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Il 7 aprile il Governo ha approvato in via definitiva (dunque dopo l’esame delle Commissioni parlamentari competenti) gli otto decreti attuativi alla riforma della scuola, come da legge 107/2015 cosiddetta “buona scuola”: sistema integrato dell’educazione dagli 0 ai 6 anni fino alla prima elementare, sostegno alla disabilità, effettività del diritto all’apprendimento con nuovi 30 milioni destinati alle borse di studio, sostegno alla cultura umanistica e artistica, e altri ancora i contenuti dei provvedimenti. Tra questi vorrei segnalare in particolare quello relativo al nuovo sistema di formazione e accesso al ruolo degli insegnanti della scuola secondaria (dunque medie e superiori), che credo possa interessare anche i ragazzi e i giovani adulti che intendono intraprendere questo importante lavoro. Quello previsto dal decreto è un cambio di passo rilevante: con il nuovo percorso un laureato magistrale che deciderà di dedicarsi all’insegnamento dovrà prima vincere un concorso pubblico nazionale, poi affrontare un triennio retribuito di formazione sul campo volto all’inserimento progressivo nella funzione docente. Durante il triennio acquisirà le competenze necessarie (pedagogiche, organizzative, tecnologiche); una volta superate le prove intermedie e quella finale l’aspirante docente sarà automaticamente immesso in ruolo senza necessità dell’anno di prova e senza aver dovuto svolgere attività di insegnamento in condizione di precariato. Il prossimo anno dovrebbe essere bandito il primo concorso per una quota dei posti che si renderanno vacanti dal 2021-22 (la formazione è triennale), ma il nuovo sistema entrerà a regime progressivamente per dare risposte coordinate anche a chi ha già intrapreso la professione di insegnante con gli iter precedenti. Il decreto ha dunque cercato di definire i percorsi per il futuro tenendo però conto di chi, attraverso le tante modalità previste dai sistemi di abilitazione che si sono succeduti nel tempo, ha acquisito titoli che non possono andare dispersi. Il nuovo sistema si pone come obiettivo anche di evitare il riprodursi di nuove sacche di precariato.