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Il 20 giugno la Camera ha approvato in prima lettura la revisione della normativa per le aree protette di rilievo naturalistico, modificando molti articoli della legge quadro sulla materia che risale al 1991. La riforma, nata da un confronto con il mondo dei parchi, con le associazioni ambientaliste e gli amministratori, intende fornire strumenti che in questi anni sono risultati carenti cercando un compromesso tra la massima tutela delle aree e le attività che in queste zone possono svolgersi. Dal punto di vista procedurale si modificano gli iter di nomina dei presidenti dei parchi nazionali, che saranno scelti tramite decreto ministeriale nell’ambito di una terna sottoposta al vaglio del dicastero dell’Ambiente; la gestione amministrativa dei parchi nazionali è affidata al Direttore nominato dal Presidente dell’ente. Nelle aree protette nazionali sono vietate le attività di ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi, sia nel territorio del parco che nelle aree contigue fatte salve le attività estrattive in corso e quelle a esse conseguenti. Si normano più stringenti procedure per il rilascio del nulla osta per concessioni e autorizzazioni relative alla realizzazione di interventi, impianti e opere interne al parco stesso, mentre si introduce una disciplina speciale per gli interventi di natura edilizia da realizzare nelle zone di promozione economica e sociale. Il piano per il parco è lo strumento che dovrà definire anche le aree contigue ed esterne; si specifica che l’attività venatoria può essere esercitata solo dai soggetti residenti nel parco o nelle aree contigue; verranno organizzati corsi di formazione per il rilascio del titolo di “guida del parco”; l’ente gestore dovrà provvedere a piani per contenere gli impatti negativi di alcune specie di fauna selvatica, se dannosa o invasiva.  La legge istituisce il Piano triennale nazionale per le aree protette, con autorizzazione di spesa di 30 milioni di euro (10 milioni annui). La legge istituisce la nuova classificazione di “aree marine protette” regolando conseguentemente l’uso del demanio marittimo: la norma prevede con ciò la zonizzazione delle aree costiere coinvolte, il piano di gestione, il regolamento dell’ente gestore, la definizione delle attività vietate e di quelle di sorveglianza. Per le aree marine protette verranno stanziati 9 milioni nel triennio 2018-2020, qualora la legge entrasse in vigore; sempre dall’eventuale entrata in vigore il Governo dovrebbe adottare un decreto per l’istituzione di un unico Parco del Delta del Po, in sostituzione dei due parchi regionali (emiliano-romagnolo e veneto) oggi esistenti. Ora il testo torna all’esame del Senato.