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Con questa newsletter voglio innanzitutto augurare buon Natale e un felice inizio d'anno nuovo. Purtroppo la fine del 2016 ha visto riaffacciarsi sullo scenario europeo il terrorismo, problema gravissimo del nostro mondo, e di cui non possiamo smettere di occuparci. L'uccisione dell'ambasciatore russo ad Ankara e soprattutto la follia omicida a Berlino (di cui pare vittima anche una giovane italiana) ci ricordano, ancora una volta, i pericoli derivati dall'instabilità globale e le conseguenze, tremende, del conflitto siriano e più in generale dei conflitti mediorientali. Dal punto di vista interno, la fine del 2016 si è invece caratterizzata per un momento di stallo politico e parlamentare, dato dalla crisi di Governo, ma gestito con intelligenza ed efficacia dal presidente della Repubblica Mattarella: senza dubbio l'inizio del 2017 dovrà dare un segnale di tenuta del sistema e del Paese, di cui le famiglie e le persone hanno bisogno. Oltre a questo il 2017 sarà probabilmente l'anno in cui torneremo a votare, dunque un anno che si distinguerà per un'accelerazione della sfera politica che, però, spero non prevalga in maniera spropositata sull'attività legislativa necessaria. Mi auguro insomma che ci sia responsabilità nel portare avanti il lavoro fin qui svolto e nel gestire al meglio la situazione economica e sociale attraverso le misure che serviranno, con un Parlamento attivo, attento e propositivo com'è stato in questi anni. Il Governo presieduto da Matteo Renzi ha realizzato inoltre riforme da condurre definitivamente in porto tramite i decreti attuativi che mancano, predisposto un nuovo piano di politica industriale (il Piano “Industria 4.0” di cui più volte ho scritto in questa newsletter) da mettere ora in campo pienamente, riportato l'Italia fuori dalla recessione. Tutte azioni che vanno perseguite convintamente e confermate per non retrocedere. Pertanto, in questo mio ultimo notiziario del 2016, riporto alcune considerazioni che, spero, renderanno chiari gli obiettivi che il nuovo governo Gentiloni ha inevitabilmente di fronte a sé. Infine, il 2017 sarà un anno importante anche per il nostro Partito, che mi auguro abbia l'intelligenza e la capacità di ricomporre le proprie tensioni interne attraverso una discussione costruttiva. Ancora un caro augurio di Buon Natale.
Al voto subito? A mio avviso è irragionevole: bisogna rimettere mano alla legge elettorale

La scelta di Mattarella è necessaria per proseguire il lavoro su alcune urgenze del Paese, ma anche perché non si può andare alle urne con due sistemi per Camera e Senato incompatibili tra loro
Dopo l'esito del referendum costituzionale e le dimissioni di Matteo Renzi, da più parti in queste settimane abbiamo sentito l'invocazione di un ritorno alle urne pressoché immediato. Vorrei invece mettere in fila alcune osservazioni che spero dimostrino quanto le elezioni politiche siano impraticabili prima di tempi ragionevoli e soprattutto prima di aver risolto il nodo della legge elettorale.
Innanzitutto bisogna aver presente che gli attuali sistemi elettorali sono disomogenei fra loro: da una parte, infatti, la Camera sarebbe eletta con l'Italicum; dall'altra il Senato sarebbe eletto con il cosiddetto “Consultellum”. Il primo, pensato per la sola Camera, è un sistema che attribuisce un premio di maggioranza alla lista che vince le elezioni (o al primo turno se supera il 40% o a seguito dell'eventuale ballottaggio); il secondo è un sistema di tipo proporzionale con attribuzione dei seggi su base regionale e soglie di sbarramento al 3% per i partiti uniti in una coalizione (ma la coalizione deve superare il 20% dei voti) e all'8% per le singole liste non coalizzate con altre. Il “Consultellum” è entrato in vigore in seguito alla sentenza del gennaio 2014 emessa dalla Corte Costituzionale, che aveva dichiarato illegittime alcune caratteristiche del “Procellum”, ossia la legge Calderoli del 2005. Al momento, dunque, abbiamo due sistemi che non possono assolutamente convergere: a mio avviso sarebbe comunque assurdo eleggere due Camere con due sistemi diversi, ma soprattutto sarebbe folle farlo con questi. La loro diversità sta proprio nella loro ragione fondativa: da un lato abbiamo una legge che punta a creare una maggioranza stabile di Governo (l'Italicum) e dall'altro una legge di stampo proporzionale. Che, in un sistema tripolare come quello attuale (diverso anche rispetto al momento in cui fu varata la riforma del Pdl a firma Calderoli), condurrebbe a probabile ingovernabilità. Serve dunque rimettere mano alla legge elettorale. Capendo, politicamente, in che direzione vogliamo andare: se in una direzione di stabilità politica attraverso un sistema che per lo meno guarda al maggioritario o se in una direzione di instabilità attraverso un proporzionale innestato su uno scenario di conclamato tripolarismo. Ovvero in uno scenario che vede Pd, centro-destra e Movimento 5 Stelle come forze, se non equivalenti, comunque tra loro competitive: un dato che, associato al proporzionale, porta facilmente la politica allo stallo. Per rimettere mano alla legge elettorale occorre avere un consenso parlamentare, dunque per prima cosa occorre capire se vogliamo proseguire sulla strada di una vocazione maggioritaria, se invece si fa strada un'opzione alternativa, o se si riesce a trovare un punto di equilibrio. Non a caso, infatti, all'Assemblea nazionale del Pd che si è tenuta a Roma domenica 18 dicembre Renzi ha proposto l'eventualità di tornare al cosiddetto “Mattarellum”, ossia la legge elettorale che abbiamo usato fino alla riforma Calderoli e che costituisce un mix proprio tra maggioritario e proporzionale. La discussione è appena cominciata: vedremo presto dove approderà.
Bisogna inoltre ricordare che la Consulta si esprimerà sull'Italicum, per rilevarne eventuali difetti di costituzionalità, il 24 gennaio. In Commissione affari costituzionali, il 20 dicembre, i principali gruppi politici (Pd, M5S, Forza Italia) hanno convenuto di non discutere di proposte di legge elettorale fino a quando la Consulta non si sarà pronunciata: mi pare una scelta di buonsenso e rispetto istituzionale. La decisione della Consulta avrà infatti indubbiamente un suo peso: ad esempio la Corte potrebbe eccepire sul ballottaggio, o sul premio di maggioranza. A quel punto il Parlamento potrebbe aggiustare le soglie di sbarramento e omogeneizzare i due sistemi in un'ottica proporzionale, se quella sarà la strada individuata come privilegiata. Ma questa è solo un'ipotesi. Un'altra ipotesi infatti è che la Consulta proceda con un ritocco minimo all'Italicum (la mera eliminazione di candidature plurime), ma la Corte potrebbe anche dare il via libera alla legge così com'è. E dunque è ovvio che si tornerebbe al discorso di partenza: non è possibile andare al voto con due sistemi così differenti, che eleggerebbero un Parlamento totalmente incapace di esprimere un Governo sensato. Per quanto rilevante e attesa, come è evidente la decisione della Consulta da sola non basta: essa è condizione necessaria ma non sufficiente per tornare alle elezioni politiche. La verità è che la soluzione deve essere trovata in Parlamento: la sintesi deve essere tratta dalle Camere e all'interno di una discussione tra i partiti. Quel che penso, e credo che le ultime settimane lo abbiano dimostrato, è che se non mettiamo mano per bene alla legge elettorale il nostro futuro politico sarà preda dei venti. Il sopravvissuto bicameralismo paritario, associato al sistema proporzionale, associato al tripolarismo e associato a una crisi di rappresentanza sarebbero il brodo di coltura ideale per il trasformismo e la precarietà degli Esecutivi. Chi paragona la situazione odierna alla prima Repubblica non ha ragione: oggi i partiti sono più deboli, dunque i problemi che erano già presenti un tempo (instabilità, maggioranze mutevoli, il già citato trasformismo), si acuirebbero ancora di più. Io credo che tutte le forze politiche debbano sciogliere questi nodi e realizzare una buona legge elettorale (che possibilmente garantisca la stabilità) prima di andare alle urne. Si può fare in tempi ragionevoli, ma non in un battibaleno.
Oltre alla legge elettorale, ci sono inoltre alcune questioni aperte, urgenti e importanti che chiunque abbia un po' di senso di responsabilità non poteva lasciare a gambe all'aria. Tra queste la crisi di Monte dei Paschi di Siena e la messa in sicurezza delle banche italiane (di cui scrivo in una notizia in breve). Deve poi proseguire sensatamente anche la negoziazione con l'Ue per quanto riguarda alcuni margini di bilancio che abbiamo faticosamente conquistato in questi ultimi anni: il giudizio sulla Manovra è atteso infatti in questi mesi. E, come hanno detto giustamente sia il presidente della Repubblica Mattarella che il nuovo premier Gentiloni, c'è una grande priorità nazionale: la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Da quanto detto, ritengo intelligente mettere un piede dopo l'altro per camminare dritti. Fare i salti mortali, in questo momento, significherebbe rompersi l'osso del collo. E questo non riguarda il Partito Democratico. Ma la democrazia in Italia.

La Camera vota la fiducia al Governo Gentiloni, che in Aula illustra le sue priorità
Bene che si sia risolta rapidamente la crisi, ragionevole che sia stata data continuità all'azione dell'Esecutivo: nei prossimi mesi i Dicasteri dovranno infatti attuare molte misure già approvate
Il 13 dicembre la Camera ha dato la sua fiducia al nuovo Esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, che il 14 ha ricevuto la fiducia anche del Senato. Bene, dunque, che il nostro Paese abbia ritrovato velocemente il proprio equilibrio istituzionale. Ragionevole che la composizione del nuovo Governo sia quasi uguale a quella dell'Esecutivo guidato da Matteo Renzi. Il motivo è semplice: non sappiamo ancora quando andremo al voto e, come ha detto Gentiloni nel suo intervento alla Camera, il nuovo Governo durerà finché avrà il sostegno del Parlamento; la maggioranza che sostiene l'Esecutivo nella sostanza non è cambiata poiché, se si esclude Ala (ossia il gruppo parlamentare che fa riferimento a Verdini e che ora comprende alcuni componenti di Scelta Civica), il Governo conta sui voti di Pd e Ncd, come il precedente. Per il lasso di tempo che ci condurrà al voto e con una maggioranza quasi invariata di riferimento, trovo del tutto congruo che si sia data continuità ai lavori già impostati. Ci sono infatti riforme da portare a termine e 79 misure approvate con la legge di Bilancio da attuare. Chi, più dei Ministri che le hanno predisposte, possono renderle operative?
Il nuovo premier, in Aula, ha intanto indicato le priorità di questa fase. La prima è garantire tempestivi ed efficaci interventi nelle zone colpite dal terremoto e impostare le principali azioni di “Casa Italia”, ovvero il piano per la difesa nazionale del territorio. Gentiloni ha poi citato il piano Industria 4.0, messo a punto dal ministro Calenda, come una leva fondamentale per sostenere la ripresa e gli investimenti. All'interno di questo Piano, la legge di Bilancio stanzia anche risorse per i poli universitari d'eccellenza: sarà un decreto del ministero per lo Sviluppo economico, da emanare entro aprile, a definire le modalità di ripartizione e di costituzione dei centri specializzati nell'innovazione. Gentiloni ha poi ricordato che, sempre entro aprile, deve essere approvato il Documento programmatico sulle infrastrutture, seguito da Graziano Delrio. Va inoltre ripresa e pienamente attuata la riforma della Pubblica amministrazione, che dopo lo “stop” della Consulta (che non ha eccepito sul merito del provvedimento, ma sul fatto che fosse stato varato dopo avere ricevuto il solo “parere” degli enti territoriali anziché pervenire a “un'intesa” con gli stessi) deve ora rivedere le norme anti-assenteisti, quelle per il riordino delle partecipate e quelle per le nomina dei dirigenti sanitari. Senza un intervento queste leggi (già varate) rischiano di decadere proprio per l'intervento della Corte Costituzionale. Dunque occorre fare presto, anche per riavviare la contrattazione nel pubblico impiego, come previsto dall'intesa siglata con i sindacati il 30 novembre. Altro comparto di cui seguire iter procedurali è quello relativo ai “Patti per il Sud”: Carlo De Vincenti, prima sottosegretario a Palazzo Chigi e oggi ministro per la Coesione territoriale e per il Mezzogiorno, dovrà portare avanti gli interventi previsti dalla programmazione comunitaria (le cui risorse provengono dai Fondi Ue 2014-2020) che per il 2017 stanzia 2,4 miliardi, cui ora si aggiungono anche i fondi messi in Bilancio per la decontribuzione per le assunzioni stabili nel Sud del Paese. De Vincenti dovrà seguire l'attuazione, dunque, della spesa comunitaria per il prossimo anno e dell'avvio della decontribuzione straordinaria per il Mezzogiorno, che sta soffrendo molto di più rispetto alle altre aree del Paese. Tra le cose da fare subito c'è poi l'annuale decreto battezzato “Milleproroghe”, che dilaziona i tempi per la realizzazione di precedenti misure non ancora attuabili o attuate, e amplia i termini di scadenza per alcuni interventi non conclusi. Probabilmente il Decreto 2017 conterrà anche alcune norme che non sono entrate nella legge di Bilancio (in seguito alle dimissioni di Renzi la Manovra economica è stata approvata in Senato senza alcun emendamento rispetto a quanto deliberato alla Camera), come l'estensione dei bonus edilizi agli incapienti o le assunzioni dei cancellieri per gli uffici giudiziari. Scriverò del dettaglio del Decreto quando sarà approvato.
In Aula Gentiloni ha poi affermato che i prossimi mesi dovranno mostrare un impegno forte e deciso in favore della “parte disagiata del Paese, della classe media, dei dipendenti e delle partite Iva, ovvero le categorie più colpite dalla crisi, alcune delle quali a rischio povertà. La priorità delle priorità sarà il lavoro”. A tal proposito vorrei ricordare che la riforma del lavoro deve essere ancora essere resa operativa per quanto concerne le politiche attive: sta per partire, come segnalato nella scorsa newsletter, l'assegno di ricollocazione per aiutare i disoccupati a riqualificarsi e trovare un lavoro, ma perché funzioni occorre coordinare bene le nuove mansioni che i centri per l'impiego dovranno implementare in tal senso. Dunque bisogna presiedere con intelligenza a questo processo, perché le politiche attive sono la “seconda gamba” della riforma che abbiamo votato. Finalmente, poi, è stato incardinato in commissione Lavoro alla Camera il “pacchetto” di misure in favore dei lavoratori autonomi, che prevede più tutele per i professionisti e una revisione della normativa per dare garanzie e sicurezze alle partite Iva. Tra le azioni previste, la deduzione integrale (con un tetto massimo di 10mila euro) per tutte le spese di formazione e alta formazione che i professionisti devono sostenere (per legge) o che desiderano sostenere per una maggior specializzazione; si potranno “scaricare” dalle tasse gli oneri sostenuti a garanzia di eventuali mancati pagamenti delle prestazioni; diventano illegali le clausole che prevedono pagamenti oltre i 60 giorni dalla consegna della fattura al cliente. I congedi parentali salgono da 3 a 6 mesi, da utilizzare entro i primi tre anni di vita del bambino; durante la maternità si potrà ricevere un'indennità anche continuando a lavorare (per la natura stessa del lavoro autonomo sarebbe addirittura lesivo far scattare l'astensione obbligatoria dagli impieghi); in caso di malattia o infortunio si potranno sospendere le prestazioni di carattere previdenziale su richiesta dell'interessato. Servono poi i decreti attuativi per dare sostanza all'anticipo pensionistico (Ape), che parte a maggio: a gennaio dovranno essere siglate infatti le convenzioni con le banche e le assicurazioni coinvolte. Bisogna emanare decreti ministeriali anche per le misure, positive, che danno attuazione alle semplificazioni per il ritiro anticipato dal lavoro per le attività usuranti, al blocco delle ricongiunzioni onerose, e una circolare ministeriale dovrà occuparsi dell'ottava salvaguardia per gli esodati (tutte azioni contenute nella legge di Bilancio).
Come è più che evidente, insomma, non sono poche le scadenze a breve termine che il nuovo Governo dovrà affrontare per rendere operative scelte pregresse o per realizzare alcune azioni ancora incompiute. In questo ambito sarebbe molto importante approvare in via definitiva la legge delega che istituisce uno strumento certo e universale a supporto delle famiglie e delle persone indigenti, realizzando così il primo passo verso un reddito minimo garantito in caso di difficoltà. La legge di contrasto alla povertà, approvata dalla Camera in luglio (ne scrissi nella mia newsletter di metà mese), è ferma in Senato: credo sarebbe un bel segnale vararla prima di tornare al voto. Sempre in Senato è fermo da un anno il Ddl sulla concorrenza, ma soprattutto è ferma un'importante riforma, quella del procedimento penale, approvata dalla Camera: vedremo se si riuscirà a sbloccare queste norme. Di certo invece va attuata la legge delega sull'editoria approvata in via definitiva il 4 ottobre e vanno predisposti la maggior parte dei decreti attuativi per la legge di riordino del Terzo settore. Bene che le commissioni Affari sociali, dopo la crisi di Governo, abbiano subito dato il via libra al decreto sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (i Lea), di cui ho scritto proprio nella scorsa newsletter e che rinnovano, dopo 16 anni, i servizi e le prestazioni che il Sistema sanitario nazionale è tenuto a offrire (in via gratuita o dietro pagamento di un ticket). Dunque le fondamenta del sistema pubblico. L'aggiornamento dei Lea comporta l'inserimento di una serie di prestazioni precedentemente assenti, la riclassificazione di gruppi di patologie, una maggior attenzione ad alcune malattie, l'introduzione di procedure diagnostiche e terapeutiche che anni fa avevano un carattere “sperimentale” mentre oggi sono entrate nella pratica clinica corrente e possono anche essere erogate in ambito ambulatoriale (come la fecondazione medicalmente assistita). L'ultimo punto che vorrei affrontare riguarda invece un eventuale ritocco alla riforma del lavoro. Come sappiamo, la Cgil ha promosso 3 referendum sulla cui ammissibilità la Consulta si esprimerà l'11 gennaio. I quesiti riguardano: il lavoro accessorio (ovvero i voucher), il ripristino dell'articolo 18 per i licenziamenti senza giusta causa, la clausola di responsabilità tra azienda appaltatrice e appaltante nei contratti. I quesiti pongono alcuni temi ritenuti sensibili da molti cittadini. Io credo che questo Esecutivo sia nelle condizioni di avanzare proposte per correggere due norme risalenti ai governi precedenti (l'estensione dei voucher e le norme sulla tutela del lavoro negli appalti) e per trovare una soluzione sensata sui licenziamenti. Faccio presente, oltre tutto, che: sui voucher il gruppo Pd della commissione Lavoro di Montecitorio ha presentato una proposta di legge, al fine di circoscriverne la portata e ricondurli alle regole molto stringenti del 2003, quando furono introdotti; sui licenziamenti e lo stralcio completo dell'articolo 18 la stessa Commissione aveva espresso parere al tempo dell'esame del decreto attuativo, un parere che purtroppo il Governo ha disatteso. A mio avviso ci sarebbero dunque margini di azione anche su queste materie.
Va infine ricordato che il Governo dovrà proseguire la sua negoziazione con l'Ue, soprattutto per quanto riguarda i migranti e le spese legate all'accoglienza, che il 2017 è l'anno in cui l'Italia ha la presidenza del G7 (infatti ne ospiteremo il vertice a Taormina), che la situazione internazionale è arrivata a un punto di non ritorno in Siria e che purtroppo il terrorismo è tornato a colpire l'Europa. Per tutte le ragioni sopraelencate e in virtù delle tante cose da fare nei prossimi mesi, rilevo come positivo l'aver chiuso rapidamente la crisi di Governo, garantendo stabilità all'Italia anche sullo scenario internazionale, e l'aver dato continuità all'azione dell'Esecutivo. Ora il nuovo Consiglio dei Ministri e il Parlamento dovranno proseguire con le misure che servono, o che mancano, e usare i mesi a disposizione in maniera responsabile e proficua.

La Camera approva il Decreto per le popolazioni e i territori colpiti dai terremoti
Saranno rimborsati al 100% i danni subiti dagli immobili siti nei 131 Comuni del cratere sismico o nei centri storici limitrofi. Misure per le imprese, assunzioni in deroga per la ricostruzione
Il 14 dicembre la Camera ha approvato in via definitiva la conversione del Decreto che reca misure urgenti in favore dei territori e delle popolazioni colpite dai terremoti di fine agosto prima e di fine ottobre poi. Innanzitutto la legge fissa al 31 dicembre 2018 il termine della gestione straordinaria nelle zone coinvolte e individua gli organi fondamentali che opereranno nell'ambito di questa gestione: il Commissario Vasco Errani, la cabina di coordinamento per la ricostruzione, i comitati istituzionali delle 4 Regioni colpite. In queste Regioni (Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo) si istituiranno degli “Uffici speciali per la ricostruzione”, consentendo assunzioni in deroga ai vincoli vigenti (nei limiti però di 750mila euro per il 2016 e di 3 milioni per il 2017 e 2018). Ulteriori disposizioni disciplinano l'utilizzo di erogazioni liberali a favore della ricostruzione e la loro detraibilità o deducibilità ai fini fiscali. Il Decreto individua poi le aree da destinare all'insediamento dei container, individuando inoltre le modalità di stipula per i contratti di fornitura. I fondi per la ricostruzione sono indicati nella legge di Bilancio (circa 6 miliardi) mentre il Decreto istituisce un Fondo di 200 milioni a disposizione del Commissario Errani.
La parte più importante del provvedimento è quella che si occupa del ripristino dell'edilizia pubblica e privata e del rilancio del sistema economico e produttivo. Vengono individuate le tipologie di intervento a seconda del danno derivato dal terremoto e in molti casi le persone potranno beneficiare di contributi fino alla copertura integrale delle spese. Quindi di un rimborso del 100%. Sono totalmente rimborsabili infatti i danni subiti dalle case all'interno dei crateri sismici, che comprendono 131 Comuni, ma pure i danni subiti da immobili siti in centri storici e borghi caratteristici anche qualora non insistano direttamente nei Comuni dei crateri. Dunque anche qualora si trovino in zone limitrofe (e i danni, ovviamente, siano stati causati dalle scosse); vengono invece escluse dalla possibilità di accedere ai contributi per la ricostruzione le unità immobiliari che non erano utilizzate né a fini residenziali né a fini produttivi, fatiscenti e inagibili. Le Regioni Umbria, Abruzzo, Marche e Lazio possono poi realizzare presìdi ospedalieri straordinari nei territori interessati dagli eventi sismici, assieme alla Protezione civile. Si potranno effettuare interventi urgenti sul patrimonio culturale, anche in deroga alle procedure burocratiche normalmente previste, per la messa in sicurezza immediata dei tanti beni danneggiati. Si disciplina poi l'estensione della detrazione fiscale denominata “art bonus” (introdotta con la legge di Stabilità 2015) per chi contribuisce attraverso erogazioni liberali al ripristino delle opere d'arte danneggiate. Anas ha invece il compito di provvedere alla messa in sicurezza e al ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali. Al fine di consentire la regolare prosecuzione delle attività didattiche per l'anno scolastico in corso, si prevedono deroghe alla normativa in materia di parametri per la formazione delle classi. Infine, i soggetti attuatori per la realizzazione degli interventi relativi alle opere pubbliche e ai beni culturali si devono avvalere di una centrale unica di committenza, individuata nell'Agenzia nazionale per gli investimenti e lo sviluppo d'impresa.
Per quanto riguarda le misure destinate al sistema produttivo, si recano disposizioni in favore delle micro imprese e delle Pmi, comprese quelle del settore agroalimentare, che hanno subito danni in conseguenza degli eventi sismici stabilendo, per tre anni, priorità e gratuità nell'accesso al Fondo nazionale di garanzia per le Pmi. A rafforzare questo intervento vengono stanziati inoltre 35 milioni di euro, destinati alle quattro Regioni coinvolte, per la concessione di agevolazioni alle imprese danneggiate: tali contributi possono essere anche usati come agevolazioni per le imprese che realizzino investimenti produttivi in quei territori. Si attribuisce a Vasco Errani, dunque al Commissario straordinario, il compito di predisporre un programma per la promozione e il rilancio del turismo nei territori colpiti (molti dei quali sono proprio luoghi turistici). Al Commissario viene poi demandato il compito di stilare e approvare il piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti derivanti dagli interventi di prima emergenza e ricostruzione. Per garantire legalità e trasparenza, si istituisce una Struttura di missione (in capo al Viminale) preposta alla prevenzione e all'eventuale contrasto di infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori di ricostruzione. Viene anche disciplinata l'Anagrafe antimafia per gli esecutori d'opera (ovvero una sorta di “albo” cui solo le aziende in regola possono aderire) e l'Anac (l'Autorità nazionale anticorruzione) avrà compiti di sorveglianza per le procedure connesse alla realizzazione dei lavori pubblici; in merito alle opere private, si introduce invece l'obbligo della tracciabilità per tutti i pagamenti, pena la perdita del contributo statale per la ricostruzione dell'immobile. Tra le altre misure fiscali: la sospensione del pagamento delle rate dei mutui per gli enti locali e l'esclusione di questi Comuni dal pareggio di bilancio per l'anno 2016. I lavoratori avranno la possibilità di usufruire della cassa integrazione in deroga, se le loro imprese sono state coinvolte nel sisma, mentre si rinviano i versamenti delle imposte per i cittadini e le aziende che documentino l’impossibilità di pagarle connessa al terremoto. Gli immobili sono esenti dall'Imu e dalla Tasi a partire dal 16 dicembre e fino alla loro definitiva ricostruzione e agibilità, ma comunque non oltre il 31 dicembre 2020. Si escludono dalla base imponibile, ai fini Irpef, Ires e Irap, tutti i contributi, gli indennizzi e i risarcimenti a favore dei soggetti (persone fisiche e giuridiche) che hanno sede nei territori interessati.
Infine voglio ricordare che l'Unione europea ha annunciato di voler cofinanziare totalmente le operazioni di ricostruzione: Bruxelles ha proposto infatti di modificare il regolamento per il programma di finanziamenti Ue 2014-2020, al fine di aumentare la dote del Fondo europeo di sviluppo regionale. Più risorse dunque per la ricostruzione, e in particolare per il restauro del patrimonio culturale. Il primo manufatto che sarà rimesso in sesto con il contributo di queste ulteriori soldi sarà infatti la bellissima basilica di San Benedetto a Norcia, per cui l'Ue darà un anticipo di 30 milioni di euro al nostro Paese. È la prima volta che accade, ma dopo il devastante terremoto in Centro Italia la Commissione Ue ha deciso di proporre (come regola strutturale e permanente) il cofinanziamento al 100% di tutte le operazioni di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali, valida per tutti gli Stati membri ma che, purtroppo, sarà usata per la prima volta dall'Italia.

Il Governo mette in sicurezza i risparmiatori: 20 miliardi se Mps non riuscirà a ricapitalizzare
Una rete di sicurezza pubblica per Monte dei Paschi di Siena e per le altre banche in difficoltà: questo è l'obiettivo del Governo, che con un Decreto prevede di stanziare circa 20 miliardi per la ricapitalizzazione di Mps, per dare più garanzie ad alcuni istituti che hanno molti crediti deteriorati (Veneto Banca e Carige in primis) e per rafforzare il Fondo Atlante (ovvero il Fondo di investimento voluto dal Governo per intervenire nelle crisi bancarie). In ultima istanza, quindi, si tratta di uno stanziamento per tutelare o salvare i risparmiatori senza incorrere nelle ferree regole del “bail-in”, secondo le quali sarebbero proprio azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi oltre i 100mila euro a pagare in caso di fallimento. L'operazione, per ora, è “precauzionale” come ha sottolineato il ministro Padoan: non è detto che le risorse serviranno, ma se da Siena non arrivassero buone notizie entro la fine dell'anno (ovvero se la banca non riuscisse a reperire sul mercato le risorse che le mancano per l'aumento di capitale) è comunque pronto il supporto pubblico. La Camera, il 21 dicembre, ha votato positivamente questa variazione di Bilancio (le risorse vanno computate nel saldo per il prossimo anno) che produce un indebitamento ulteriore: l'impatto ha ovviamente una natura temporanea, ovvero non modifica la natura strutturale, purtroppo molto vasta, del nostro debito pubblico. Se le risorse verranno attivate le modalità di rientro del debito dovranno inoltre essere dettagliate: l’impatto effettivo sui saldi dipenderà infatti dalla tipologia di interventi che saranno eventualmente adottati e dall’entità delle risorse che potrebbe essere necessario rendere disponibili. Dunque bene, ma non indolore. Intanto, però, il “paracadute” predisposto serve a evitare grossi problemi alle persone, ai correntisti, preservando la stabilità finanziaria del sistema creditizio italiano, garantendo un adeguato livello di liquidità al sistema bancario; questi soldi, invece, non potranno essere utilizzati per compensare perdite che le banche rischino di accusare nel prossimo futuro. Servono insomma per la situazione attuale e per i crediti deteriorati pregressi. Il titolare dell'Economia ha infine affermato che le risorse potranno essere usate per un programma di rafforzamento patrimoniale delle banche che preveda anche la sottoscrizione di nuove azioni.

Servizi tecnico-nautici e sicurezza della navigazione: la nostra norma approvata in via definitiva
È stato finalmente approvato dalla commissione Trasporti del Senato, in sede legislativa, il nostro provvedimento sui servizi tecnico nautici e la sicurezza della navigazione nell'ambito portuale, che la mia Commissione a Montecitorio aveva varato in aprile. La legge, promulgata in Gazzetta Ufficiale il 19 dicembre, è di iniziativa parlamentare è attesa da anni ed è stata frutto di un'ampia discussione con tutto il cluster marittimo. Sono dunque molto soddisfatto del via libera definitivo a una norma che tutela e qualifica il lavoro, anche perché assieme ad altri colleghi sono ampiamente intervenuto sulla legge, proponendo modifiche e allargandone l'ambito che inizialmente era riservato solo al pilotaggio: restando fermo il rinnovo della disciplina a riguardo, il provvedimento ora si muove ad ampio raggio, ovvero regolamenta tutti i servizi che garantiscono la sicurezza nei porti (pilotaggio, ma anche ormeggio o rimorchio dei natanti). Le nuove regole codificano dunque in modo preciso le caratteristiche dei servizi di pilotaggio, rimorchio e ormeggio che i porti devono obbligatoriamente offrire per garantire la sicurezza della navigazione, riducendo così i rischi di incorrere in incidenti e assicurando la capacità di intervento efficace in caso di pericolo, in porto e anche in mare. D'ora in poi gli armatori (che magari vorrebbero risparmiare sulla sicurezza) saranno obbligati ad avvalersi dei servizi tecnico-nautici anche quando approdano a strutture di ormeggio esterne alle dighe foranee per carico e scarico di merci o passeggeri. Rimane poi la rideterminazione della responsabilità civile del pilota: la legge precedente prevedeva che il pilota (che, per determinate tipologie di navi o in determinate condizioni, deve assistere il comandante in prossimità dello scalo) rispondesse esclusivamente per danni cagionati all'imbarcazione (a condizione che venisse provato che il danno dipendesse da sue inadempienze). Accanto alla responsabilità singola era inoltre prevista la responsabilità della “corporazione dei piloti” per i danni cagionati dagli individui “nei limiti della cauzione prestata”, ossia di una forma di garanzia predisposta a tal fine: le cauzioni però non erano quasi mai idonee. La norma votata stabilisce invece che il pilota risponda dei danni sulla nave, ma anche su persone e cose fino a 1 milione di euro, laddove sia responsabile; al posto della corresponsabilità della corporazione si rende obbligatoria una copertura assicurativa in capo ai singoli, con un massimale pari al limite fissato per la responsabilità civile. Oltre a questo, però e soprattutto, abbiamo chiarito le regole di condotta generali durante l'intera fase di entrata o uscita. Tutti servizi che, nel nostro porto, sono sempre stati egregiamente assicurati da rimorchiatori, ormeggiatori e piloti, premiati alla fine del 2015 anche dal ministero delle Infrastrutture Graziano Delrio.

Nominato ufficialmente il nuovo presidente dell'Autorità portuale, via libera al progetto Darsena
A inizio dicembre è stato firmato dall'ex ministro Delrio il decreto che nomina Daniele Rossi presidente dell'Autorità portuale di Sistema dell'Adriatico centro-settentrionale. Rossi, 55 anni, laureato in giurisprudenza, ha alle spalle una solida carriera nell'ambito soprattutto dell'offshore: è dunque una figura competente e titolata a gestire la transizione del nostro scalo a porto centrale di un sistema più vasto, così come approvato dalla riforma della portualità votata dal Parlamento. A lui rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro. Assieme a questa notizia, vorrei anche citarne altre due, molto positive per la città di Ravenna e che configurano un miglioramento complessivo della funzionalità anche portuale e delle zone limitrofe. La prima notizia è che il Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha stanziato 20 milioni per il progetto di riqualificazione della Classicana, da Classe al porto di Ravenna. È il primo indispensabile tassello di una riqualificazione della viabilità cittadina che riguarderà poi tutta la tangenziale di Ravenna e un nuovo collegamento tra le sponde del Candiano. A proposito della Darsena, inoltre, voglio segnalare che la sua riqualificazione è ufficialmente rientrata nell'ambito dei progetti afferenti al “Bando periferie” (di cui ho scritto nella mia scorsa newsletter). Quello presentato dall'amministrazione è un progetto organico che si compone di svariati interventi, di cui alcuni interamente pubblici e altri proposti dai privati con cui sono stati sanciti impegni nei tempi e nelle modalità esecutive. Nel progetto complessivo ci sono: il prolungamento del sottopasso dalla stazione (intervento pubblico); il potenziamento del nodo intermodale di piazzale Aldo Moro; i progetti per la cittadinanza digitale (pubblico); il pontile per l'accesso all'acqua; il servizio trasporto passeggeri, con visite guidate e itinerari didattici; l'infrastrutturazione fognaria, il risanamento ambientale e il cablaggio in fibra ottica (anche questo intervento è pubblico); il primo stralcio della passeggiata lungocanale; il recupero del cosiddetto “Sigarone”, l'opera di archeologia industriale in prossimità di via Trieste; gli orti sociali e il welfare urbano. Dunque un mix di interventi (viene anche data una prima risposta fondamentale alla bonifica delle acque) di cui da tempo si parla e che sono resi possibili dal “Bando periferie”, voluto dall'ex Governo Renzi, oltre che ovviamente dall'imprescindibile impegno della nostra amministrazione. Mi sembrano tutte buone notizie che testimoniano un dialogo proficuo tra vari livelli istituzionali e amministrativi.

Approvata la mozione per continuare a chiedere giustizia per le vittime delle stragi nazifasciste
Il 6 dicembre la Camera ha approvato la mozione Pd per mantenere viva la memoria delle stragi del nazifascismo e per non rinunciare al tentativo di assicurare alla giustizia chi si è reso responsabile di eccidi e morti. La Resistenza ha comportato il sacrificio di migliaia di persone, civili e militari; i testimoni e gli eredi dell'esperienza fondativa della Repubblica si impegnano ancora a ricordare alle nuove generazioni cosa hanno significato il fascismo, la guerra, la lotta di Liberazione. Bisogna sapere però che oltre 2.300 fascicoli riguardanti eccidi e stragi (che hanno causato circa 20mila morti), nell'immediato dopoguerra furono sottratti ai magistrati territoriali e occultati come dimostra anche il rinvenimento, nel 1994, di 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente” e giacenti nelle stanze della Procura generale militare. In aperto contrasto con la Costituzione e con l'ordinamento. A partire dal 1994, alcuni processi sono stati celebrati e numerose condanne all'ergastolo comminate. Anche se nessun condannato ha scontato la propria pena, soprattutto per il rifiuto della Germania di applicare le sentenze decise dai nostri Tribunali. Altri processi, invece, sono ancora in corso. In ogni caso, per decenni centinaia di casi sono stati nascosti da parti del nostro stesso Stato: è invece necessario un impegno deciso per chiudere con dignità la vicenda, orribile, delle stragi avvenute tra il 1943 e il 1945. Queste vicende meritano l'accertamento della verità e il risarcimento, almeno morale, ai pochissimi superstiti e ai loro famigliari. La nostra mozione impegna il nostro Paese intanto ad adoperarsi, per quanto possibile e di competenza, perché sia assicurata l'esecuzione in Germania, sotto il profilo civile e penale, delle sentenze di condanna dei criminali tedeschi emesse dai tribunali italiani. Chiediamo inoltre che vengano sostenute alcune iniziative create negli scorsi anni grazie ad accordi tra ministri degli Affari esteri di Italia e Germania e con l'Anpi. Ossia: “L'atlante delle stragi” nazifasciste compiute in Italia, che è anche online al sito www.straginazifasciste.it; il Fondo per progetti volti a ricordare il tragico passato di quegli anni, alimentato sia dal governo tedesco che da quello italiano. Vogliamo che ci siano ancora finanziamenti adeguati a tali programmi storici ed educativi, e che il nostro Paese chieda anche alla Germania il rinnovo delle risorse per il quadriennio 2018-2021. La mozione impegna anche a favorire lo studio delle vicende sopra richiamate, a livello territoriale e nelle scuole. Quel che dobbiamo di certo impedire è che, con l'ineluttabile scomparsa dei partigiani, venga persa la memoria della più grande vicenda di popolo della storia contemporanea italiana.
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