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Le profilassi sono 10 e condizioneranno l’accesso a nidi e a materne; chi non è coperto potrà ugualmente iscriversi a elementari, medie e superiori, ma le famiglie dovranno mettersi in regola

Il 28 luglio la Camera ha approvato in via definitiva il Decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale e per il contrasto alle malattie infettive. Si tratta di un provvedimento che ha creato un ampio dibattito, visto che negli ultimi anni si sono diffuse visioni alquanto discutibili in materia di profilassi. Quel che è certo è che tali “visioni” hanno portato al ritorno di malattie che si pensavano debellate per sempre: la scelta di non vaccinare un bambino non è solo, infatti, errata per la salute del proprio figlio, ma pericolosa per la collettività. Non ha qui senso fare l’elenco dei casi, più o meno recenti, e basta dare un paio di dati: dall’inizio dell’anno ci sono state 3.672 infezioni da morbillo (3 i morti); dal 2013 la copertura vaccinale nelle fasce raccomandate è scesa al di sotto del 95%, che è la soglia ritenuta idonea dall’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) per la salute pubblica; nel 2016 le coperture contro morbillo e rosolia sono addirittura scese all’85%. Il risultato è che l’Oms ha lanciato un vero e proprio allarme sull’Italia, divenuta agli occhi della stampa di mezzo mondo un Paese a rischio sanitario poiché le vaccinazioni infantili sono drasticamente diminuite con l’irresponsabile conseguenza di mettere a rischio la salute di tutti, ovvero anche di coloro che per motivi gravi non possono vaccinarsi (e purtroppo è stato il caso anche di un bambino morto mesi fa di morbillo). A fronte di tutto questo, bene che sia passato un Decreto che rende effettivi alcuni obblighi vaccinali, dirimendo una questione su cui le opinioni non possono prevalere né sul sapere scientifico accreditato, né sulle responsabilità di ognuno di noi circa la salute pubblica quindi non solo della nostra famiglia, ma di tutti. Finalità della norma non è entrare nelle vite private, ma garantire adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica e il conseguimento degli obiettivi nazionali, ma pure degli obblighi assunti a livello europeo e internazionale e monitorati dall’Oms. Vediamo in dettaglio cosa dice la legge.

I genitori di minori dagli 0 ai 16 anni saranno d’ora in poi tenuti a proteggere i propri figli tramite queste 10 vaccinazioni obbligatorie e gratuite: anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-haemophilus influenzale di tipo B (per prevenire la meningite), anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Per quanto riguarda le ultime quattro, il Senato con un emendamento ha stabilito che una revisione periodica triennale – a seguito di una relazione in materia da parte del ministero della Salute – potrà dar luogo alla soppressione dell’obbligatorietà di una o più vaccinazioni, a seconda degli esiti riscontrati e dunque della drastica diminuzione dei casi oggi invece cresciuti. Con le norme precedenti le vaccinazioni obbligatorie per tutti i neonati e i bambini erano le prime quattro citate (anti-polio, anti-epatite B, anti-tetanica, anti-difterica): si aggiungono dunque due vaccinazioni considerate fondamentali più altre quattro ora obbligatorie ma che in futuro, qualora non ci fossero più come oggi rischi epidemici, potrebbero tornare a essere solo raccomandate. Lo vedremo: per ora in ogni caso le vaccinazioni da fare salgono a 10 in attesa di riscontri meno preoccupanti. Sempre il Senato ha espunto dalle obbligatorie le vaccinazioni anti-meningococcica B e C, previste come tali dal testo originario del Decreto; la profilassi è “solo” raccomandata e, per chi voglia effettuarla, è assicurata gratuitamente dalle Regioni. I minori che hanno contratto una o più malattie, dunque sono già immunizzati (con comprovata notifica del medico curante o esiti delle analisi sierologiche), devono adempiere all’obbligo vaccinale solo per la parte “residuale” del ciclo ossia per la parte in cui sia assente l’antigene della malattia infettiva già contratta (ulteriori specificazioni saranno ovviamente fornite dalle Asl e dai medici di famiglia). Chiaramente, poi, si dispone che nei casi di acclarato grave pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal pediatra o dal medico di famiglia, le vaccinazioni possano essere omesse o differite. Sanzioni – mitigate dal Senato rispetto al testo originario – per chi non vaccina i propri figli: in caso di inosservanza degli obblighi i genitori (o i soggetti affidatari) in prima battuta vengono semplicemente convocati dalla Asl territoriale per un colloquio, ma in caso di perdurante inosservanza è prevista una multa che può andare da 100 a 500 euro. A mio avviso giustamente è stata invece stralciata la previsione iniziale di segnalare i genitori inadempienti al Tribunale, che avrebbe potuto addirittura pronunciarsi per la decadenza della potestà genitoriale: sebbene il tema della salute sia molto delicato, questa punizione sarebbe stata francamente eccessiva.

Nuove regole anche per quanto riguarda il rapporto tra vaccinazioni e iscrizione nelle scuole. La normativa oggi vigente prevede che la mancata presentazione della certificazione vaccinale o della dichiarazione sostitutiva non precluda l’accesso alle strutture e obbliga il dirigente scolastico a comunicare l’omissione delle certificazioni al ministero della Salute. Al momento solo l’Emilia-Romagna, con una legge regionale, ha posto l’adempimento degli obblighi inerenti alle vaccinazione come condizione per l’accesso agli asili nido. Con il Decreto approvato si sancisce in tutta Italia l’obbligo vaccinale distinguendo però i servizi educativi per l’infanzia (nidi e materne, sia pubbliche che private o paritarie) e scolastici (primarie e secondarie fino ai 16 anni): per il primo ambito di strutture la presentazione delle certificazioni o delle richieste di vaccinazione da effettuare costituisce requisito di accesso, dunque condiziona la possibilità di andare al nido o alla materna; nel secondo ambito la mancata presentazione non preclude l’accesso alla scuola, prevalendo il diritto all’istruzione. Per quest’anno, vista l’entrata in vigore “estiva” del Decreto, si prevede che i dirigenti scolastici di tutte le scuole e i responsabili di nidi e materne richiedano al genitore o a chi ne fa le veci, all’atto di iscrizione, una delle seguenti documentazioni: certificazione dell’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie o dell’esonero o differimento delle stesse; dichiarazione sostitutiva della certificazione, con successiva presentazione della documentazione vera e propria entro il 10 marzo 2018; richiesta delle vaccinazioni presentata alla Asl, che attesti che si intendono eseguire le profilassi. La mancata presentazione di una di queste comunicazioni, entro il 31 ottobre per le scuole e il 10 settembre per nidi e materne, deve essere segnalata entro dieci giorni alla Asl dai dirigenti scolastici o dai responsabili dei servizi per l’infanzia. La Asl dovrà poi richiamare i genitori all’adempimento degli obblighi. Questa procedura vale per gli anni scolastici 2017-2018 e 2018-2019. A decorrere dall’anno scolastico 2019-2020 si passerà a pieno regime in altro modo: le scuole, entro il 10 marzo, dovranno trasmettere alle Asl territoriali l’elenco degli iscritti; le Asl, entro il 10 giugno, dovranno restituire gli elenchi indicando i minori che non risultino in regola con gli obblighi vaccinali e che non rientrino nella situazioni di esonero o differimento e che non abbiano presentato richiesta di vaccinazione. Entro il 20 giugno, a quel punto, i dirigenti scolastici e i responsabili di nidi e materne dovranno sollecitare i genitori non in regola a presentare entro il 10 luglio le documentazioni richieste, dunque a mettersi in regola. Entro il 20 luglio le scuole dovranno poi far pervenire la documentazione o la comunicazione della mancata documentazione alla Asl, in modo che l’azienda sanitaria si attivi riguardo alla violazione dell’obbligo di legge. Se non si rispettano le norme i bambini non potranno accedere agli asili nidi e alle materne. Per le scuole primarie e secondarie ci saranno richiami fino alla messa in regola o alla sanzione amministrativa.

Tra gli altri dettati: il ministero della Salute dovrà provvedere a iniziative per illustrare e pubblicizzare le disposizioni del Decreto; tali iniziative sono svolte anche con la collaborazione dei medici di medicina generale, dei pediatri, ma pure delle farmacie territoriali. Per agevolare le vaccinazioni si prevede infatti che le famiglie, in vista dell’avvio del prossimo anno scolastico e in via transitoria, possano prenotare le vaccinazioni anche nelle farmacie convenzionate tramite i servizi del Sistema Cup. I consultori famigliari collaboreranno a rendere note presso le famiglie le norme sancite dal provvedimento; nelle scuole si avvieranno progetti di formazione del personale educativo e diretti alle alunne e agli alunni sui temi della prevenzione sanitaria e delle vaccinazioni: per queste iniziative si reca un’autorizzazione di spesa da 200mila euro.