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La Camera approva la manovra correttiva, modificata abbondantemente in Commissione

Bene il reperimento dei 3,4 miliardi che servivano per non sforare il deficit, restano perplessità su molte altre decisioni, a partire dalla scelta di disciplinare in questa sede il lavoro occasionale

Il 1° giugno la Camera ha approvato il Decreto che, prioritariamente, reca misure urgenti per la finanza pubblica, gli enti locali e i territori del Centro Italia colpiti dal sisma: la manovra correttiva, sollecitata dalla Commissione europea per far calare il nostro deficit (e di cui avevo già scritto a metà aprile quando venne presentata dal Governo), ha quindi come obiettivo principale quello di recuperare risorse per un ammontare di circa 3,4 miliardi e indicare alcuni capitoli fondamentali di spesa. Come ben noto, dentro a questo urgente provvedimento sono poi confluite – in sede di esame in commissione Bilancio –tantissime altre norme, addirittura un altro Decreto (quello sul prestito per Alitalia) e misure che non c’entrano con le risorse da reperire o con la spesa da licenziare, come la nuova disciplina per il lavoro accessorio. Provo dunque a fare una sintesi del testo, molto tecnico e decisamente vasto. Tanto vasto da contenere misure positive e altre meno, ma su cui in ogni caso non si è potuto discutere in Aula perché è stata posta la fiducia.

Inizio dalla questione dei conti pubblici. Per favorire nuove entrate si rafforza il cosiddetto “split payment”, una forma di recupero dell’Iva destinata a tutte le Pa (e agli enti inclusi nel conto consolidato delle Pa), alle società controllate e a quelle quotate: questi soggetti dovranno versare l’Iva direttamente nelle casse dello Stato e i loro fornitori riceveranno le fatture al netto dell’imposta, data appunto subito all’Erario. Il versamento anticipato dell’Iva viene esteso, in misura ridotta, anche ai professionisti che lavorano con i soggetti di cui sopra, e che dunque incasseranno solo una parte dell’Iva mentre la restante sarà versata direttamente al fisco (si recano al contempo procedure più veloci per le compensazioni). Per recuperare fondi si norma la chiusura agevolata, da richiedere entro il 30 settembre, delle liti fiscali ancora pendenti alla data del 23 aprile (quando la manovra è andata in Gazzetta Ufficiale): con un emendamento in commissione Bilancio si è deciso che anche Comuni, Province e Regioni possano, entro il 31 agosto, scegliere questa opzione per la chiusura dei contenziosi. I contribuenti (e anche le amministrazioni) con cause aperte con lo Stato potranno quindi far domanda per sanare il debito, pagando l’importo indicato nell’atto impugnato in primo grado e gli interessi calcolati al 60° giorno dalla notifica dell’accertamento: niente sanzioni e interessi incrementali, ma certezza da parte del fisco di ricevere l’imposta. Nuovi tagli alle missioni e ai beni e servizi dei Ministeri per un ammontare di circa 600 milioni, aumenteranno le imposte sui giochi: dal Lotto al Gratta e vinci dalle slot alle videolottery, cresce significativamente il prelievo erariale. Oltre al sostanziale raddoppio del gettito fiscale, si è deciso di procedere a una riduzione delle slot esistenti: da qui a fine anno dovranno esserci il 15% in meno delle macchinette, e un altro 19% dovrà sparire entro aprile 2018. Ovvero le slot dovranno diminuire del 34% e ad aprile le macchinette da bar non dovranno essere più di 265mila (l’agenzia delle Dogane potrà se no procedere al ritiro dal mercato degli apparecchi). Accanto a queste misure se ne aggiungono alcune più tecniche come il giro di vite per l’Ace (aiuto alla crescita economica), una deduzione destinata alle imprese che si calcolerà d’ora in poi in maniera un po’ differente recuperando qualche decina di milioni di euro da destinare al Fispe (Fondo per interventi strutturali di politica economica). Per combattere l’evasione si introduce la cedolare secca al 21% per gli Airbnb, gli affitti turistici di durata inferiore ai 30 giorni: i portali online, anche esteri, che promuovono affitti brevi in Italia dovranno fare da sostituti di imposta e il soggetto “privo di stabile organizzazione in Italia” sarà obbligato a nominare un rappresentante fiscale. In commissione Bilancio si è dato il via libera infine a una giusta misura, pensata per i colossi del web come Google (che ha chiuso un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate alcune settimane fa, pagando 306 milioni di euro), Apple (che ha versato all’Erario 318 milioni nel 2015, sempre dopo una causa con lo Stato) o Amazon (al momento sotto inchiesta fiscale): la legge propone alle aziende con un fatturato globale superiore al miliardo di euro e un giro di affari di almeno 50 milioni nel nostro Paese di collaborare con il fisco per accertare se possiedono una stabile organizzazione in Italia e, di conseguenza, pagare una tassazione superiore a quella finora versata. Tutti i gruppi con le caratteristiche di cui sopra potranno dunque avvalersi della “cooperazione rafforzata” ed estinguere i debiti versando le somme dovute e pagando la metà delle sanzioni amministrative. Si intende far sì che aziende globali che spesso pagano tasse molto basse nei Paesi in cui le loro filiali fanno affari (perché hanno sede legale in Stati con regimi fiscali a loro favorevoli), evitino di evadere, eludere, ed entrare poi in causa con lo Stato: il nostro Paese ha dunque promosso una misura che vuole incentivare e fare da apripista ai doverosi e necessari accordi internazionali che, soli, potranno regolare degnamente la tassazione delle multinazionali del web.

Tutte queste decisioni servono quindi a ridurre il deficit. Come detto, però, il Dl contiene moltissime altre disposizioni. Per esempio c’è un articolato pacchetto per il sisma in Centro Italia, che comprende l’istituzione delle zone franche urbane nelle aree colpite dai terremoti degli scorsi mesi: a tal fine si costituisce un Fondo da 1 miliardo di euro l’anno per 3 anni destinato alla ricostruzione e al sostegno fiscale alle attività produttive (sconti, esenzioni o sospensioni dei versamenti tributari, seguendo l’esempio di quanto fatto anche per il terremoto dell’Emilia). Le risorse sono aggiuntive a quelle già stanziate con la legge di Bilancio e che ammontavano a 9 miliardi. Il Decreto sisma votato alcuni mesi fa aveva stanziato poi risorse per le aziende del turismo e dell’artigianato nelle zone colpite: a quei fondi, la manovra ora aggiunge altri 10 milioni di euro. Inoltre: anche chi acquista una casa demolita e ricostruita nelle aree ad alto rischio sismico potrà usufruire del sismabonus, cioè la detrazione al 75% in 5 anni con tetto a 96mila euro per la messa in sicurezza antisismica. Si dettano poi disposizioni per allentare il turn over negli enti locali, al fine di immettere ulteriori 7mila unità di nuovo personale: per i piccoli Comuni fino a 3mila abitanti è previsto lo sblocco totale al 100% (se la spesa per dipendenti non supera il 24% della media delle entrate a consuntivo registrate nell’ultimo triennio), per gli altri un allentamento significativo al 75% (dunque ogni 4 pensionamenti si potranno assumere 3 persone) che potrà arrivare addirittura al 90% se si è in linea con i vincoli di finanza pubblica. 24 milioni aggiuntivi sono stanziati per le Città metropolitane e arrivano maggiori fondi alle Province per le quali il Decreto prevedeva già 290 milioni di euro: in sede di esame la Bilancio ha approvato un ulteriore aumento di 255 milioni per le funzioni fondamentali, i lavori straordinari sulle strade e la manutenzione dell’edilizia scolastica degli istituti superiori. Altre misure riguardano i trasporti: si stabilizza il Fondo per il trasporto pubblico locale (a circa 5 miliardi l’anno) e si recano norme per il rinnovo del materiale rotabile e per l’adeguamento delle linee ferroviarie regionali agli standard di sicurezza nazionali, ma pure per il rimborso totale del biglietto per i ritardi di oltre mezz’ora in città o di 60 minuti tra Comuni diversi da parte di bus locali e regionali. Dopo l’entrata in vigore della legge, le multe incassate per violazione degli obblighi di velocità e per violazione del Codice della strada possono essere usate da Province e Città metropolitane, per il 2017 e il 2018, per finanziare spese relative a viabilità e polizia locale e per il miglioramento della sicurezza stradale. Sui prezzi dei biglietti di bus e metro, Regioni e Comuni dovranno adeguare i sistemi tariffari tenendo conto di parametri come l’Isee, ma anche il livello dei servizi e la media dei costi a livello europeo. Il Decreto dà anche il via libera alla fusione Fs-Anas, precisandone le modalità: il ministro dell’Economia trasferirà le azioni dell’azienda delle strade alla società ferroviaria entro un mese dal riordino societario di Anas (perfezionamento del contratto di programma 2016-2020, perizia giurata sull’adeguatezza dei fondi in Bilancio, assenza di effetti negativi sui saldi di finanza pubblica).

Come già scritto, nel Decreto è confluito anche il provvedimento per lo stanziamento del prestito statale da 600 milioni necessari per il proseguimento dei servizi di Alitalia, in vista della soluzione della crisi e della vendita dell’azienda, ma anche moltissime altre leggi: dai maggiori poteri dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) nei controlli sugli appalti alla possibilità di promuovere lo sviluppo delle mense biologiche all’interno delle scuole (per cui viene creato un Fondo da 44 milioni di euro volto a ridurre i costi a carico degli studenti). Dunque una miriade di materie. Per esempio vengono incrementate le risorse – altri 40 milioni per il 2017, oltre al miliardo e 300 milioni già predisposti dalla legge di Bilancio per i prossimi anni – destinate alle stabilizzazioni di 15mila docenti. Si dispone invece la chiusura di Federconsorzi, ovvero la Federazione dei Consorzi agrari fondata nel dopoguerra ma travolta da quasi 30 anni da una crisi irreversibile, per la cui ristrutturazione precedente la cessazione vengono stanziati 40 milioni. Dal 2018 non verranno più coniate le monetine da 1 o 2 centesimi di euro, prevedendo un meccanismo di arrotondamento dei prezzi; sempre dal 2018 arriva il credito d’imposta al 75% per le imprese e i lavoratori autonomi che investano in pubblicità su quotidiani, periodici e sulle emittenti radio e tv e sostengano le nuove imprese editoriali (il tax credit sale al 90% per micro e piccole imprese e per le start up innovative). Una novità importante è l’esclusione dei fondi pensione dalle regole del bail-in, ovvero le regole sui risanamenti bancari in caso di crisi: le associazioni e le fondazioni restano titolari dei valori e delle disponibilità conferiti in gestione e non saranno coinvolti in caso di risoluzione dell’istituto. La manovra supera anche gli “studi di settore” per i lavori autonomi imprenditoriali: al loro posto entreranno in vigore i nuovi “indici sintetici di affidabilità fiscale”, che saranno elaborati in base a dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta. In pratica si tratterà di una “pagella” che misurerà da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale del contribuente, in modo da consentirgli di accedere a rimborsi o a compensazioni più semplici e di ricevere, in caso di perdurante correttezza, meno controlli. Gli indici dovranno essere approvati con un decreto del Mef entro il 31 dicembre e l’agenzia delle Entrate dovrà individuare le attività cui applicare i nuovi indicatori entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore di questa legge (quindi entro settembre). Gli indici non si applicheranno per i periodi d’imposta nei quali le imprese o i professionisti hanno iniziato o cessato l’attività o non si trovano in condizioni di normale svolgimento della stessa. 30 milioni si aggiungono infine ai 30 già previsti dalla legge di Bilancio 2017 per i “competence center” di Industria 4.0, ossia i centri  (se ne prevedono 5-6 in tutta Italia) di eccellenza tecnologica che fanno capo anche ad alcune università (dovrebbe esserci anche Bologna) e che avranno come compito principale il trasferimento di competenze tecnologiche alle imprese.

Tra le cose non positive segnalo che la manovra dà un altro stop all’attività dei bus low cost, ossia i servizi di trasporto interregionale a prezzi più bassi portati in Italia da società estere come Flixbus e utilizzati da centinaia di migliaia di persone. Il Decreto “milleproroghe”, votato a fine febbraio, prevedeva che solo “gli operatori la cui attività principale è il trasporto passeggeri su strada”, e non piattaforme digitali (come è ad esempio invece Flixbus), potessero ottenere l’autorizzazione a operare sulle tratte interregionali; ora la manovra prevede che Flixbus non possa più appoggiarsi a società locali per effettuare il trasporto. Dunque si vietano nei fatti le compagnie low cost per il trasporto su gomma. Come sappiamo, però, la misura che ha creato maggiori malumori non è certo questa, ma l’introduzione nel Decreto della nuova disciplina sul lavoro accessorio: non era la sede giusta per normare la materia dunque sono in disaccordo con la scelta del Governo. Mi limito qui a riportare che l’Esecutivo, dopo aver abrogato i voucher, ha ora introdotto due soluzioni: i “libretti di famiglia” e il “contratto di prestazione occasionale”. Il primo è destinato a coprire prestazioni occasionali per piccoli lavori domestici come pulizia, manutenzione, assistenza a bambini, anziani, ammalati, disabili e lezioni private: ogni “ticket” del libretto vale 10 euro, che vanno netti al lavoratore perché i contributi alla gestione separata sono a carico del datore di lavoro. La seconda misura è un istituto contrattuale vero e proprio, destinato alle imprese sotto i 5 dipendenti, attivato e gestito telematicamente e con un compenso minimo orario di 9 euro netti (riconoscendo con ciò a tutti i lavoratori occasionali un compenso orario minimo). Sono escluse dalla disciplina le imprese dell’edilizia e quelle che eseguono appalti di opere e servizi; per il settore dell’agricoltura, il contratto di prestazione occasionale potrà essere usato solo per pensionati, studenti e disoccupati. Le prestazioni occasionali non potranno superare i 5mila euro per ciascun lavoratore, con un massimo di 2.500 euro l’anno per datore di lavoro. Intanto, anche a causa della decisione sul lavoro occasionale, Mdp alla Camera non ha votato la fiducia all’Esecutivo sulla manovra: se dovesse ripetere tale scelta in Senato (dove i numeri sono più risicati), su questo tema potrebbe anche aprirsi una crisi.