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Ribadite le misure per agevolare i processi produttivi 4.0 e prorogati i bonus per la riqualificazione energetica e antisismica, occorre ora riflettere sull’innalzamento automatico dell’età pensionabile

Il testo della legge di Bilancio 2018 è pervenuto al Senato: ora deve essere discusso, poi verranno apportati gli emendamenti e poi approderà in Aula. Solo dopo la prima lettura di Palazzo Madama, ovviamente, la manovra verrà inviata a Montecitorio. La legge di Bilancio è un provvedimento da 20 miliardi, la cui copertura deriva per 11 miliardi dallo sforamento delle previsioni sul deficit (dunque da maggiori margini di spesa concertati con l’Ue) e per il resto da maggiori entrate – date dalla lotta all’evasione e da nuove misure fiscali come la fatturazione elettronica e da una nuova rottamazione delle cartelle pendenti – e da tagli di spesa pubblica, soprattutto ministeriale. Queste risorse serviranno a una manovra più snella rispetto a quelle degli scorsi anni, ma che ribadisce alcune misure e ne rimodula altre.

Sono confermati gli sgravi destinati all’assunzione a tempo indeterminato dei giovani: dal primo gennaio 2018 è previsto uno sconto contributivo del 50% per i contratti stabili attivati fin dal novembre di quest’anno e destinato alle persone fino ai 35 anni. Il tetto annuo è di 3mila euro a persona e la durata del beneficio è triennale. La misura è rafforzata per quanto riguarda il Sud, dove si prevede un esonero del 100% per le imprese che assumano giovani disoccupati o gli iscritti al programma Garanzia giovani. Nel 2019, a livello nazionale, il trattamento (cioè lo sgravio contributivo del 50% per massimo 3mila euro a carico dello Stato) varrà invece per i giovani fino a 29 anni. Nel provvedimento c’è anche una giusta clausola anti-licenziamenti: le imprese potranno godere di questo taglio del costo del lavoro solo se non hanno licenziato, nei sei mesi precedenti la richiesta, nessun lavoratore nella stessa unità produttiva. La legge di Bilancio stanzia poi quasi 3 miliardi di euro per il necessario rinnovo del contratto del pubblico impiego (fermo da otto anni): tali risorse serviranno per riconoscere un aumento medio di 85 euro agli statali e a far sì che questo aumento non cancelli il bonus da 80 euro. Per quanto riguarda l’università, la manovra prevede l’assunzione (anche tramite stabilizzazioni) di 1.600 ricercatori tra atenei e centri di ricerca, mentre sarà introdotta la frequenza biennale anziché triennale per gli scatti di anzianità dei docenti universitari; per quanto riguarda le scuole, le buste paga dei presidi saranno allineate a quelle dei dirigenti statali, aumentando dunque i compensi. Come scrivevo un mese fa, viene confermato il pacchetto di misure per Industria 4.0 con alcune piccole modifiche e una novità. Sono infatti confermati gli ammortamenti per i beni strumentali, che però – dalle cifre rese note – dal 140% di sconto fiscale passerebbero al 130%, mentre non cambierebbe il super-ammortamento al 250% per i beni che abbiano a che fare con l’ammodernamento digitale delle aziende. La legge introduce poi il nuovo credito di imposta al 40% per le spese, sostenute dalle imprese, legate ai corsi di formazione dei lavoratori concertati da accordi sindacali, al fine di incentivare la creazione delle giuste competenze per i nuovi processi produttivi.

Un pacchetto di misure riguarda ancora una volta le proroghe di alcuni bonus relativi all’edilizia e alla casa. Fino a tutto l’anno prossimo resta infatti la detrazione al 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia, e soprattutto restano fino alla fine del 2021 le ingenti detrazioni fiscali (fino all’85%) per le ristrutturazioni di unità abitative e di unità produttive che coinvolgano la messa in sicurezza antisismica degli edifici. Le detrazioni sono “crescenti” a seconda del tipo di lavoro, per esempio se c’è il passaggio a una classe inferiore di rischio la detrazione è al 70%, mentre se i lavori determinano la riduzione di 2 classi di rischio arriva all’80%. Sempre fino a tutto il 2021, agli interventi di riduzione del rischio sismico effettuati sulle parti comuni dei condomini e dell’intero edificio spetta un sismabonus del 75% se il passaggio è di una classe inferiore, e all’85% se il passaggio è di due classi. Ugualmente viene confermato l’ecobonus, per alcuni beni (come le finestre con i doppi vetri o le caldaie a condensazione) con detrazione del 50% e al 65% se si tratta di una complessiva riqualificazione energetica (sia delle singole unità abitative che delle parti comuni degli edifici condominiali). Confermato ugualmente il “bonus mobili” ed elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (fino a un massimo di 5mila euro per contribuente), mentre una novità è l’introduzione del “bonus verde” con detrazioni al 36% per le spese destinate ai giardini e ai terrazzi, ossia alle aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari o condominiali: per fare un esempio, se si recupera del verde o si fa un nuovo impianto di irrigazione lo Stato restituirà parte della spesa. Ispirato all’art bonus, ossia il credito di imposta introdotto dalla legge Franceschini sui beni culturali nel 2014, è il nuovo meccanismo destinato ai privati che vogliano donare almeno 20mila euro per la ristrutturazione o la riqualificazione di un impianto sportivo pubblico (anche se in concessione a un privato): i donatori riceveranno indietro dallo Stato massimo 10mila euro ripartiti in tre annualità fiscali. Rinnovato il bonus cultura da 500 euro per chi compie 18 anni nel 2018, confermata la cedolare secca al 10% per le case date in affitto a  canone concordato, vengono reintrodotte le detrazioni (che esistevano fino al 2011) per gli abbonamenti ai mezzi pubblici quali treni locali e autobus, per un ammontare del 19% della spesa.

La legge, così come varata dal Governo, contiene correttivi minimi sul settore pensionistico, ma non cambiamenti significativi: non viene toccato, per esempio, l’innalzamento automatico dell’età pensionabile che nel 2019 porterà i lavoratori ad andare in pensione a 67 anni. Il vicesegretario del Pd, ovvero il Ministro Martina, ha però affermato che le norme – volute dal governo Berlusconi e poi modificate dal governo Monti – sull’aumento automatico vanno riviste prevedendo intanto il rinvio dell’entrata in vigore del meccanismo. Dopo la sua dichiarazione, molti esponenti democratici sono intervenuti ribadendo questa intenzione: concordo, e credo che possiamo intervenire o in questo dispositivo o rapidamente con una misura dedicata. Intanto bisogna iniziare a discuterne, a partire dal provvedimento in questione che invece, come annunciato dal Ministro Poletti settimane fa, prevede che le lavoratrici mamme abbiano uno sconto sui contributi necessari per ottenere l’Ape sociale in base al numero dei figli (uno sconto di 6 mesi di contributi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni ovvero di 4 figli). L’Ape sociale, che viene quindi confermato, è poi esteso a più categorie di lavoratori, comprendendo per esempio tutti i disoccupati che, avendo i requisiti di età per richiederla, abbiano cessato il lavoro dopo un contratto a termine e a patto che abbiano accumulato almeno 18 mesi di lavoro negli ultimi 3 anni. 300 milioni in più rispetto al 2017 sono destinati invece al Reddito di inclusione, che dunque sarà erogato a più unità famigliari. Va detto, però, che le risorse destinate al contrasto della povertà non sono particolarmente incisive. Del resto, come scritto già nell’ultima newsletter, la maggior parte delle risorse della legge di Bilancio sono utilizzate per sterilizzare gli aumenti dell’Iva, dunque per non far crescere la pressione fiscale. Vengono congelati anche i tributi locali (anche per il prossimo anno i Comuni e le Regioni non potranno aumentare le addizionali e le tasse di loro competenza), ma ai Comuni vengono garantiti più margini di spesa e risorse per la riqualificazione delle periferie. Da ultimo segnalo che, assieme alla legge di Bilancio, il Governo ha presentato un Decreto fiscale (che contiene le misure di reperimento delle risorse), in cui è stata inserita un’importante novità per i settori strategici del Paese, al fine di difenderli da “scalate” straniere ostili. Si tratta di settori, come le telecomunicazioni, ad alta intensità tecnologica ma anche molto delicati per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico. La norma prende spunto, in particolare, dalla scalata francese a Telecom, che è un’infrastruttura e al tempo stesso un sistema che veicola dati sensibili, ma la norma riguarda anche le aziende che si muovono nel settore della tecnologica nucleare, spaziale, nell’intelligenza artificiale, nell’infrastruttura finanziaria. Si sancisce, in buona sostanza, che superata una certa soglia di acquisizione di una società quotata (al 10%, 20% o 25%) siano richiesti via via chiarimenti, intenzioni e obiettivi pianificati dall’acquirente. La dichiarazione, sotto responsabilità diretta di chi intende acquisire, deve illustrare le mosse successive e spiegare se è volta a influenzare la gestione. La dichiarazione, da inviare alla Consob, può essere considerata “ostile” e di conseguenza l’acquisizione può essere monitorata o fermata. In caso di mancato invio del documento è prevista una sanzione non inferiore all’1% del fatturato dell’impresa coinvolta.

Questi sono i contenuti principali del testo arrivato al Senato, quindi non del testo che approveremo in via definitiva: ora bisogna vedere quali emendamenti saranno presentati e votati e se a Palazzo Madama non verranno toccate o limate le misure che ho esposto. Solo dopo la legge di Bilancio passerà all’esame della Camera.