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Il 7 settembre la conferenza Stato-Regioni è giunta a un accordo sulle competenze circa il riordino dei giochi “di monopolio” (slot, videolottery ecc.) che conferma il taglio del 50% dei punti vendita del territorio nazionale e di un terzo delle macchinette. Secondo l’intesa, le Regioni manterranno le loro normative in materia laddove prevedano una “maggior tutela del cittadino” ovvero regole più rigide rispetto a quelle generali previste a livello nazionale: sarà diritto dunque di ogni Regione legiferare su diversi aspetti di un tema tanto sensibile, all’interno di un quadro nazionale unico di riduzione delle slot. I sindaci ad esempio potranno stabilire fasce orarie di chiusura dei punti di gioco e distanze minime da luoghi delicati come le scuole. Ritengo sia un accordo importante, perché il giro di affari delle slot e delle videolottery (che nel 2016 hanno raccolto circa 50 miliardi di euro, spesi dai cittadini, con un +2,5% rispetto al 2015) costituisce non solo una voce di entrata erariale (6 miliardi nel 2016) ma soprattutto un motivo di crescente dipendenza per milioni di persone. Dunque bene che, all’interno della previsione di una drastica riduzione degli apparecchi (delineata con la legge di Bilancio 2017) si lascino poi alle autonomie ulteriori scelte come le fasce orarie e le dettagliate ubicazioni delle sale che potranno restare aperte dopo la decurtazione, e che comunque non potranno essere “concentrate” in poche zone isolate rischiando di creare situazioni d’allarme sociale: in questo modo l’azione di contrasto alla ludopatia e il contenimento del gioco d’azzardo potranno essere più efficaci.