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Verso il voto per la riforma costituzionale: “Sì” a una revisione inclusiva e democratica

Viviamo in un'epoca di crisi della rappresentanza, che sta portando il mondo ad abbracciare le destre più pericolose. Noi vogliamo promuovere un migliore assetto istituzionale. Di sinistra
Tra due settimane saremo chiamati alle urne per il referendum sulla riforma costituzionale, di cui ho scritto ampiamente sia in fase di discussione parlamentare sia in questi ultimi mesi: spero di aver fornito informazioni utili ed esaustive. E soprattutto di aver fornito informazioni nel merito del provvedimento: non mi interessa invece minimamente, né mai mi è interessato, prendere parte alla polemica politica che ha ruotato attorno alla revisione della Costituzione. Neppure a quella interna al nostro Partito. Che auspico resti forte e coeso. Perché il Partito Democratico ha bisogno di tutte le anime che lo hanno fondato e lo compongono. Perché è nato per essere plurale e dialettico. Perché il centro-sinistra è l'unico progetto riformista che si contrappone alle nuove destre populiste, xenofobe, isolazioniste, come il Movimento 5 Stelle, la Lega, Fratelli d'Italia (ma non sottovaluto neanche quel che resta di Forza Italia). Mi dispiace, indubbiamente, che una piccola ma importante parte del Pd voti “No”: il mio augurio è che a partire dal 5 dicembre i Democratici ritrovino la loro sintesi, proseguendo assieme sulla strada del cambiamento del Paese. Sarebbe infatti un tragico errore interrompere il lavoro che abbiamo svolto fin qui. Un errore che non pagherebbe solo il Pd, ma a caro prezzo tutti i cittadini. Una cosa ben più grave.
Attorno a noi si agitano forze fosche. Il consenso che si sta creando attorno ad alcune compagini, in tutto il mondo occidentale, deve indubbiamente portarci a riflettere anche su quel che manca o è mancato al centro-sinsitra e alla sua azione riformista. Vale in Italia, ma vale anche altrove. La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane, così come la Brexit votata dalla Gran Bretagna (e sostenuta da un partito di ultra destra, come quello di Farage), sono campanelli d’allarme che emettono un suono cupo: una fetta consistente di elettori è indebolita e fiaccata da una crisi che ha compromesso il loro potere d’acquisto, la loro visione del futuro, le loro aspettative nel presente. Una fetta di elettori si rivolge alle nuove destre estremiste. La sinistra deve perciò convintamente, oggi più che mai, tornare a includere, rispondere ancora più efficacemente alle esigenze delle persone, rivolgersi ai ceti più deboli. Che certamente hanno patito di più la recessione, e con gravi sofferenze. Non è però andando tra le braccia di movimenti o personaggi antisistemici, razzisti, e forse pericolosi per il mondo intero che le persone, arrabbiate o deluse, vedranno concretizzarsi i propri legittimi bisogni e desideri. Non è così oggi e non lo è mai stato: sono illusioni cicliche, che tornano nella storia ma non portano mai a niente di buono. Come scrisse qualcuno: “A un certo punto della vita storica accade che i gruppi sociali si stacchino dai loro partiti tradizionali. Quando queste crisi si verificano, la situazione immediata diventa pericolosa, perché il campo si apre alle soluzioni di forza, alle attività di potenze oscure rappresentate dagli uomini provvidenziali o carismatici. In ogni Paese il processo è diverso, sebbene il contenuto sia lo stesso”. Questo “qualcuno” era Antonio Gramsci. E scriveva queste parole in carcere, dopo aver assistito alla nascita del fascismo che lo privò della libertà nel 1926. L’Italia, uscita nel 2011 da 17 anni di berlusconismo, tende ad abbracciare questa illusione più di altri Paesi: Berlusconi non ci ha portato al fascismo, e chi lo sostiene dice una bugia, ma ha indebolito enormemente la sfera della partecipazione con politiche personalistiche e danneggiato il tessuto sociale con politiche economiche disastrose. L'impatto culturale del berlusconismo lascia poi ferite ancora aperte e oggi altri partiti rischiano di prendere il posto che fu di Forza Italia, ma in un contesto assai meno stabile di quello di 20 anni fa (perché l’Europa e il mondo intero stanno attraversando una grave crisi della rappresentanza). Il populismo è incarnato in Italia, in particolare, da Beppe Grillo, proprietario di un Movimento in cui “uno vale uno” ma tutti assieme valgono poco. Perché a decidere è il capo carismatico. E non è questo che serve alla democrazia.
Il 4 dicembre, non è certo una novità, io voterò “Sì” a un testo di legge che ho già approvato tre volte alla Camera. E l'ho fatto perché sono convintissimo che questa sia una buona Riforma, capace di riscrivere, migliorandolo, l'assetto parlamentare e le regole della vita democratica. Il superamento del bicameralismo paritario, il ripensamento del Titolo V associato al Senato dei territori, la definizione del ruolo del Governo nel meccanismo legislativo (che assicura centralità al Parlamento più di quanto non avvenga ora), le maggiori garanzie per le minoranze parlamentari: tutto a mio avviso concorre alla definizione di una revisione molto positiva, in grado di snellire i tempi per il dibattimento delle leggi, di circoscrivere in maniera più accurata i poteri dell'Esecutivo, che di certo non aumentano, e quelli delle autonomie locali che vengono ricomprese a Palazzo Madama anziché proliferare indisturbate nelle Regioni com'è stato negli scorsi anni. Come ho sottolineato nella newsletter di fine ottobre, la Riforma prevede poi un deciso rafforzamento degli strumenti di partecipazione dei cittadini: maggiori garanzie di riuscita per il referendum abrogativo (si abbassa il quorum se la proposta abrogativa è firmata da 800mila persone), l'introduzione di quello propositivo, la certezza nei tempi dell'esame parlamentare delle leggi di iniziativa popolare (certezza oggi assente). Il disagio delle persone, a mio avviso, si combatte con le politiche economiche ma pure con riforme come questa, in grado di riannodare un filo che rischia di spezzarsi: quello del rapporto tra i cittadini e la politica. La riforma costituzionale si occupa dunque anche di come far funzionare meglio la rappresentanza e gli istituti per la partecipazione diretta, ripensati perché nessuno si senta tagliato fuori dai processi decisionali. La legge va in una direzione di ascolto, aggregazione, inclusione: è questo che serve al nostro Paese.
Con il nostro percorso politico, di cui questa Riforma è un passaggio importante, vogliamo infine strenuamente tenere in piedi una prospettiva alternativa alla destra. Oltre al fatto che è dal 1983, con la prima bicamerale Bozzi, che la politica sta cercando di riscrivere alcuni aspetti del nostro ordinamento costituzionale considerato da decenni troppo rigido, lento e farraginoso, oltre al fatto che il ripensamento della seconda parte della Costituzione proposto dalla nostra Riforma è organico ed equilibrato, votare “Sì” è un miglioramento per la vita democratica. E argina, inutile negarlo, l'avanzata delle destre. Vorrei dire infine che la scelta non è su “Renzi o non Renzi”: il punto è migliorare le istituzioni e il rapporto tra queste e i cittadini da una prospettiva di sinistra. La nostra. Siamo in procinto di farlo. Spetta a tutti noi la decisione se andare in questa direzione, facendo entrare in vigore una Riforma che stiamo perseguendo da oltre 30 anni, o andare da un'altra parte. All'indomani del voto, in ogni caso, il nostro cammino dovrà essere ugualmente deciso e riformista. Perché in questi mesi abbiamo vissuto alcuni traumi politici che ci devono far capire che il temporale è dietro l’angolo. E che, solo uniti e a sinistra, potremo proteggerci.

Parere positivo in Commissione a una legge di Bilancio espansiva che punta sugli investimenti

In queste ore gli emendamenti sono al vaglio della sede referente mentre a giorni la manovra 2017 sarà sottoposta al voto dell'Aula: sviluppo, imprese, pensioni ed equità al centro della finanziaria
Nelle scorse settimane tutte le Commissioni di Montecitorio sono state impegnate quasi esclusivamente nell'esame della legge di Bilancio, che a giorni sarà in Aula. Riporto dunque quanto rilevato dalla commissione Trasporti poste e telecomunicazioni, che si è espressa positivamente per le parti di propria competenza formulando raccomandazioni e proposte emendative ora sul tavolo della commissione Bilancio. Solo nella prossima newsletter potrò dunque dare il quadro finale.
Nei profili generali si prospetta una manovra finanziaria di carattere espansivo, con interventi per investimenti e sgravi fiscali che ammontano a circa 35,8 miliardi per il prossimo anno (e proseguono, nella programmazione pluriennale, attorno ai 30 miliardi fino al 2019). Complessivamente anche quest'anno si assiste a un alleggerimento fiscale: oltre ai tantissimi crediti di imposta (vengono confermati quelli relativi alle ristrutturazioni edilizie, ai lavori di riqualificazione energetica e alle misure antisismiche per unità abitative e condomini) e oltre alle molteplici agevolazioni per le imprese (dalla proroga del fondo per la Nuova Sabatini alle moltissime norme per gli investimenti in ricerca e sviluppo destinati alle Pmi), la legge introduce la riduzione dal 27% al 24% dell'Ires, ovvero l'imposta sui redditi delle società e la flat tax al 24% sugli utili d'esercizio per i lavoratori autonomi. Un'altra diminuzione d'imposta, che segnalo in particolare perché di competenza della mia Commissione e perché interessa tutti i cittadini, è quella del canone Rai che nel 2017 passerà da 100 a 90 euro (e alcuni emendamenti chiedono di abbassare ulteriormente il canone): pagando tutti, attraverso il versamento collegato alla bolletta elettrica e recuperando così evasione fiscale, dopo un solo anno siamo in grado di far diminuire un tributo. Mi pare un esempio virtuoso: se in Italia tutti pagassero le imposte il nostro Paese avrebbe ben altro Pil e le tasse diminuirebbero. Dunque bene per questo segnale sul canone Rai. Andando su temi più strutturali, la legge istituisce all'articolo 21 il nuovo Fondo per il piano “Casa Italia”, che stanzia 2 miliardi di euro sul 2017 per gli investimenti in materia di infrastrutture e trasporti, difesa del suolo e dissesto idrogeologico, ricerca e prevenzione del rischio sismico. “Casa Italia” partirà il prossimo anno ma arriverà al 2032 con una dotazione di circa 44 miliardi di euro: si tratta del più ingente investimento sulla difesa del suolo e sulla messa in sicurezza nazionale mai paventato. Il coordinatore del progetto è Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano, e il “progettista capo” (se così si può definire) per gli interventi sull'edilizia pubblica sarà Renzo Piano. La scelta di lavorare con una delle più prestigiose scuole italiane (a stretto raccordo con uno dei massimi architetti del mondo, che è anche senatore a vita) non è certo casuale: l'idea di Casa Italia è di essere infatti intergenerazionale, visto che il progetto durerà 16 anni. La legge di Bilancio attiva, quindi, un'iniziativa che va molto oltre le previsioni e le risorse afferenti al 2017. Il Fondo conterrà anche le risorse per i crediti d'imposta volti ai ripristini delle abitazioni recentemente terremotate e servirà inoltre ad attivare il meccanismo dei mutui Bei (afferenti al piano dell'Unione europea per gli investimenti), che consentono di anticipare liquidità con un tasso di interesse quasi a zero e con la garanzia della Banca europea per gli investimenti. Tra le voci sostenute dal fondo, appunto, ci sono anche quelle relative al miglioramento di infrastrutture, trasporti e viabilità. A copertura anche di questo intervento l'articolo 72 norma i diritti d'uso delle frequenze assegnate alla telefonia, al fine di prevederne la proroga fino al 31 dicembre 2029 e garantendo per il prossimo anno un'entrata di circa 1,8 miliardi di euro. Si prevede poi l'incremento di ulteriori 200 milioni per il Fondo finalizzato all'acquisto, alla riqualificazione e al noleggio di mezzi adibiti al trasporto pubblico locale e regionale, al fine di realizzare il piano strategico nazionale della mobilità sostenibile destinato sostanzialmente al rinnovo del parco autobus e al miglioramento della qualità dell'aria attraverso l'uso di tecnologie alternative. Le risorse destinate agli investimenti nell'infrastruttura ferroviaria nazionale e al sostegno al trasporto ferroviario, per il 2017 ammontano invece complessivamente a 3 miliardi 737 milioni di euro. Si sopprime poi a decorrere dal 1° gennaio l'incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco. Un fondo che interessa particolarmente i cittadini, è quello che riguarda i servizi postali: nel 2017 circa 450 milioni andranno a Poste Italiane per lo svolgimento degli obblighi di servizio universale nel settore dei recapiti postali. Afferente alla mia Commissione, che si occupa appunto anche di poste e telecomunicazioni, è poi l'istituzione del nuovo Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'editoria, sancito con la legge-quadro di riordino del sistema di finanziamento per il settore (votata pochi mesi fa e di cui scrissi nella mia newsletter dell'11 ottobre): le risorse ammontano a 67 milioni di euro.
A fronte di questi interventi, che toccano i settori di nostra competenza, la Commissione ha dato parere favorevole alla legge di Bilancio con talune osservazioni e con la formulazione di alcuni emendamenti. Per esempio, un mio emendamento chiede di inserire una norma per supportare le spese sostenute dai lavoratori marittimi italiani per il conseguimento e il rinnovo di specifici certificati e abilitazioni richiesti dalle nuove disposizioni europee o sovranazionali. L'ammontare delle spese per la partecipazione a corsi e per le attività richieste dalle nuove regole entrate in vigore dovrebbero essere stornate dal montante del reddito; qualora le spese inerenti a questi corsi siano a carico delle imprese di navigazione chiediamo che venga riconosciuto loro un credito d'imposta. Vedremo se la commissione Bilancio, che in queste ore sta terminando l'esame degli emendamenti, approverà la nostra richiesta (votata positivamente in commissione Trasporti). Sempre nell'ambito delle disposizioni sulle agevolazioni fiscali, abbiamo chiesto di ricondurre il servizio di trasporto marittimo, fluviale e lagunare, all'assoggettamento dell'Iva agevolata. Chiediamo inoltre di prevedere un incremento del contributo pubblico per la digitalizzazione dei servizi degli interporti, al fine di migliorare la logistica digitale nazionale. Un altro emendamento chiede invece di tenere conto dell'esigenza di rafforzare – in ragione del crescente numero di mansioni che sono chiamati ad adempiere – gli organici delle Capitanerie di porto, e un altro ancora di introdurre specifiche disposizioni, con riguardo alla navigazione interna, per favorire lo sviluppo del trasporto intermodale, anche riconoscendo incentivi fiscali alle imprese e agli operatori del settore. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile e ciclabile, la mia Commissione ha approvato 4 emendamenti che mirano a finanziare con risorse certe e durature nel tempo queste voci di spesa. Anche in questo caso, vedremo a brevissimo giro se la commissione Bilancio li approverà. Il primo chiede di introdurre una detrazione fiscale per le spese sostenute per l'acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale, interregionale: la norma vuole incentivare l'uso del trasporto pubblico e ridurre l'uso di mezzi privati, tramite uno sconto d'imposta sulle spese sostenute dai cittadini per gli abbonamenti ai mezzi. Chiediamo poi di stabilizzare le risorse del Fondo per il trasporto pubblico locale, per dare certezza alle programmazioni: ora le risorse provengono dalle accise sul gasolio, con cifre quantificate ogni 3 anni. La richiesta è rendere certa la cifra annuale che vorremmo si assestasse a 5 miliardi a partire dal 2018. Un altro emendamento chiede maggiori risorse per il sistema delle ciclovie turistiche, al fine di estendere il numero delle Regioni interessate ai progetti (oggi sono 8, tra cui la nostra). Il quarto e ultimo emendamento riguarda invece l'aggiunta di una voce all'articolo 21 della legge (quello che istituisce il fondo per il Piano “Casa Italia”), prevedendo tra le voci interessate dai finanziamenti anche la mobilità ciclistica e la sicurezza stradale dell'utenza vulnerabile. In questo modo, nella ripartizione del Fondo verrebbe previsto anche il miglioramento della sicurezza stradale in relazione a pedoni e ciclisti.
Queste sono i temi principali e le principali richieste di modifica che toccano la commissione Trasporti. Come scritto nella mia precedente newsletter, la legge di Bilancio si caratterizza però soprattutto per altri interventi. Confermo dunque, in generale, quanto precedentemente affermato: si tratta di una manovra positiva che agisce strutturalmente su alcuni temi (la difesa del territorio, la realizzazione del Piano “Industria 4.0” per la trasformazione tecnologica delle attività produttive), che per la prima volta affronta organicamente alcuni nervi scoperti (il pacchetto per l'anticipo pensionistico, il diritto allo studio) e che conferma molte misure mirando alle situazioni più critiche (la decontribuzione per le assunzioni stabili di neo-diplomati e neo-laureati, e al Sud). Più delle ultime leggi finanziarie, inoltre, la manovra 2017 si occupa di investimenti e di politiche di sviluppo: questo è possibile anche perché abbiamo reso il nostro Paese più forte e stabile, invertendo la spirale recessiva e tornando (seppure ancora non a sufficienza) a crescere. Dunque se si lavora bene, le cose possono avanzare e progressivamente migliorare (e anche questo è un motivo per votare “Sì” al referendum costituzionale). Più delle ultime finanziarie, inoltre, questa legge non contiene particolari criticità, tanto che il dibattito sul provvedimento è stato meno acceso rispetto agli scorsi anni. Ovviamente ci saranno dei correttivi in queste ore e spero che alcuni di quelli sovraesposti vengano recepiti. Ma la sostanza di quanto scritto non cambia: augurandomi che alcune sollecitazioni espresse dalle Commissioni vengano approvate, trovo che la legge di Bilancio 2017 possa essere adeguata per lo sviluppo delle imprese e per l'impostazione di politiche che guardano al futuro. Pertanto spero che l'Unione europea non si attacchi a vincoli troppo stringenti, che non fanno bene alle economie dei Paesi membri e deprimono qualunque prospettiva di avanzamento sociale ed economico. Del passaggio finale della legge, in ogni caso, scriverò nella mia prossima newsletter.

Approvato il Decreto fiscale: via Equitalia e “tax day”, arriva la dichiarazione trimestrale Iva
Il 16 novembre la Camera ha approvato il Decreto fiscale collegato alla manovra di Bilancio (cui fornisce una parte cospicua delle coperture di spesa) e noto, soprattutto, per lo scioglimento di Equitalia: dal 1° luglio 2017 Equitalia diventerà infatti una nuova Agenzia per la riscossione, ente pubblico sottoposto all'indirizzo e alla vigilanza del ministero dell'Economia. Il senso della norma è modificare il rapporto con i cittadini, conformando la nuova Agenzia ai principi dello Statuto del contribuente, tra cui quello della trasparenza e della cooperazione rafforzata tra fisco e persone, secondo i criteri individuati dalla legge delega fiscale votata nel 2014. Finalità dello Stato non è (e non deve essere) vessare le persone con alte more o interessi: il Decreto norma quindi la predisposizione di percorsi che consentano di risalire con certezza al debito originario, che non potrà aumentare in maniera esponenziale. Per le pendenze in essere si procede invece a un piano di smaltimento che abbatte significativamente le sanzioni e che prevede forme di rateizzazione migliori. La possibilità di rottamazione riguarda le cartelle dal 2000 al 2016: i pagamenti potranno essere saldati in 5 rate anziché 4, ma il 70% del debito con il Fisco dovrà essere versato nel 2017. Ricordo infine che è stato attivato anche il servizio sms di Equitalia, attraverso il quale l'agenzia (ancora attiva, appunto, fino a fine giugno) ricorderà la scadenza di un pagamento al cittadino: il Decreto sancisce che, in seguito allo scioglimento dell'agenzia, il servizio venga esteso anche alla rottamazione delle cartelle pendenti. Il Decreto contiene anche altre misure come l'introduzione dell'obbligo di comunicazione telematica trimestrale dell'Iva per professionisti e imprese, riducendo le sanzioni sugli errori o sulle lacune involontarie di comunicazione. L'Agenzia delle entrate metterà a disposizione dei contribuenti le informazioni relative ai dati comunicati, segnalando eventuali incoerenze in riferimento ai versamenti effettuati. In tal caso, il contribuente può fornire tempestivi chiarimenti, spiegare elementi non considerati o valutati erroneamente e versare quanto dovuto senza penalità. Vengono rivisti anche i termini per i versamenti delle imposte e non ci sarà più il cosiddetto “tax day”: il 16 giugno si dovranno versare i tributi sulle proprietà immobiliari e i servizi afferenti alle case, mentre slitta al 30 giugno il saldo Irpef, Irap e Ires. Per quanto riguarda i professionisti, verranno chiuse d'ufficio dall'Agenzia delle entrate le partite Iva che risultano inattive da almeno tre anni. Diventano poi deducibili le spese sostenute in trasferta dagli autonomi e soprattutto dal prossimo anno sono finalmente aboliti gli studi di settore: al loro posto arrivano degli “indici sintetici di affidabilità fiscale”, che consentiranno di capire il reale ammontare dei redditi e che premieranno i contribuenti più affidabili (saranno, ad esempio, più veloci i rimborsi). Il Decreto riapre poi i termini della “voluntary disclosure”, ovvero l'emersione volontaria di capitali illecitamente detenuti dunque non dichiarati al Fisco: fino al 31 luglio 2017 si potrà richiedere di sanare una posizione erariale derivata da attività estere non dichiarate, o una violazione dichiarativa relativa alle imposte nazionali. Sono sanabili le violazioni commesse entro il 30 settembre scorso. La procedura obbliga a un versamento al massimo in tre rate, entro il 30 settembre 2017, di tutto quanto dovuto anche per quanto riguarda gli interessi e le sanzioni. La decadenza del reato tributario non toglie la possibilità, invece, di indagare su eventuali reati connessi. Ricordo inoltre che l'autodenuncia (che ha fruttato 4 miliardi lo scorso anno) rende noto al Fisco nome e cognome di chi non si è comportato onestamente, sottoponendolo anche a maggiori controlli per il futuro.

Tutela della cooperazione: la Camera approva la mozione Pd per “stanare” le situazioni spurie
L’8 novembre la Camera ha approvato la mozione a tutela della cooperazione presentata dal Pd volta a monitorare il fenomeno delle “false cooperative” e gli usi impropri della forma cooperativa. Una cosa che danneggia, in primo luogo, proprio le circa 75mila coop che, invece, lavorano secondo principi di mutualità e senza fini speculativi. La mozione approvata era in risposta ad altre mozioni, rigettate, piuttosto aggressive nei confronti dell’intero comparto, tutelato all’articolo 45 della Costituzione, e portatore di un valore sociale che affonda le proprie radici nelle società di mutuo soccorso dell’Ottocento: al contrario di quanto afferma qualcuno, sapendo di mentire, le cooperative non sono un’invenzione contabile recente, una scappatoia per “furbi”, ma un patrimonio culturale ed economico che parte dal basso. Come dimostra, tra l’altro, l’esperienza crescente delle aziende in crisi che, per salvarsi, si trasformano in cooperative di lavoratori: negli ultimissimi anni una cinquantina di società di capitali o a responsabilità limitata sono diventate cooperative, sotto la guida dei dipendenti, tutelando così 1.200 posti di lavoro. La cooperazione in Italia non afferisce poi a un solo modello e rivela la propria efficacia sia per grandi aziende, ma pure e soprattutto per migliaia di piccole imprese, operanti nei mercati più disparati (dalla cultura ai servizi socio-sanitari, al manifatturiero alla pesca all’agricoltura, ecc.). Segnalo inoltre che le cooperative occupano oltre 1 milione 400mila persone e che, negli anni della crisi, in questo segmento l'occupazione è aumentata del 6,1%: le coop hanno dunque attraversato la recessione accrescendo il lavoro e riducendo i margini di “guadagno” (che non diventa mai utile, come noto, ma torna alla cooperativa stessa). È dunque disonesto e sbagliato dipingere questa vasta realtà come un luogo in cui proliferano collusioni o malaffare. Il Pd vuole però conoscere le eventuali distorsioni e un anno fa ha aderito alla campagna “Stop alle false cooperative”, che ha raccolto 100mila firme per un’iniziativa di legge popolare volta a individuare, e cancellare dall’Albo delle cooperative, le realtà che non rispondano ai requisiti. Con la mozione approvata in Aula chiediamo intanto al Governo un impegno su alcuni punti, anche intervenendo a livello normativo qualora sia necessario, per: realizzare un raccordo tra i soggetti pubblici deputati a svolgere controlli nei confronti delle cooperative; costituire organismi, con le associazioni cooperative nazionali, per il coordinamento delle attività ispettive e la messa a punto di appositi protocolli operativi; definire programmi di revisione che abbiano per oggetto prioritario le cooperative che, per lungo tempo, non siano state sottoposte a controlli; arricchire le notizie da riportare nella dichiarazione sostitutiva, inserendo voci coerenti con l’obiettivo di identificare più chiaramente le false coop; verificare la congruità, alla luce dell’evoluzione del fenomeno cooperativo, dei requisiti dimensionali per la costituzione delle associazioni, escludendo la possibilità di pluri-iscrizione della medesima cooperativa a più organizzazioni associative; rafforzare la partecipazione dei soci ai processi decisionali favorendo il ricambio degli amministratori. Chiediamo quindi maggior impegno nelle verifiche, perché casi isolati non devono minimamente inficiare il valore della cooperazione. E non devono diventare pretesto strumentale per chi non si riconosce in quel valore.

Guerra in Siria: la Camera approva una mozione per informare di più l'opinione pubblica italiana
L'8 novembre la Camera ha approvato una mozione che vuole riportare l'attenzione del Governo e dell'opinione pubblica sul conflitto in Siria, con particolare riferimento alla terrificante situazione dei bambini siriani. In primo luogo, dunque, la mozione chiede di procedere con campagne informative dirette ai cittadini, che devono essere informati su una guerra dalla portata immane: secondo l'Onu circa 500mila persone sono morte nella tragedia che da 5 anni insanguina il Paese, i danni sono stimati a 250 miliardi di dollari e solo negli ultimi 2 anni ci sono stati oltre 70mila raid aerei (circa 100 al giorno). In questo conflitto, dalle proporzioni catastrofiche, oltre 5 milioni di persone sono fuggite nei Paesi confinanti. In Turchia vivono ufficialmente oltre 3 milioni di siriani, in Libano almeno 1,5 milioni, in Giordania ci sarebbero invece 650mila profughi. Si stima che siano 2 milioni i bambini profughi, spesso senza genitori: moltissimi infatti sono orfani. L'Unicef stima poi che siano almeno 80mila i bambini morti negli ultimi anni. I bambini in Siria vivono in condizioni che non è sbagliato definire disumane: senza cibo, acqua, prodotti sanitari, senza scuola, senza quotidianità che non sia violenza. Dallo scorso aprile la guerra civile ha avuto come epicentro la città di Aleppo, che è diventata il luogo di scontro tra le forze filogovernative, i ribelli delle diverse fazioni e i miliziani dell'Isis. Il 2 ottobre, con uno stanziamento di 25 milioni di euro, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, ha dato il via a un'iniziativa europea per Aleppo, con lo scopo di facilitare la consegna degli aiuti necessari ai civili. L'iniziativa, appoggiata ovviamente anche dal nostro Governo, prevede la creazione di un corridoio umanitario nella città, ma finora è stata molto difficile da realizzare perché le tregue nei bombardamenti aerei non sono state sufficienti per consentire i soccorsi. Dopo aver votato la positiva legge che tutela i minori stranieri non accompagnati che si trovano in Italia, di cui ho scritto nella scorsa newsletter, il Parlamento ha dunque affrontato questi temi e approvato la mozione che impegna il Governo a rafforzare il proprio impegno in sede comunitaria per giungere, almeno, a un accordo tra le parti in conflitto nella città di Aleppo (e per vietare l'uso di bombe a grappolo e bombe anti-bunker) al fine di consentire gli accessi destinati a dare attuazione ai piani Ue e dell'Onu per il soccorso alla popolazione civile. Chiediamo che si faccia dunque tutto il possibile per rafforzare i corridoi umanitari nel Paese, concentrando gli sforzi in direzione della messa in sicurezza in particolare dei minori. Vorremmo però, inoltre, che si attivassero campagne di comunicazione istituzionale, volte a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana su quanto sta accadendo in Siria. Anche per fare capire a tutti di quale disastro stiamo parlando: in tal modo, forse le coscienze dei cittadini sarebbero meglio disposte nei confronti dell'accoglienza e dell'integrazione di coloro che fuggono da un vero e proprio inferno sulla terra.
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