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Il 28 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge, votata esattamente un anno fa alla Camera, che tutela i piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti. Obiettivo della norma è fermare lo spopolamento di questi centri, ubicati soprattutto nelle zone interne ma che rappresentano quasi il 70% dei municipi italiani (i Comuni coinvolti sono circa 5.600) e oltre il 10% della popolazione del Paese. Abbandono, invecchiamento, indebolimento dei servizi e delle attività produttive, carenza di infrastrutture fisiche e digitali (come le connessioni internet veloci) sono fattori che contribuiscono a esporre queste realtà a quella desertificazione economica e sociale che la legge vuole contrastare. Pertanto viene istituito un fondo da 100 milioni di euro, dall’entrata in vigore fino al 2023, per finanziare investimenti finalizzati prioritariamente all’ammodernamento e alla sicurezza del territorio. Dalla realizzazione della rete a banda larga (in molti luoghi assente) alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dalla manutenzione di strade e scuole alle riqualificazioni dei centri storici. I Comuni avranno facilitazioni nell’acquisire case cantoniere e tratti di ferrovie dismesse da rendere disponibili per attività turistiche, nel realizzare alberghi diffusi (ovvero strutture ricettive che non sono strettamente hotel, ma che usano le peculiarità architettoniche o urbanistiche degli insediamenti), nell’efficientare il patrimonio edilizio pubblico, realizzare impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili, promuovere la filiera agroalimentare a km zero. La legge favorisce l’istituzione anche in forma associata di centri multifunzionali per la fornitura di servizi ambientali, sociali, scolastici, mentre un accordo tra Anci e Federazione degli editori (Fieg) garantisce la vendita dei quotidiani e il ministero della Cultura si impegna a promuovere rassegne cinematografiche e mostre. Con la norma si vuole sottolineare che vivere in piccoli centri non è un retaggio del passato, ma può essere una prospettiva per il futuro: da una comunità montana o da un’area interna si possono dar vita a iniziative in settori dal forte  richiamo (turismo e alimentare in testa) se si hanno buone infrastrutture digitali e si agisce sulla riqualificazione. Quando una buona legge conclude il proprio iter è un momento di soddisfazione perché significa che la politica ha fatto il suo dovere. Perciò non posso esimermi, a margine del discorso, dall’esprimere il mio disaccordo con l’ipotesi di affossare in Senato la legge sullo “ius soli” temperato con la motivazione che la misura è impopolare. L’unica cosa che otterremmo, così pensando e facendo, è di non dare riconoscimento e diritti ai bambini di origine straniera che nascono in Italia e qui studiano, crescono, vivono. E sono italiani di fatto. Voglio ancora pensare che la legge possa essere varata in questa Legislatura.