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Un significativo passo in avanti per un’Europa dei diritti e dei cittadini, ma per sostanziare le misure paventate servono fondi comunitari dedicati e allentamenti alle regole dei bilanci nazionali

Nelle scorse settimane le commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, quali commissioni competenti, hanno approvato la proposta di documento finale per la creazione del “Pilastro sociale europeo”, nato dalla decisione della Commissione europea di dotarsi di strumenti comunitari sul fronte dei diritti per il lavoro e l’inclusione sociale. In prima stesura la comunicazione è stata infatti presentata l’8 marzo 2016: in seguito si è avviata un’ampia consultazione pubblica – che ha riguardato anche i rappresentanti dei Governi nazionali e 5 rappresentanze di Parlamenti nazionali, tra cui la Camera – che si è conclusa nel gennaio 2017. La seconda stesura del Pilastro è stata quindi sottoposta a una nuova consultazione tra gli Stati membri e ora il percorso dovrà terminare con la ricezione dei pareri e infine con un atto formale attraverso il quale le istituzioni europee inseriranno i principi condivisi tra i diritti fondamentali dell’Ue. Qualora avvenisse sarebbe un segnale nella concezione europea, che assumerebbe come suo compito istitutivo anche quello del rispetto di condizioni minime di protezione sociale dei propri cittadini. Il Pilastro europeo dei diritti stabilisce infatti una serie di obiettivi che riguardano le aree dell’occupazione, dell’inclusione, dell’istruzione, delle pari opportunità, per affrontare le sfide e i mutamenti del lavoro alla luce dei nuovi tipi di impieghi derivanti anche dalle nuove tecnologie. Non mancano però nel documento lacune e opacità, che vanno superate per realizzare qualcosa di realmente significativo.

Il Pilastro sviluppa 20 azioni, contiene una descrizione dettagliata per ognuna individua le norme già esistenti e le iniziative da intraprendere, prevalentemente su base nazionale. Qui metto in luce necessariamente solo alcune cose, come l’esigenza rilevata dalla Commissione di trovare un equilibrio tra sicurezza e flessibilità nel lavoro, per non creare generazioni in preda all’incertezza economica ed esistenziale; a tal fine la formazione continua e di qualità risulta centrale nel fornire maggiori strumenti e competenze e dunque trovare impieghi. Il lavoro a tempo indeterminato, o comunque stabile, è comunque visto come l’obiettivo da garantire il più possibile e come la normalità da perseguire nel mercato del lavoro (anche tramite intervento legislativo). Il Pilastro valuta come necessario poi un monitoraggio delle retribuzioni e l’introduzione di compensi minimi a livello settoriale, per evitare la povertà lavorativa. Per quanto riguarda le prestazioni di disoccupazione, il documento invita gli Stati membri ad applicare norme avanzate o aggiornarle per garantire un’universalità della copertura, incentivando sempre le politiche attive di accompagnamento al sussidio. Si sollecita poi il coinvolgimento nelle scelte politiche delle parti sociali, indispensabili nella progettazione e nell’attuazione delle riforme di quest’ambito: senza dialogo con le parti sociali risulta inoltre anche più arduo avere buoni risultati economici a livello nazionale. Si intende proseguire sulla strada di un adeguato livello di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, per cui ci sono già molte direttive. Per contrastare la povertà infantile e promuovere le pari opportunità per i più piccoli il Pilastro propone l’attuazione di una “Garanzia bambini”: combattere l’indigenza dei bambini e garantire a tutti un’istruzione adeguata è un dovere, perché nascere con poche opportunità economiche non può portare a un’istruzione meno qualificata dunque costituire uno stigma durevole per la vita. Ogni Paese dovrebbe poi introdurre un regime di reddito minimo di inclusione (noi lo abbiamo fatto quest’anno) mentre per quanto riguarda le garanzie di alloggio agli indigenti senzatetto si ricorda che l’attuazione di forme di edilizia sociale possono essere sostenute da molti fondi dell’Ue, tra cui il Fondo sociale per i servizi sociali e quello per gli aiuti agli indigenti.

I contenuti, come si vede, sono importanti e gli obiettivi giusti poiché puntano a condizioni dignitose di vita e lavoro per tutti e a disegnare un efficace sostegno pubblico in caso di difficoltà. L’impatto della globalizzazione e del mutamento dell’organizzazione del lavoro associati alla crisi economico-finanziaria più grave dal secondo dopoguerra hanno innescato dinamiche recessive dalle quali molti Paesi europei faticano a uscire: tali processi hanno aggravato poi i divari tra i diversi Paesi, accentuando al tempo stesso le diseguaglianze all’interno di ciascuno di essi e ampliando l’area della precarietà e del disagio (si stima che quasi un quarto della popolazione dell’Ue sia a rischio povertà). L’iniziativa della Commissione è quindi ovviamente positiva, poiché sancisce un riferimento chiaro per l’azione futura degli Stati, e merita apprezzamento la scelta di accompagnare il Pilastro con un quadro di indicatori chiave per vagliare i risultati occupazionali e sociali dei singoli Paesi. Ai quali è però demandata in via prioritaria l’attuazione del Pilastro: in via generale, il documento afferma infatti che per l’attuazione delle azioni si potranno utilizzare il Fondo sociale europeo,i programmi operativi 2014- 2020, i Fondi strutturali. La valutazione italiana, favorevole, non a caso fornisce però alcune osservazioni e la prima è che il Pilastro non deve ridursi a una mera elencazione di enunciazioni prive di conseguenze giuridiche e di misure da intraprendere da parte delle istituzioni europee: è dunque necessario che il Pilastro assuma, all’interno delle politiche Ue, una valenza e un’efficacia pari a quelle delle regole relative alla finanza pubblica. In particolare, i parametri e gli indicatori sociali in materia di riduzione della povertà e del tasso di disoccupazione, e quelli sullo sviluppo della formazione e dell’istruzione, dovrebbero acquisire valore vincolante quanto i parametri che condizionano finanza ed economia. Occorre poi introdurre l’obbligo di valutare l’impatto sociale delle riforme nazionali, inviare raccomandazioni specifiche su questi ambiti ai Paesi, e valutare le iniziative adottate dall’Ue suscettibili di produrre conseguenze economico-sociali. Bisogna inoltre introdurre meccanismi che evitino ripercussioni interamente a carico dei singoli Stati membri e in questa direzione va per esempio la proposta italiana di realizzare un sussidio europeo di disoccupazione, volto a sostenere la tenuta sociale nei Paesi colpiti da gravi crisi economiche tramite un Fondo comunitario dedicato. Occorre poi applicare un regime favorevole agli investimenti sociali nell’ambito delle regole del Patto di stabilità e crescita individuando obiettivi prioritari, tra i quali il contrasto della povertà e della disoccupazione di lungo periodo, la formazione, l’occupazione giovanile e femminile. Per quanto riguarda i fondi e i programmi finanziari indicati dalla Commissione, bisogna capire se sono adeguati agli ambiziosi obiettivi del Pilastro: la capacità di finanziamento del Pilastro da parte dell’Ue è cruciale, considerando che le disponibilità dei diversi Stati non sono omogenee e che proprio i Paesi che presentano più marcate difficoltà sono quelli che dispongono di minori risorse e di margini di manovra ridotti a causa degli stringenti vincoli di bilancio che li riguardano. In sostanza, va chiarito se (in assenza di consone risorse nell’ambito del bilancio dell’Unione e della definizione di spazi finanziari “liberi” da vincoli nei bilanci dei singoli Stati) non si corra il rischio di accentuare i divari tra i Paesi, piuttosto che ridurli, con il risultato che gli Stati “ricchi” potranno proteggere bene le proprie fasce vulnerabili e quelli “sotto osservazione” (pensiamo alla Grecia) non migliorerebbero significativamente la condizione dei più deboli.

In sintesi il Parlamento italiano chiede: che gli obiettivi e i vincoli sociali siano stringenti al pari di quelli finanziari; che gli investimenti sociali dei singoli Paesi restino fuori dal Fiscal compact; che siano introdotte misure comunitarie come il sussidio europeo di disoccupazione; che il bilancio dell’Unione finanzi in modo autonomo e congruo le azioni del Pilastro sociale. Il raggiungimento degli obiettivi sanciti deve a nostro avviso essere conseguito attraverso le politiche nazionali e la costruzione di strumenti sovranazionali. La strada intrapresa è buona, ma occorrerà fare di più per rendere i diritti cogenti quanto le regole finanziarie, che già invece lo sono. In alternativa, la buona strada difficilmente potrà avere l’efficacia che merita e che anzi deve conseguire, perché la situazione sociale in Europa va affrontata, pensando in particolare ai mutamenti che investiranno le nuove generazioni dunque il futuro dei cittadini del continente.