lo scorso anno, sollecitando una riforma complessiva e non una semplice estensione della situazione in essere. Ci siamo arrivati. Ma, appunto, per essere veramente operativa la legge deve essere approvata anche dal Senato altrimenti saremo ancora punto e a capo.

La legge approvata da Montecitorio è una delega, da esercitare entro sei mesi, e contiene come tutte le leggi deleghe i principi e i criteri direttivi entro cui si deve muovere l’azione del Governo. Tra i principi generali ci sono ovviamente il rispetto della concorrenza e della sostenibilità ambientale, ma pure il principio del “legittimo affidamento” e la garanzia dell’esercizio e dello sviluppo delle attività imprenditoriali che si concretizzano nel riconoscimento e nella tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale dell’impresa. Dunque in maggiori strumenti per chi, operando da tempo su un territorio, deve vedersi riconosciuto un valore aggiunto.  Importante sarà, al fine di sostenere gli imprenditori che magari hanno lavorato decenni in un’area, definire i concetti di “facile” e “difficile” rimozione dei beni realizzati dagli operatori, che potranno essere dirimenti per supportare chi ha fatto investimenti di rilievo. Le procedure di selezione dei concessionari dovranno tener conto anche della valorizzazione delle diverse peculiarità territoriali e delle forme di gestione integrata dei beni e delle attività aziendali, della salvaguardia dei livelli occupazionali, della professionalità acquisita degli operatori che si presentano – sia in qualità di concessionario che di gestore – nonché prevedere criteri premianti per le strutture a basso impatto ambientale e per quelle che offrono servizi ulteriori (rispetto a quelli già previsti dalle leggi) in favore delle persone disabili. Nei decreti delegati il Governo dovrà stabilire i limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, entro i quali le Regioni fissano poi la durata esatta delle stesse, in modo da assicurare un uso rispondente all’interesse pubblico; le Regioni possono poi disporre il numero massimo di concessioni in capo a un unico operatore economico, tale da garantire pluralità e differenziazione dell’offerta nel territorio di riferimento. In tutto ciò, la legge prevede un adeguato periodo transitorio per l’applicazione della nuova disciplina alle concessioni in essere, ferme restando le previsioni ugualmente in essere dei rapporti contrattuali in corso tra concessionari e gestori. Durante questo periodo andranno regolamentati gli atti di pianificazione territoriale e le relative programmazioni negoziate, stipulati – ai fini del miglioramento dell’offerta turistica e della riqualificazione demaniale – tra le amministrazioni competenti e le associazioni più rappresentative delle imprese del settore. Verranno poi rideterminati i canoni concessori di affitto, con l’applicazione di nuovi valori tabellari che terranno conto della tipologia dei beni oggetto di concessione tramite una classificazione in relazione alla valenza turistica: la norma prevede l’applicazione di un canone più elevato ai beni demaniali di maggior valore con l’attribuzione di una quota in favore della Regione di riferimento (e anche dei Comuni) in ragione dei costi sostenuti per la gestione amministrativa del demanio marittimo, da destinare al sostegno delle attività del settore turistico-ricreativo. Si dovranno rendere pubblici, tramite siti internet dell’amministrazione competente, i dati concernenti l’oggetto delle concessioni e i relativi canoni. Per quanto riguarda le strutture ricettive per la nautica da diporto è fissata una diversa durata a seconda del tipo di attività svolta (in ogni caso si tratta di una durata pluridecennale, perché un porto turistico è un’attività estremamente impattante economicamente per chi la realizza) e, in conformità con i principi stabiliti dall’Ue, in correlazione al piano economico-finanziario degli investimenti.