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Il 18 luglio la Camera ha votato una legge che reca misure preventive e di monitoraggio per scongiurare i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista. Misure che, ovviamente, supportano e affiancano le fondamentali azioni di intelligence e repressione, già effettuate nel nostro Paese finora con una notevole efficacia. La legge istituisce intanto un Centro nazionale sulla radicalizzazione presso il Dipartimento dell’immigrazione del ministero dell’Interno: il Centro dovrà elaborare un piano strategico di prevenzione e recupero dei soggetti coinvolti, anche sulla base delle evidenze riscontrate dal Comitato parlamentare che svolgerà attività conoscitiva (attraverso audizioni di esperti, delle forze di Polizia, ma pure di direttori di dipartimenti universitari, guide religiose e operatori sociali, ecc). La norma prevede una formazione specialistica per chi si occupa di queste materie, quindi rivolta al personale delle forze di Polizia e dell’amministrazione penitenziaria, ai docenti e dirigenti scolastici, ma pure ai docenti universitari, al personale socio-sanitario e dei servizi sociali. Essere edotti circa i comportamenti, o gli indizi, che possono destare legittimi sospetti sulle persone (spesso giovani) attratte dalla radicalizzazione, è molto importante per prevenire e individuare in anticipo i segnali che potrebbero condurre ad azioni da sventare assolutamente. Particolare riguardo è perciò destinato, per evidenti ragioni, alle istituzioni scolastiche: l’Osservatorio nazionale per l’intercultura e l’integrazione degli alunni stranieri dovrà elaborare, qualora la legge entrasse in vigore, delle linee guida sul dialogo interculturale e religioso finalizzate a diffondere la cultura del pluralismo nelle scuole. La legge infine predispone la realizzazione di campagne informative in più lingue straniere, di una specifica piattaforma multimediale da parte della Rai (in quanto concessionaria del servizio pubblico) per la messa in onda di servizi informativi e formativi in lingua italiana e araba, e di attività di comunicazione svolte in collaborazione tra soggetti pubblici e privati, anche in sinergia con media nazionali, per sostenere la cultura del dialogo, promuovere l’uguaglianza di genere, il contrasto alla discriminazione di origine religiosa e all’islamofobia. La legge, che ora passa al Senato, metterebbe in campo una serie di utili e avvedute azioni. Perché il disagio e la mancata integrazione, che spesso portano alla radicalizzazione, si possono e devono contrastare a partire dall’istruzione e con l’aiuto (che non sempre c’è) da parte del mondo dell’informazione.