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Si tratta del provvedimento che ogni anno adegua la nostra normativa a direttive comunitarie non ancora recepite, in particolare su servizi, tutela dell’ambiente, giustizia e sicurezza dei cittadini Ue

Il 20 luglio la Camera ha approvato l’annuale Disegno di legge europea che, come ogni anno appunto, reca misure per adeguare la nostra normativa a quella Ue recependo alcune direttive non ancora integrate: nel Ddl sono infatti sempre comprese norme o per prevenire l’apertura o per consentire la chiusura di procedure di infrazione (accade per tutti i Paesi e anzi il nostro è diventato in questi anni tra quelli più attenti). In questo caso con l’approvazione del Ddl saranno chiuse tre procedure: una sulle regole di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti subiti dai cittadini europei in Italia; una sulla sicurezza dei latticini e che prevede che su imballaggi, recipienti ed etichette ci siano talune indicazioni obbligatorie; l’ultima sull’ulteriore riduzione delle buste in plastica a tutela dell’ambiente. Per il resto, i 19 articoli che modificano le leggi nazionali per armonizzarle al diritto Ue, vertono in particolare sulla libera circolazione dei servizi e su alcuni rapporti lavoro.

Con riguardo alla libera circolazione dei servizi si modifica la disciplina per l’accesso degli avvocati cosiddetti “stabiliti” (ossia avvocati europei che esercitano in uno Stato diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale) al patrocinio presso le giurisdizioni superiori o le Corti supreme (come la Cassazione). Un cittadino europeo ma non italiano che esercita stabilmente la professione di avvocato nel nostro Paese è oggi iscritto nella sezione speciale dell’albo e il riconoscimento del suo titolo di studi è già sancito da una precedente direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali; attualmente se questo avvocato vuole esercitare in Cassazione deve far domanda al Consiglio nazionale forense dimostrando di aver esercitato la professione nell’Unione europea per almeno 12 anni. Con le modifiche, l’accesso alle giurisdizioni superiori degli “avvocati stabiliti” viene uniformata a quella degli avvocati abilitati in Italia, ovvero gli anni necessari si riducono da 12 a 8 ma si aggiunge l’obbligo di proficua frequenza alla Scuola superiore dell’avvocatura. Si detta una disciplina transitoria secondo cui, all’entrata in vigore della legge, permane la richiesta per il patrocinio presso le superiori giurisdizioni degli avvocati che l’hanno già inoltrata con la precedente norma e possono contemporaneamente farla quelli che abbiano maturato i nuovi requisiti. Sempre sul fronte dei servizi vengono introdotte sanzioni amministrative per le violazioni, da parte delle compagnie telefoniche, sulle disposizioni europee relative al roaming e che da metà giugno consentono agli utenti di telefonare, inviare messaggi e navigare su internet tramite smartphones in tutti i Paesi Ue allo stesso prezzo sostenuto dall’utente nel proprio Paese, dunque senza rincari. L’Autorità garante per le comunicazioni, in caso di violazione, potrà immediatamente sanzionare l’operatore che dovrà inoltre rimborsare gli utenti del sovrapprezzo indebitamente attribuito. Come detto, un articolo della legge interviene sui diritti delle vittime di reati intenzionali violenti estendendo retroattivamente l’applicazione delle tutele alle vittime che hanno subito un danno a partire dal 30 giugno 2005; si modificano poi alcuni criteri per l’accesso al fondo di indennizzo (la vittima deve aver già tentato, infruttuosamente, un’azione nei confronti dell’autore del reato e non deve aver ricevuto risarcimenti superiori ai 5mila euro) e si amplia l’ammontare del fondo stesso, che dal 2018 dovrà essere di 4 milioni di euro. Le persone coinvolte avranno 120 giorni per la presentazione della domanda di indennizzo. La procedura di infrazione partiva dal fatto che una direttiva Ue imponeva da tempo a tutti gli Stati membri di dotarsi di un sistema nazionale di indennizzo destinato a rispondere all’intera categoria dei reati intenzionali violenti subiti in qualunque Stato Ue da cittadini Ue: non avevamo ancora realizzato questo sistema, che riguarda dunque qualunque europeo che subisca un danno di questo genere nel nostro Paese.

Alcune misure riguardano la fiscalità e gli impieghi: si sancisce ad esempio la non imponibilità ai fini dell’Iva sulle cessioni di beni destinati a essere spediti fuori dall’Ue in attuazione a finalità umanitarie ed effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e di soggetti che lavorano per la cooperazione allo sviluppo. Si estendono alcune agevolazioni previste oggi per le navi iscritte al Registro internazionale italiano anche alle navi iscritte in altri registri di Paesi Ue e appartenenti a soggetti con stabile organizzazione in Italia e che siano adibite a traffici esclusivamente commerciali. Per quanto riguarda i lavoratori marittimi si chiarisce invece che il periodo di validità del certificato medico – nel caso in cui il medesimo scada durante il viaggio di lavoro – possa essere prorogato per un tempo non superiore ai tre mesi (la disposizione chiarisce inoltre che il certificato medico rimane in vigore fino all’arrivo al porto successivo dove sia disponibile un medico). La legge estingue i contenziosi in essere relativi ai lettori di madrelingua straniera assunti dalle università statali prevedendo che sia loro attribuito, proporzionalmente all’impiego e al monte ore annuo, un trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore con effetto dalla data di prima assunzione (la norma è motivata dal fatto che c’erano molte cause pendenti su tali contratti). Si disciplina il trattamento economico del personale esterno alla Pa che partecipa a missioni del Servizio di azione esterna dell’Ue, come quelle istituite nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, e si estende la possibilità di avvalersi di personale non appartenente alla Pa per la realizzazione di interventi di cooperazione allo sviluppo effettuati tramite finanziamento europeo. Come detto, la legge introduce obblighi riguardanti l’etichettatura dei prodotti contenenti caseine (latte) e sanzioni amministrative per chi violi le disposizioni in materia di pubblicità e informazione sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio di tali sostanze; come detto inoltre la legge impone di ridurre ulteriormente l’utilizzo di borse di plastica anche in materiale leggero. Per la tutela dell’ambiente si uniformano poi i metodi di analisi usati per conoscere lo stato delle acque, al fine di garantirne la comparabilità tra distretti idrografici, e si pongono limiti (riferiti al contenuto di fosforo e azoto) alle emissioni degli impianti di acque reflue urbane, stabilendo che tali limiti debbano essere monitorati tenendo conto del carico inquinante generato dall’agglomerato urbano (se superiore ai 10mila abitanti) e non solo in relazione all’impianto singolo.

Queste sono le principali direttive europee che non avevamo ancora recepito. Lo rimarco perché la politica europea non si riduce certo a questi provvedimenti: al contrario le nostre leggi ormai tengono conto automaticamente del dettato comunitario come fonte del diritto e, come abbiamo visto per le regole bancarie, ci sono molte norme comuni e inderogabili si tanti fronti. Molte leggi italiane sono in realtà risposte nazionali a orientamenti comunitari. Ma sarebbe bello, e sarebbe ora, che la politica europea incidesse su temi più sentiti dai cittadini. E per questo c’è ancora parecchia strada da fare.