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Il 18 luglio il ministro degli Esteri Alfano ha tenuto un’informativa sulla crisi in Venezuela, tema su cui il nostro Paese è particolarmente sensibile per ragioni storiche, economiche e per la consistente comunità di italiani che vivono in Venezuela dove è in atto una violazione sistematica dei diritti civili, politici e sociali. Pertanto il titolare della Farnesina ha informato la Camera circa le iniziative che l’Esecutivo sta prendendo. Da tempo il Paese è caduto in una feroce crisi economica che ha portato povertà e disgregazione: in risposta alla crisi, il presidente della Repubblica Nicolas Maduro ha attuato una dura repressione con incarcerazioni, violenze sui dissidenti, morti durante le manifestazioni. Da aprile in molte regioni venezuelane i cittadini manifestano infatti quasi ininterrottamente: si stima che oltre 100 persone siano morte e che gli arresti siano molte migliaia. A coronamento di tutto ciò, Maduro ha indetto per il 30 luglio un voto parlamentare per istituire un’assemblea costituente al fine di rivedere la carta fondamentale in senso accentratore: le minoranze sono contrarie perché Maduro in questo modo otterrebbe ulteriori poteri con il rischio di una conclamata dittatura. Perciò la coalizione delle opposizioni venezuelane ha indetto una consultazione popolare il 16 luglio, puramente simbolica, per chiedere ai cittadini se vogliono modificare la Costituzione: gli oltre 7 milioni di elettori (il 40% degli aventi diritto) che si sono recati alle “urne” hanno votato al 98% contro la nuova costituente. Anche se la consultazione era solo informale, le opposizioni confidavano di poter fare pressioni nei confronti di Maduro che invece ha definito “priva di senso” l’iniziativa. Uomini armati hanno sparato inoltre contro le persone in fila ai seggi, facendo due morti. Da mesi la comunità internazionale guarda con grande preoccupazione quanto sta avvenendo e anche in America Latina si susseguono le sollecitazioni diplomatiche rivolte a Maduro per fermare il suo disegno. L’Italia, assieme alla Spagna e al Portogallo, è lo Stato europeo con la comunità più ingente: anche per questo la Farnesina ha rafforzato la rete diplomatico-consolare per gestire l’assistenza ai nostri oltre 150mila connazionali. È inoltre già stato aumentato il fondo per i consoli onorari, che danno un supporto fondamentale all’ambasciata italiana nella salvaguardia di chi è in difficoltà, e il Ministero ha stanziato 1 milione di euro  per i cittadini italiani più vulnerabili. Dal punto di vista diplomatico, Gentiloni il 18 giugno ha scritto a Maduro chiedendogli di desistere dalla convocazione della costituente; Italia, Spagna, Portogallo stanno facendo pressioni sull’Ue per un’azione diplomatica comune che chieda il rilascio dei detenuti politici, un calendario elettorale certo, l’apertura di canali umanitari, la sospensione del processo costituente. In questa fase storica il margine di intervento diplomatico nord-americano è molto limitato, per cui dobbiamo contare prevalentemente sulle organizzazioni regionali latino-americane e sull’Onu. Ma è ormai chiaro che in Venezuela ci sono rischi concreti di guerra civile.