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Il 3 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva la legge che vieta alle banche, o agli altri soggetti operanti nel settore del credito, il finanziamento alle imprese che producono mine antiuomo e bombe a grappolo, costituite in qualsiasi forma giuridica e aventi sede in Italia o all’estero. Queste armi sono state messe al bando da trattati internazionali e convenzioni dell’Onu, ma continuano a essere prodotte, e quel che è peggio usate, anche perché non tutti i Paesi hanno aderito ai trattati contro questi ordigni e proseguono dunque nel fabbricarli e commerciarli (tra questi ci sono gli Usa, Israele, la Russia, la Cina, l’India, la Corea del Nord). La legge vieta anche il finanziamento a società controllate o collegate a tali imprese, che svolgano attività di costruzione, stoccaggio, distribuzione, trasporto, di tali munizioni o parte di esse. Tutte le aziende interessate dalla legge non possono inoltre partecipare a bandi o programmi di finanziamento pubblico e si vieta anche alle fondazioni e ai fondi pensione di investire il proprio patrimonio in queste attività. La legge individua, in relazione ai divieti introdotti, i compiti delle Autorità di vigilanza che deve emanare apposite istruzioni per l’esercizio di controlli rafforzati sull’operato degli intermediatori finanziari; in concomitanza va istituito l’elenco di tutte le società operanti nei settori delle mine antiuomo e delle munizioni a grappolo, da aggiornare annualmente. La norma infine disciplina le sanzioni comminate agli intermediari finanziari e alle banche che non osservino il divieto e che potranno essere puniti perciò da una sanzione amministrativa che parte da 150mila euro e arriva fino a 1 milione e mezzo di euro.