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Il 6 giugno il ministro della Giustizia Andrea Orlando è intervenuto in commissione Anticontraffazione per analizzare la situazione e fare il punto sugli strumenti che servono. Il Ministro ha sottolineato la rilevante crescita della contraffazione online: l’evoluzione tecnologica infatti non solo amplifica le modalità di aggressione ai beni tutelati ma rende anche rapidamente obsoleti gli strumenti di contrasto. Nella contraffazione delle opere dell’ingegno – musica, film, software – la riproduzione abusiva ha poi quasi azzerato il mercato della vendita su supporto materiale (come i dvd) con conseguenti forti danni per i settori coinvolti. Per quanto riguarda il web, il Ministro ha sottolineato come il coinvolgimento organico dei principali attori (titolari dei diritti, gestori o rappresentanti dei produttori, distributori di contenuti, fornitori di accesso ad Internet, associazioni dei consumatori, ecc.), sia indispensabile per ridurre la pirateria. Dunque servono accordi e “reti” tra portatori di interesse. Dal punto di vista normativo generale, Orlando ha poi evidenziato come problematica la disomogeneità degli apparati nazionali: tale carenza, come è emerso da intercettazioni telefoniche, è ben nota agli indagati coinvolti nei traffici, che organizzano l’assemblaggio delle merci all’estero come fattore di ulteriore riduzione del rischio penale, in modo da radicare la competenza per un eventuale procedimento in Paesi con legislazioni più permissive. È quindi necessario un salto di qualità nella cooperazione internazionale penale. Rinviando, per chi è interessato, alla relazione completa di Orlando, vorrei qui sottolineare che secondo la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo il coinvolgimento di organizzazioni criminali transnazionali che operano nel settore è in crescita: una peculiarità che le organizzazioni dedite alla contraffazione condividono con quelle di narcotraffico è l’interazione costante tra gruppi criminali di origine straniera e gruppi criminali italiani. La globalizzazione e la libera circolazione delle merci richiedono infatti, per mantenere elevati i livelli di collocazione sui mercati, l’allargamento dell’orizzonte dei potenziali consumatori e la diversificazione dell’offerta: dall’organizzazione su vasta scala dell’importazione di prodotti dalla Cina, alla loro falsificazione “a domicilio” – ossia nei Paesi destinatari – alla restituzione dei proventi a intestatari fittizi mediante reti esterne al circuito finanziario ordinario (money transfer o forme di pagamento simili). Questo scenario richiama la necessità di strumenti internazionali perché, per esempio, il sequestro di ingenti quantitativi di beni contraffatti in uno Stato non consente, di per sé, di risalire agli organizzatori e alle imprese produttrici o che si occupano dell’importazione e, dunque, di impedirne la reiterazione, né di intercettare i proventi della vendita. Solo una squadra comune di investigatori, in grado di operare in tutti i Paesi europei e conoscere la struttura organizzativa criminale che movimenta il traffico di prodotti, è realmente in grado di assicurare la completezza delle indagini. Su questo fronte, l’Italia sta facendo sempre più pressioni a livello comunitario. Per saperne di più