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Prescrizione più difficile e snellimento degli iter processuali: via libera alla riforma del penale

Voto finale della Camera al vasto testo di legge che inasprisce le pene per i reati gravi, promuove accordi tra le parti per quelli lievi e delega il Governo alla nuova disciplina delle intercettazioni

Il 14 giugno la Camera ha approvato in via definitiva la riforma della giustizia penale: il provvedimento è frutto della confluenza in un unico testo di alcuni Ddl votati in marzo dal Senato e di tre progetti di legge già approvati dalla Camera nell’autunno 2015 e poi ratificati a Palazzo Madama (modifiche al Codice penale, di procedura penale e all’ordinamento penitenziario; modifiche in materia di prescrizione dei reati; modifiche in materia di giudizio abbreviato). Tutte queste misure sono dunque confluite in un’unica ampia revisione che contiene inoltre alcune importanti deleghe al Governo tra cui quella per la disciplina delle intercettazioni.

Illustro i principali contenuti partendo dalle nuove regole sulle condotte riparatorie, già esaminate da Montecitorio in precedenza: la legge introduce un nuovo articolo nel Codice penale che prevede, per i casi procedibili solo a querela (ovvero quelli in cui la parte offesa sporga denuncia), che le condotte di riparazione del danno arrecato possano essere causa estintiva del reato. Si tratta per lo più dei casi in cui una persona viene lesa nel suo onore, decoro o sicurezza (ingiurie, minacce). Sarà il giudice, sentite le parti (quindi anche la persona offesa), a dichiarare estinto il reato e il “caso chiuso” laddove si ritenga che l’imputato abbia riparato interamente il danno cagionato, tramite risarcimento economico alla vittima per esempio o anche in altro modo, o abbia eliminato le conseguenze negative procurate dal reato. La riparazione deve essere avvenuta prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, ma la norma trova applicazione retroattiva anche con riguardo ai processi in corso alla data di entrata in vigore della legge (in tal caso ovviamente il reato può estinguersi anche se le condotte riparatorie sono avvenute dopo l’apertura del procedimento). Finalità della norma, che appunto riguarda solo i reati procedibili a querela, è di evitare di aprire dibattimenti su cause di tenue gravità e di cercare piuttosto soluzioni soddisfacenti per chi ha sporto denuncia. Ugualmente già approvato dalla Camera è invece l’inasprimento delle pene per il reato di scambio elettorale politico-mafioso (circostanziato dal Parlamento, in senso più ampio, con la legge 62/2014) innalzate dai 4 anni minimi ai 10 anni massimi attuali, ai 6 minimi e 12 massimi. Aumentano anche le pene per furti e rapine: il furto (e lo scippo) avrà un minimo di 3 anni di pena e un massimo di 4, laddove prima il massimo era di 3 anni e il minimo di 1 anno; la rapina potrà avere, se realizzata con circostanze aggravanti, un minimo di 5 anni e un massimo di 20, oppure un minimo di 4 e un massimo di 10 se è stata commessa invece senza usare violenza. Pene dai 7 ai 20 anni per l’estorsione aggravata.

Per quanto riguarda la disciplina della prescrizione dei reati si stabilisce innanzitutto che, per una serie di delitti contro i minori, i termini della prescrizione decorrano dal compimento del 18° anno di età della vittima (salvo che l’azione penale non sia già stata esercitata in precedenza); i delitti per cui vale questa norma comprendono i maltrattamenti in famiglia, la prostituzione minorile, la detenzione di materiale pedopornografico, lo stalking su minori, e altri ancora di questo orrido tenore. Per quanto riguarda tutti i reati, si disciplina la sospensione del corso della prescrizione (che ferma, in sostanza, lo scorrere del tempo che porterebbe a “scadenza” il reato): a decorrere dal provvedimento con cui il Pm presenta la richiesta di autorizzazione a procedere fino al giorno in cui viene accolta; in caso di richiesta di rogatorie all’estero, la prescrizione si sospende per 6 mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria (che richiede tempo, normalmente, per essere realizzata). La prescrizione è poi sospesa per 18 mesi dopo un’eventuale condanna in primo grado fino al processo in appello e per altri 18 mesi dopo l’eventuale condanna in appello e fino al ricorso in Cassazione. Sono state soppresse dal Senato ulteriori ipotesi sospensive del corso della prescrizione votate dalla Camera, come nel caso di perizie particolarmente complesse disposte in udienza preliminare o in dibattimento (e alcune altre più tecniche). La nuova disciplina della prescrizione, che punta a rendere più difficile il decadimento del reato (e si può applicare ai soli fatti commessi dopo l’entrata in vigore della legge), è stata resa in generale un po’ meno stringente dall’esame del Senato rispetto a quanto avevamo deliberato in prima lettura alla Camera. Ma ugualmente e certamente è stato fatto un passo in avanti rispetto alla situazione odierna del regime di prescrizione.

Vengono poi modificate numerose disposizioni del Codice di procedura penale relative alle indagini preliminari e al procedimento di archiviazione. Ricordo che per indagini preliminari si intendono quelle che, prima dell’apertura del procedimento, servono ad acquisire elementi sul caso per stabilire se ci sono i presupposti per l’esercizio dell’azione penale, ovvero per far partire realmente il processo o invece archiviare. Il pubblico magistrato avrà 3 mesi di tempo per le indagini preliminari sui reati più semplici, dopo i quali dovrà decidere se chiedere l’archiviazione o meno; questo lasso di tempo si allunga a 6 mesi per casi più complessi (o con più imputati o più parti lese) e a 15 mesi per i reati connessi alla mafia, al terrorismo e ad altri reati gravi. Si allunga poi da 10 a 20 giorni il termine concesso alla parte offesa per opporsi all’eventuale richiesta di archiviazione e chiedere un’ulteriore prosecuzione delle indagini; il tempo sale a 30 giorni in caso di furto in abitazione o scippo. Si rivedono anche alcuni articoli riguardanti il rito abbreviato e il patteggiamento, agevolando le riduzioni di pena connesse ai riti speciali (considerati tali perché, su richiesta dell’imputato o del giudice o del Pm, accelerano l’iter processuale in cambio di uno sconto sulla punizione), ma solo se il procedimento riguarda reati lievi, cioè semplici “contravvenzioni” e non i “delitti”. Si prevede poi che, su richiesta dell’imputato, la definizione del giudizio si possa emettere già in udienza preliminare. Si agisce infine anche sul fronte dell’impugnazione, cioè la possibilità di chiedere di rivedere un atto (l’esempio più tipico è l’impugnare una sentenza): si specifica che l’impugnazione debba contenere, in ogni caso e a pena dell’inammissibilità, l’indicazione puntuale delle prove dalle quali si deduce l’erronea valutazione. Il Ddl reintroduce il cosiddetto “concordato in Appello” (abrogato dal governo Berlusconi) che consente di concludere un accordo, condiviso da tutte le parti, sui motivi che determinano la punizione in secondo grado: tale novità non vale però per un corposo catalogo di reati gravi, in particolare associativi, nonché nei confronti di imputati dichiarati delinquenti abituali. Il procuratore generale presso la Corte d’appello, inoltre, dovrà confrontarsi con tutti i Pm del suo distretto per indicare i criteri idonei a orientare la valutazione sui “motivi” plausibili per pervenire al concordato, tenendo conto della diversa tipologia dei reati e della complessità dei procedimenti penali. Per quanto riguarda le misure cautelari fallaci (ovvero le incarcerazioni preventive di cittadini che poi si rivelano innocenti), a differenza di quanto avviene oggi il ministro della Giustizia sarà tenuto a presentare alle Camere una relazione annuale che dia conto delle ingiuste custodie, affinché si possa comprendere se c’è un utilizzo eccessivo di tale misura. Ugualmente il Governo dovrà presentare i dati relativi ai procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei magistrati per accertare le scorrette detenzioni. Allo stesso modo e annualmente i presidenti delle Corti d’appello dovranno riferire dati e valutazioni circa l’andamento dei giudizi in Appello definiti tramite la nuova disciplina sul concordato. Il Senato, infine, è intervenuto sull’articolo 132-bis del Codice di procedura penale inserendo tra i processi ai quali deve essere assicurata trattazione prioritaria quelli relativi ai delitti contro la Pa, ovvero corruzione, indebita induzione a promettere o dare utilità, peculato, concussione, ecc.

Una parte consistente del provvedimento riguarda alcune deleghe affidate al Governo, che dovrà legiferare su questioni “tecniche” come: il regime di procedibilità per alcuni reati; il riordino di alcuni settori del Codice penale; la revisione della disciplina del casellario giudiziale ovvero lo schedario che conserva i provvedimenti dell’autorità giudiziaria in modo tale che sia sempre possibile conoscere l’elenco dei precedenti penali e civili di ogni cittadino. Su questo ultimo punto, la revisione dovrà tenere conto delle innovazioni del diritto dell’Unione europea in materia di protezione del trattamento dei dati personali, di semplificazione delle banche dati, di rimodulazione dei tempi per eliminare le iscrizioni delle condanne per fatti di modesta entità con pene inferiori ai sei mesi. La delega più importante è però senza dubbio quella sulla disciplina della intercettazioni, da esercitare entro 3 mesi. I criteri direttivi impongono di garantire in primo luogo la riservatezza delle conversazioni telefoniche con il proprio avvocato difensore e il dovere di selezionare il materiale intercettato per tutelare le persone solo occasionalmente coinvolte  in conversazioni non rilevanti dal punto di vista processuale o penale (fatte salve dunque le esigenze di indagine). Il Pm è tenuto ad assicurare, fino alla decisione del giudice circa l’acquisizione agli atti, la riservatezza delle intercettazioni penalmente irrilevanti ai fini delle indagini, in quanto riguardanti fatti o circostanze a esse estranei o contenenti dati sensibili che non siano pertinenti all’accertamento delle responsabilità per i reati per cui si procede né per altri reati emersi nel corso delle indagini. Gli atti a sostegno delle richieste di misure cautelari dovranno essere custoditi in un archivio riservato, con facoltà di esame e ascolto ma non di copia da parte dei difensori e del giudice, sempre fino alla decisione del giudice rispetto alle intercettazioni pertinenti e alla loro trascrizione integrale: solo dopo questo frangente viene meno il divieto di pubblicazione degli atti acquisiti. Si intende poi introdurre un nuovo reato (punibile con la reclusione fino a 4 anni) per coloro che diffondano contenuti di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni telefoniche captate in maniera fraudolenta, fuori da indagini o procedimenti e al di fuori del diritto di cronaca tutelato dall’articolo 21 della Costituzione. In sintesi: nessuna stretta su intercettazioni utili, più garanzie per le persone occasionalmente coinvolte, precauzioni per la pubblicazione e punibilità per le conversazioni indebitamente registrate. Nella delega è anche prevista la realizzazione di un “sistema unico nazionale” per le intercettazioni attraverso la razionalizzazione delle attività svolte dall’amministrazione della giustizia. Una delega molto importante infine è quella per la riforma delle carceri e dell’ordinamento penitenziario, finalizzato a promuovere misure alternative alla detenzione nei casi di minor gravità con pene inferiori ai 4 anni e a sostanziare la funzione rieducativa della pena, che è volta al reinserimento sociale del reo (rafforzamento dell’istruzione, della formazione, dei contatti con la società e le realtà del volontariato). Tale dettato tiene in particolare riguardo i minori e le donne madri.

Dopo la riforma dell’ambito civile, il Parlamento ha portato a termine dunque anche una significativa revisione dell’ambito penale, ovviamente sotto il coordinamento e la regia del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il Ddl di cui ho scritto si fonda sull’idea che vadano accelerate procedure e snelliti alcuni aspetti tecnici per una ragionevole durata dei processi, fondamentale in uno Stato di diritto, in particolare per i reati meno gravi. La pena in generale non è vista poi come una vendetta dello Stato nei confronti di un cittadino, ma come il modo attraverso cui un cittadino ripara un atto illecito; il riordino della disciplina delle intercettazioni è volto a garantire maggiormente le persone che non c’entrano con i reati contestati; l’estensione dei tempi di prescrizione a rendere più ardua la vanificazione dell’accertamento penale. Abbiamo approvato una riforma importante per il miglioramento della giustizia in Italia.