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L’11 ottobre il Senato ha approvato in via definitiva il Ddl, votato dalla Camera a inizio febbraio, che riforma il diritto fallimentare delegando il Governo a rivedere la disciplina delle crisi di impresa. La norma rivede organicamente le procedure, giudiziarie e non, oggi caratterizzate da un approccio emergenziale e poco sistemico. Tra i profili innovativi è rilevante che (nel quadro di incentivazione degli strumenti di composizione extragiudiziale dei conflitti messo in atto in questa Legislatura) venga introdotta una fase preventiva di “allerta” volta all’emersione precoce della crisi aziendale e che può permettere una risoluzione assistita, prima che “sia troppo tardi”, analizzando le cause del malessere economico e finanziario, facilitando l’accesso a piani di risanamento e accordi di ristrutturazione dei debiti. In caso di sbocco giudiziario è previsto un unico modello per l’accertamento dello stato di crisi o insolvenza; dopo la prima fase comune la procedura potrà differenziarsi (a seconda dei casi) tra conservativa o liquidatoria e, sempre, dovrà differenziarsi a seconda delle dimensioni aziendali e delle caratteristiche oggettive dei debitori. Si darà priorità alla trattazione di proposte che assicurino la continuità aziendale, considerando la liquidazione come ultima opzione; la Delega ha inoltre tra i propri principi il dovere di armonizzare le procedure con la tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori. Se non si tratta di un’impresa, ma di un gruppo di imprese, si propone che, se più di una delle imprese del gruppo sono in stato di crisi, ci sia la possibilità di presentare una sola domanda con cui pervenire a un accordo unitario di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo o liquidazione. La riforma rivisita anche la normativa sul concordato preventivo, lo strumento più usato tra quelli attualmente vigenti, al fine di rendere più efficaci le azioni dell’amministratore provvisorio. Segnalo che la normativa ha assorbito una proposta di legge che avevo firmato assieme ai miei colleghi Marilena Fabbri e Daniele Montroni, sul diritto alla piena informazione per l’imprenditore insolvente prevedendo che – fatte salve le eventuali limitazioni motivate dal giudice – gli sia sempre assicurata la corretta conoscenza sull’andamento della procedura. La nostra proposta era motivata dalla constatazione che molte imprese sono fallite in questi anni non per mala gestione, ma per la crisi economica: a maggior ragione non è giusto ed è anzi umiliante trattare con onta il debitore. La legge definitivamente approvata mette sostanzialmente al bando l’idea del “fallimento” per l’imprenditore che senza dolo alcuno si è trovato a fronteggiare una crisi aziendale, contribuendo invece ad aiutare le attività produttive in difficoltà, chiarendo le procedure non giudiziali e semplificando quelle giudiziali, per difendere imprese e posti di lavoro.