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Un risultato molto significativo che porta con sé conseguenze vaste e stratificate: l’esito del referendum costituzionale è ben noto, così come noto è il fatto che il presidente del Consiglio Matteo Renzi si sia dimesso. È stata una tornata elettorale partecipatissima e la democrazia in Italia ha dimostrato di essere viva, anche se il verdetto è esattamente il contrario di quel che auspicavo. Ma, appunto, la decisione popolare è sacra. Anche quando boccia una revisione istituzionale migliorativa e che avrebbe aiutato il nostro Paese a essere più forte. Con la sconfitta nelle urne, termina anche un’esperienza di Governo rilevante: l’ormai ex Esecutivo può aver suscitato pareri contrastanti, ma ha portato l’Italia fuori dalla recessione e l’ha rimessa in carreggiata. Anche a livello internazionale, restituendo al nostro Paese una credibilità per tanti anni perduta. Il Parlamento, assieme al Governo Renzi, ha lavorato con impegno e slancio, attraversando momenti difficili come è ovvio, ma portando avanti una visione di sviluppo, equità, modernità. Una visione che, anche in questa mia newsletter post-voto, cerco di mettere nero su bianco e che voglio raccontare. Abbiamo perso un’occasione riformista e un Governo di centro-sinistra con luci e ombre (come tutti i Governi, e come la realtà è sempre), ma che ha lavorato seriamente. Un buon Governo. L’esito del voto ci consegna inoltre la necessità di ricostruire e rinsaldare i rapporti nel Partito Democratico, perché l’obiettivo deve restare quello di non consegnare l’Italia alle destre e ai populismi. Per una lettura organica di quel che è accaduto ci vorrà tempo, ma di certo non usciremo da questa impasse politica senza parlarci, senza comprendere le posizioni diverse, senza ritrovarci in qualche modo. Dal punto di vista legislativo molte questioni restano aperte. A parte l’approvazione definitiva della legge di Bilancio, ora bisognerà rimettere mano alla legge elettorale e dare piena attuazione ad alcune Deleghe: c’è ancora da fare e credo sia giusto continuare a farlo. Questo è quanto mi sento di dire, per ora.
Vorrei ringraziare le tantissime persone che in questi mesi hanno preso parte alle molte iniziative nel nostro territorio. È stato portato avanti, da tutti noi, un dibattito di costruttivo, reale, appassionante. Pertanto, comunque, rilevo che in provincia di Ravenna (a fronte di un’affluenza del 76,27%), il “Sì” ha vinto con il 52,8%. In controtendenza nazionale, insomma. Grazie a tutti. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche più che mai.
La Camera approva la legge di Bilancio: 100 milioni in più per realizzare nuove scuole

Tra gli emendamenti: la conferma di “opzione donna”, fondi per i lavoratori in “fermo pesca”, 83 milioni in più per la mobilità sostenibile e le ciclovie come richiesto dalla mia Commissione
La Camera ha approvato la legge di Bilancio per il 2017 che si caratterizza soprattutto per gli interventi sugli anticipi pensionistici, quelli per la transizione a Industria 4.0 e per l'importante Piano per la difesa del territorio per cui viene istituito un Fondo da 47 miliardi di euro fino al 2032 (segnalo oltre tutto che, in questo ultimo ambito, Matteo Renzi e Renzo Piano si sono già incontrati, per iniziare a individuare i primi 10 cantieri in aree a rischio sismico). Della Manovra ho scritto nelle mie ultime due newsletter e, in generale, i lineamenti sono rimasti quelli che avevo esposto. Provo a rimetterli in fila, indicando i principali emendamenti approvati.
Saranno stanziati 7 miliardi (di cui 1,9 miliardi nel 2017) in 3 anni per il pacchetto pensionistico. Che, lo ricordo, interviene sull'innalzamento delle quattordicesime per i redditi più bassi, sull'estensione delle quattordicesime a 1 milione e 200mila pensionati che percepiscono fino a mille euro lordi al mese (oggi il limite è 750 euro lordi), sull'innalzamento della no tax area per chi è in pensione, sulla gratuità per le ricongiunzioni dei versamenti da casse separate e sull'introduzione di elementi di flessibilità per poter anticipare il ritiro dal lavoro fino a 3 anni e 7 mesi antecedenti la maturazione dei requisiti. L'Ape (l'anticipo pensionistico tramite un prestito bancario) potrà essere “volontario” (e in questo caso la restituzione ventennale del prestito sarà a carico della persona che lo richiede) o “social” (se si è disoccupati senza più ammortizzatori sociali e se si fanno lavori pesanti, la restituzione ventennale del mutuo è a carico dello Stato per pensioni fino a 1.500 euro lordi al mese). Altro pacchetto di norme riguarda il diritto allo studio: la legge stabilisce che in tutte le università venga istituita una sorta di “no tax area” per gli studenti con un reddito Isee famigliare inferiore ai 13mila euro, una scelta che incoraggia chi vuole studiare ma proviene da una condizione economica che non lo consentirebbe. Oltre alla no tax area, cioè all'esenzione totale delle tasse universitarie per queste fasce di reddito, ci saranno tasse calmierate per gli studenti con un reddito famigliare dai 13mila ai 25mila euro Isee. Si incrementa il Fondo statale per il Diritto allo studio universitario e vengono introdotte delle “superborse” per gli studenti dell'ultimo anno delle superiori particolarmente meritevoli ma con poche risorse famigliari. Oltre 1,5 miliardi sono destinati, nel 2017, al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, fermi da anni e per cui è stato siglato l'accordo per un aumento da 85 euro al mese, e a nuove assunzioni (soprattutto nel comparto delle forze armate e dei Vigili del fuoco). Per i rinnovi contrattuali, comunque, sono stati messi sul patto 4 miliardi di euro fino alla fine del 2018. 1 miliardo in più rispetto a quanto preventivato va invece nel 2017 al Servizio sanitario nazionale, che vede perciò aumentare la sua dote di due miliardi: si passa dai 111 miliardi del 2016 a 113 (la previsione era di salire a 112). Si tratta dell'aumento più significativo sulla sanità da svariati anni a questa parte, motivato anche dall'immissione in ruolo di 7mila persone tra medici e infermieri, quindi da nuove assunzioni nel comparto (soprattutto in reparti nevralgici come i pronti soccorsi). Oltre a questo, l'incremento dei fondi servirà prioritariamente a garantire i farmaci salvavita contro l'epatite C e la fibrosi cistica (introdotti lo scorso anno a carico del Servizio nazionale), i medicinali oncologici di nuova generazione, e a un più efficiente piano per le vaccinazioni. Per quanto riguarda gli investimenti e lo sviluppo delle imprese, sono stanziati oltre 13 miliardi di euro in tre anni per il piano “Industria 4.0”, e sono contemplate nella legge di Bilancio la proroga dell'ammortamento al 140% per l'acquisto di nuovi beni strumentali (già inserito nella legge di Stabilità 2016) e l'introduzione di un super ammortamento al 250% per gli investimenti sulla digitalizzazione. Confermato il plafond da 7 miliardi di euro del Fondo Nuova Sabatini per le Pmi, che comprenderà (come credito d'imposta) anche le spese affrontate dalle piccole e medie imprese per i processi di digitalizzazione. Per le attività produttive, sul fronte fiscale arriva la riduzione dell'Ires (imposta sul reddito delle società) che passa dal 27,5% al 24%; l'Ires diventa poi “Iri” (imposta sul reddito d'impresa) per le ditte individuali (artigiani, commercianti, partite Iva), sostituendo la quota Irpef dovuta da questi contribuenti sul reddito d'esercizio. La legge introduce quindi una “flat tax” al 24%, allineando Ires e Iri, sia per le aziende che per imprenditori singoli o autonomi, la cui aliquota contributiva scenderà al 25% (anziché salire, come avrebbe dovuto, fino ad arrivare al 33%). Il credito d'imposta per le spese in ricerca e innovazione effettuate dalle aziende, oggi al 25%, raddoppierà passando al 50% e i limiti di credito massimo per contribuente passeranno da 5 a 20 milioni di euro. La manovra di Bilancio istituisce infine il Fondo per il piano “Casa Italia”, con circa 47 miliardi di euro dal 2017 al 2032: questa ingente voce di spesa servirà (prioritariamente) per le ristrutturazioni antisismiche del patrimonio immobiliare pubblico, al credito d'imposta per le zone colpite dal terremoto, per agire contro il dissesto idrogeologico. Confermati i bonus per le ristrutturazioni edilizie e gli ecobonus, gli sgravi aumentano per le ristrutturazioni condominiali e per quelle antisismiche, per arrivare anche all'85% di credito d'imposta. Il canone Rai scende a 90 euro: voglio ricordare che nel 2015 la tassa era a 113 euro, da quest'anno era stata abbassata a 100, il prossimo anno calerà ancora. Bene.
Al posto della decontribuzione generalizzata, introdotta con la legge di Stabilità 2015 e confermata (in misura ridotta) dalla manovra 2016, il prossimo anno il Governo stanzierà risorse per le assunzioni dei giovani: a partire da gennaio entrerà in vigore un “bonus” sui contributi (da massimo 3.250 euro) per i datori di lavoro che assumano neodiplomati a seguito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro o neolaureati al termine del tirocinio curriculare. Un emendamento del Governo ha poi deciso di mantenere per il 2017 la decontribuzione totale (da massimo 8.060 euro l'anno) per le aziende del Mezzogiorno che assumono giovani fino a 24 anni o persone di almeno 25 ma disoccupati da oltre 6 mesi. Per avere diritto allo sconto, l'assunzione dovrà portare nuova occupazione, ossia non avranno diritto al bonus le aziende che sostituiscono un lavoratore con un altro (a meno che non si tratti di un pensionamento o di un lavoratore che ha dato le dimissioni). Tra gli emendamenti apportati durante la discussione segnalo l'estensione di “Opzione donna”, possibilità che consente di far andare in pensione, con il calcolo interamente contributivo, le lavoratrici che hanno maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015 e siano nate nell'ultimo trimestre del 1958 (1957 anni per le autonome): sarebbero oltre 4000 le donne interessate e lo stanziamento previsto ammonta a 257 milioni di euro. La legge contiene anche le risorse per l'ottava salvaguardia di 30.700 esodati, una misura che dovrebbe chiudere completamente questo infausto capitolo aperto con la riforma Fornero. Viene poi previsto un finanziamento di 30 milioni per le misure di sostegno al reddito per i lavoratori dei call center (in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente). 700 milioni sono stanziati per il sostegno alla famiglia e alla genitorialità: tra le spese finanziabili ci sono il “bonus bebè” introdotto lo scorso anno e il contributo da mille euro per gli asili nido ma pure per forme di cura “in casa” se i bambini (fino a 3 anni) sono affetti da patologie gravi che non consentono loro di andare al nido. Nel 2017 il congedo obbligatorio parentale per i padri sarà di 2 giorni, ma aumenterà a 4 giorni nel 2018 (in via sperimentale). Segnalo poi che sono stati stanziati 11 milioni di euro per i pescatori costretti al cosiddetto “fermo-pesca”, ovvero alla sospensione delle attività lavorative (anche per obblighi normativi): per queste persone è in arrivo un aiuto da 30 euro al giorno per ogni giorno di stop agli impieghi. Un emendamento importante è quello che ha previsto l'aggiunta in Bilancio di 100 milioni per la costruzione di nuove scuole: i fondi vengono anticipati dall'Inail, e in particolare dal piano che l'istituto ha lanciato alcuni anni fa e che è servito alla costruzione di diversi uffici pubblici. Sarà un successivo decreto del ministero dell'Istruzione a individuare quali progetti (presentati dalle Regioni) saranno ammessi al programma, individuando i criteri con cui verranno scelti. A questi fondi per le nuove scuole si aggiungono, inoltre, 530 milioni di risorse tramite la Banca europea degli investimenti: il protocollo per questi ulteriori stanziamenti è stato siglato dalla Bei e dal nostro Governo il 22 novembre. Infine sono stati approvati due emendamenti sulla mobilità sostenibile proposti dalla mia Commissione. Il primo riguarda il sistema nazionale delle ciclovie, già finanziato nella legge di Stabilità 2016 con 91 milioni di euro sul triennio: si apportano invece ulteriori 83 milioni di euro per i prossimi 3 anni, ovvero altri 13 per il 2017, altri 30 per il 2018 e altri 40 per il 2019. Le cifre aggiuntive servirebbero ad allargare il numero delle Regioni interessate dal sistema delle ciclovie, oltre ai progetti già individuati e finanziati. Il secondo emendamento riguarda l'aggiunta di una voce all'articolo 21 della legge (che istituisce il fondo per il Piano “Casa Italia” per la tutela e la messa in sicurezza del territorio nazionale), prevedendo tra i settori interessati dai finanziamenti anche la mobilità ciclistica e la sicurezza stradale dell'utenza vulnerabile. In questo modo nella ripartizione del Fondo (che per il prossimo anno ammonta a circa 2 miliardi) verrebbe previsto anche il miglioramento delle condizioni di sicurezza in relazione a pedoni e ciclisti. Ora la discussione passa al Senato.
I nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Sistema sanitario nazionale

All'esame delle Commissioni il decreto che aggiorna standard, prestazioni e procedure diagnostico-terapeutiche, allargando il numero delle patologie considerate e curate con tecnologie più avanzate
Le Commissioni competenti delle Camere stanno esaminando il decreto legislativo della presidenza del Consiglio che aggiorna i Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero i servizi e le prestazioni che il Sistema sanitario nazionale è tenuto a offrire (in via gratuita o dietro pagamento di un ticket) e che costituiscono le fondamenta del sistema pubblico. L'aggiornamento dei Lea comporta l'inserimento di una serie di prestazioni precedentemente assenti, la riclassificazione di gruppi di patologie, una maggior attenzione ad alcune malattie, l'introduzione di procedure diagnostiche e terapeutiche che anni fa avevano un carattere “sperimentale” mentre oggi sono entrate nella pratica clinica corrente e possono anche essere erogate in ambito ambulatoriale. Sintetizzo le principali novità su alcuni macro-ambiti.
Per quanto riguarda l'assistenza ospedaliera restano ovviamente garantite le prestazioni ordinarie, quelle in caso di patologie acute e quelle che necessitano di assistenza medico-infermieristica prolungata (i ricoveri insomma), la terapia del dolore e le cure palliative. Sul fronte delle nuove prestazioni, segnalo la diagnosi precoce prenatale per individuare una vasta serie di patologie, tra cui la sordità neonatale o per scoprire immediatamente malattie metaboliche. Saranno garantiti anche interventi di chirurgia estetica dopo incidenti gravi o in caso di malformazioni congenite o acquisite, o anche derivanti da procedure medico-chirurgiche. D'altro canto entro il 31 marzo le Regioni dovranno adottare misure che prevedano il solo ricovero diurno per una serie di prestazioni di minor conto, mentre alcuni interventi in regime di day hospital potranno diventare ambulatoriali. Sono garantite in regime di ricovero ospedaliero, se non è possibile effettuarle in day hospital, una serie di prestazioni di riabilitazione intensiva o di interventi per pazienti non autosufficienti. Un aggiornamento molto importante riguarda le protesi e gli ausili medici per i disabili gravi: nonostante i progressi della tecnologia, i livelli previsti dal Servizio sanitario italiano erano fermi al 1999. Dunque era ora di rivederli. I nuovi Lea portano nell'area dell'assistenza integrativa i dispositivi medici monouso (sacche, cateteri, ecc) oggi inseriti nell'area della protesica (cioè delle protesi, appunto) dove entrano invece una serie di prestazioni innovative come i “comunicatori vocali” in favore dei disabili con gravissime limitazioni funzionali (che impediscono loro, ad esempio, di parlare), gli apparecchi acustici di nuova generazione a tecnologia digitale destinati a chi ha forti carenze di udito, gli arti artificiali a tecnologia avanzata, sistemi di riconoscimento con lo sguardo, sensori di controllo per gli ambienti per chi ha problemi di mobilità. Introdotti nella categoria degli “ausili medici” apparecchi oggi non prescrivibili come quelli per aiutare i muscoli respiratori (usati nelle patologie dell'apparato, ad esempio), il kit per motorizzare le carrozzine dei disabili, i maniglioni e i braccioli per docce destinati a disabili o a chi ha problemi di deambulazione.
Una della innovazioni più rilevanti dei nuovi Lea è la definizione delle misure per la fecondazione medicalmente assistita: entrano infatti nei livelli essenziali di assistenza sia la fecondazione omologa che eterologa. Sino a oggi le prestazioni di procreazione assistita erano erogate in regime di ricovero mentre per il futuro saranno ambulatoriali. Tutte le prestazioni di raccolta, conservazione e distribuzione di cellule riproduttive finalizzate alla procreazione assistita anche eterologa sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Restano escluse dalla gratuità le visite periodiche ginecologiche e i corsi pre-parto, mentre restano gratuite le visite per monitorare l'evoluzione di gravidanze a rischio o lo screening prenatale indipendentemente dall'età (l'amniocentesi e la villocentesti sono erogati gratuitamente solo in presenza di fattori di rischio). Oltre 200 milioni di euro vanno al nuovo Piano nazionale per i vaccini (cifra ribadita anche dalla legge di Bilancio): vengono infatti introdotti nuovi vaccini come quello contro il papilloma virus, che si trasmette per via sessuale, l'anti meningococco e l'anti pneumococco contro la meningite (che purtroppo si sta tornando a diffondere), sono confermati la vaccinazione tetravalente e contro la varicella. Il Piano prevede che le vaccinazioni vengano offerte gratuitamente alla popolazione nella fascia di età individuata come sensibile (dunque bambini e adolescenti, prevalentemente). Si allarga lo spettro delle patologie croniche e rare: l'attuale lista viene infatti sostituita e tra le malattie croniche troviamo alcune patologie renali, l'endometriosi, la sindrome da talidomide che può portare tra le altre cose anche all'embolia polmonare, la broncopneumopatia cronica che è una malattia dell'apparato respiratorio, la celiachia, ossia il disturbo dell'intestino per cui non si possono mangiare glutine grano e derivati, la sindrome di Klinfelter e quella di Down (entrambe malattie genetiche). Ridotte le prestazioni associate all'ipertensione, quando non è grave, per altre patologie diffuse vengono riviste le indicazioni di esami periodici necessari. Tra le malattie rare, il cui elenco è fermo dal 2001, viene inserita la sclerosi sistemica progressiva e la miastenia grave, una malattia muscolare che può portare a danni gravissimi e invalidanti. Quasi tutte le prestazioni che riguardano le malattie rare sono erogate in regime di esenzione: per alcune particolari prestazioni, le esenzioni sono invece individuate di volta in volta a seconda delle necessità assistenziali dei singoli pazienti. La legge 134/2015, votata dal Parlamento e relativa alla cura dell'autismo, viene recepita interamente dalla revisione dei Lea: con ciò si promuove l'appropriatezza degli interventi socio-sanitari per questo disturbo, specialmente per quanto riguarda i bambini e il sostegno alle famiglie. Confermato il pacchetto di prestazioni preventive, ortopediche e protesiche a invalidi di guerra e vittime del terrorismo, i Lea garantiranno prestazioni di recupero e terapie farmacologiche specifiche per le dipendenze patologiche da sostanze. Entrano infine per la prima volta nei Lea le cure palliative domiciliari e le cure per la neuropsichiatria infantile, totalmente a carico del Sistema sanitario nazionale.
Il nuovo schema di decreto, di cui ho illustrato le principali novità, sostituirà quello in vigore oggi, risalente al 2001: per le nuove prestazioni sono stati stanziati 800 milioni di euro. Proprio in questa occasione, post-referendaria, mi fa piacere dar conto di alcune innovazioni messe a punto in questa Legislatura in ambito sanitario. Il nostro Sistema nazionale è e resta infatti uno dei più tutelanti del mondo.

Riqualificazione urbana: 2,1 miliardi destinati ai progetti di intervento sulle periferie
A fine novembre il Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) e la presidenza del Consiglio hanno dato il via libera al finanziamento completo di tutti i progetti di intervento finalizzati alla riqualificazione urbana presentati dalle Città metropolitane e dai Comuni capoluogo, nell'ambito del “Bando periferie” previsto con la manovra finanziaria 2016. La legge, però, inizialmente conteneva risorse pari a 500 milioni di euro: la novità è che le risorse sono cresciute e l'ammontare complessivo per gli interventi è di 2,1 miliardi di euro. Dunque 1,6 miliardi in più provenienti dal Fondo sviluppo e coesione. Le risorse consentiranno così di recuperare aree marginali delle città italiane, garantendo anche maggiore sicurezza. Dal bando sono infatti considerate “periferie” i quartieri caratterizzati da situazioni di marginalità economica e sociale, da degrado edilizio e carenza di servizi. Gli interventi possono riguardare diverse tipologie di azioni, tutte da mettere in atto senza ulteriore consumo di suolo: miglioramento del decoro urbano; manutenzione di aree pubbliche e strutture esistenti; accrescimento della sicurezza; potenziamento di prestazioni e servizi; mobilità sostenibile e adeguamento di infrastrutture destinate a servizi sociali, culturali, educativi e didattici. I progetti presentati sono 120 e saranno tutti finanziati entro il 2017: la maggiorazione dei fondi si è resa necessaria perché i Comuni hanno risposto molto positivamente, dunque servivano più soldi. In alternativa, si sarebbero dovuti escludere la stragrande maggioranza degli interventi.
Al via l'assegno di ricollocazione per i disoccupati che percepiscono la Naspi da almeno 4 mesi
A giorni verranno spedite le prime 30mila lettere per poter richiedere l'assegno di ricollocazione, che partirà in gennaio, costituendo una novità e una concretizzazione dell'idea di “politiche attive” disegnate con la riforma del lavoro. Che cos'è infatti l'assegno di ricollocazione? È uno strumento di sostegno alla ricerca attiva del lavoro destinato a chi percepisce la Naspi (ovvero la nuova indennità di disoccupazione) da almeno 4 mesi. Chi riceverà la lettera dovrà registrarsi sul sito dell'Anpal (l'Agenzia nazionale per le politiche attive), completando un formulario che reca tutte le informazioni necessarie per capire di che tipo di lavoratore si tratta. Il valore dell'assegno può infatti andare dai mille ai cinquemila euro a seconda del profilo della persona che cerca impiego: più il lavoratore è debole (persone di un certa età, o con bassa scolarizzazione, o che vivono in zone con alti tassi di disoccupazione) più sale l'ammontare dell'assegno. Che di fatto è un voucher da spendere nei centri per l'impiego pubblici o privati accreditati presso ogni Regione: il disoccupato non vedrà denaro per sé (non si tratta di un'integrazione al reddito), ma riceverà un buono da spendere per ottenere un servizio. I centri dovranno infatti predisporre percorsi mirati di inserimento lavorativo per le persone che ricevono il voucher di ricollocazione: il lavoratore verrà seguito da un tutor, che lo aiuterà inoltre a compilare il curriculum, ad aggiornare le sue competenze, a prepararlo ai colloqui con le imprese. L'assegno sarà incassato dai centri per l'impiego solo qualora riescano a ottenere la ricollocazione del disoccupato nel mondo del lavoro, dunque soltanto se il lavoratore viene effettivamente reinserito a tempo indeterminato (se il lavoratore viene assunto a termine, il valore del bonus si dimezza). Mentre segue i percorsi predisposti dai centri, il lavoratore continua a percepire normalmente la Naspi (che dura al massimo 24 mesi): laddove, invece, il centro per l'impiego trovi un'offerta di lavoro congrua per il suo profilo e il disoccupato la rifiuti, perde la Naspi. I destinatari dell'assegno di ricollocazione non perdono dunque la Naspi a meno che non declinino una congrua offerta di lavoro. L'assegno di ricollocazione è un progetto “pilota”, finanziato con circa 200 milioni di euro per il prossimo anno, destinato però a diventare il modello per rimettere sul mercato del lavoro le persone prive di impiego, creando con ciò la prima, vera, esperienza di politiche attive del lavoro nel nostro Paese.
Lotta all'evasione: in Gazzetta la Convenzione per lo scambio di informazioni con Panama
Dopo lo scandalo dei “Panama Papers”, ovvero lo scandalo nato in seguito alla consegna ai giornali di mezzo mondo degli 11 milioni di documenti dello studio panamense Fonseca, l'Italia ha finalmente approvato la Convenzione per lo scambio informativo tra il nostro Paese e il paradiso fiscale. La finalità è che quel “paradiso” non lo sia più per chi, trasferendo denaro e capitali all'estero, non paghi le tasse nel proprio Paese dunque di fatto frodi il Fisco: la lista dei “Panama papers” conteneva infatti anche i nomi di contribuenti italiani e di alcune società. Tutte informazioni, ovviamente, da verificare. Intanto, la commissione Finanze della Camera, a metà novembre, ha esaminato in via definitiva la Convenzione che dal 21 è in Gazzetta Ufficiale dunque in vigore: oltre allo scambio informativo per individuare i presunti evasori, le nostre agenzie fiscali potranno anche chiedere informazioni relative a gruppi di contribuenti qualora la richiesta sia circostanziata dalle rispettive posizioni singole (ovvero vi siano dubbi su gruppi con comportamenti assimilabili). La vera novità della Convenzione è però la possibilità di effettuare verifiche sulle annualità pregresse, dunque di richiedere rogatorie retroattive. A tutto questo si aggiunge poi il fatto che il governo di Panama, sollecitato dall'Ocse e dagli Stati di mezzo mondo dopo lo scandalo, ha adottato una serie di misure tese a dare concreta possibilità di svolgere attività ispettive sulle società “non operative” ma localizzate a Panama (evidentemente per non pagare le tasse). Intanto, comunque, le nostre agenzie avranno più strumenti per investigare su quanto avvenuto negli ultimi anni e verificare le notizie apparse sui giornali.
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