Seleziona una pagina

Tempo di lettura: 101'

*|MC:SUBJECT|*
Come di consueto in questo periodo, saluto tutte le persone che ricevono la mia newsletter per augurare a ognuno un buon agosto e una serena estate. La Camera dei deputati lavorerà nella prima settimana del mese per varare in via definitiva alcune norme tecniche sull'equilibrio di bilancio degli enti locali e delle Regioni, dopo di che ci sarà una pausa di alcune settimane: i lavori in Aula riprenderanno a settembre, quando tornerete a ricevere la mia newsletter, che spero sia utile per capire e approfondire il mio lavoro, il lavoro del Partito Democratico e di tutto il Parlamento.
Per il momento vorrei solo ricordare che nei prossimi mesi affronteremo importanti questioni normative, politiche e istituzionali. Sul primo fronte, si inizierà a imbastire la legge di Bilancio per il 2017, che dovrà essere più che mai attenta a tenere assieme l'equilibrio dei conti e il dovere di dare risposte sociali adeguate, in un momento non semplice a causa anche delle ripercussioni economiche negative della Brexit e della difficile situazione internazionale. Orgoglioso che la Camera abbia votato, poche settimane fa, la legge di contrasto alla povertà che introduce un reddito minimo per le persone indigenti, auspico che la legge di Bilancio tenga conto di alcuni temi importanti per le persone, a partire da una maggior flessibilità del sistema pensionistico. Sul piano politico vedremo come andrà avanti il dibattito sulla legge elettorale, visto che di recente si è riaperto anche all'interno del nostro partito, ma evidentemente l'appuntamento più importante sarà il voto sulla riforma costituzionale, che si terrà presumibilmente a novembre (la data non è ancora stata fissata). Rimarcando convintamente la mia adesione al Disegno di legge che rivede il bicameralismo perfetto, invito tutti a ragionare in maniera sgombra da pregiudizi nel merito di una riforma che va al di là di questo Governo, ma che modificherà l'assetto istituzionale in maniera assai più duratura. Senza entrare minimamente in polemiche che non mi interessano, affatto, credo che quando saremo chiamati alle urne ciascuno di noi dovrà valutare il testo di legge così come è stato approvato dopo sei letture da parte delle Camere, per ciò che significa, per il suo valore e per il suo contenuto. Pertanto, salutandovi, vorrei allegare: il link al dossier redatto dal Pd, che racconta in maniera esaustiva le modifiche previste della riforma, e il link alla mia newsletter del 26 aprile scorso, in cui ho tentato un'analisi per chiarire le ragioni che mi porteranno, in autunno, a votare sì al Disegno di legge. Per ora, comunque, buone settimane agostane, che spero siano di riposo e serenità.
Dossier modifiche riforma
Newsletter n. 48
Decreto “enti territoriali”:
prorogate per tutto il 2017 le concessioni demaniali marittime

La Camera ha votato il provvedimento che contiene molte disposizioni per Regioni e Comuni, e che ha trovato una soluzione-ponte anche alla questione balneare. In attesa della legge di riordino
Il 21 luglio la Camera ha votato in prima lettura il Decreto cosiddetto “enti territoriali” che reca una serie articolata di interventi per, in particolare, i Comuni e le Regioni: da alcune misure sul patto di stabilità interno alla possibilità di assumere a tempo indeterminato personale per le scuole dell'infanzia e degli asili nido e altre cose ancora. Innanzitutto, segnalo però una cosa che riguarda da vicino anche il nostro territorio, poiché tocca le concessioni demaniali marittime. Come scrivevo già nella scorsa newsletter, il 14 luglio la Corte di Giustizia europea ha bocciato il rinnovo automatico delle concessioni balneari italiane fino al 2020. Dopo la sentenza, con un emendamento al Decreto si è sancita in extremis una proroga delle concessioni in essere fino alla fine del 2017: entro quella data, però, dovremmo intervenire con una riforma organica del settore, dunque con un provvedimento legislativo mirato e che risolva definitivamente la questione. Per il momento, quindi, le circa 1500 imprese balneari operanti nella costa emiliano-romagnola possono proseguire serenamente il proprio lavoro, ma è sempre più urgente la necessità di rimettere mano alla normativa, cosa che auspico avvenga subito dopo l'estate. Il Governo ha infatti annunciato di voler varare rapidamente un progetto di legge delega sul demanio marittimo, per poi incardinarlo altrettanto celermente in Parlamento: è importante dare presto una soluzione chiara al comparto, i cui operatori devono essere messi in condizione di realizzare investimenti avendo un orizzonte di certezza e di giusto ritorno economico. Quella contenuta nel Decreto è perciò una norma-ponte, necessaria per proseguire ancora circa un anno e mezzo nella situazione attuale, ma che deve traghettarci a un nuovo quadro legislativo. Per ora questo è quanto mi pare giusto dire, mettendo comunque in luce la misura proprio perché la provincia di Ravenna è ampiamente interessata dalla vicenda. Sempre restando in Regione, vorrei citare anche le misure prese in favore del modenese, colpito dal sisma del 2012 e che è ancora alle prese con un'impegnativa e dolorosa ricostruzione. Su questo fronte, il Decreto contiene una proroga al 31 ottobre, destinata alle aziende, per l'inizio della restituzione delle rate dei mutui accesi per pagare le tasse durante l'emergenza. Contemporaneamente, si prevede una rimodulazione per la restituzione dei crediti, che andranno saldati in 4 anni anziché in 2: le imprese che hanno ottenuto un finanziamento da Cassa depositi e prestiti per pagare i tributi, avranno più tempo nel restituirlo. Infine, si dà la possibilità per la Regione, le Prefetture e i Comuni impegnati nella ricostruzione di assumere personale a termine per il biennio 2017-2018, in deroga ai limiti di legge previsti: la Regione Emilia-Romagna potrà bandire entro l'anno un concorso per il reclutamento del personale necessario.
Oltre a questi due temi, che interessano da vicino la nostra Provincia e la nostra Regione, sono molte le misure che toccano gli enti territoriali cui il Decreto è dedicato. Alcune disposizioni riguardano le compensazioni, per i Comuni, dei mancati introiti della Tasi, e l'attenuazione delle sanzioni per gli enti locali che non hanno rispettato il patto di stabilità interno nel 2015 (le sanzioni, equivalenti al 30% dello sforamento, confluiranno nel Fondo di solidarietà comunale). Un articolo reca la ripartizione tra ex province e città metropolitane dell'ulteriore riduzione della spesa corrente per l'anno 2016: il taglio, quantificato in 900 milioni di euro rispetto allo scorso anno, è per 650 milioni a carico delle ex province oggi enti di area vasta (dunque c'è un effettivo risparmio di spesa, come detto al momento della riforma) e per 250 milioni a carico delle città metropolitane. Per rendere più flessibile la gestione degli stanziamenti di bilancio e favorire gli investimenti, l'articolo 9 del Decreto estende invece all'esercizio 2016 la facoltà, per le Regioni, gli enti di area vasta e le città metropolitane, di non dover mostrare a preventivo bensì a consuntivo le modalità di attuazione del vincolo del pareggio del bilancio. Significa che gli enti non sono obbligati a dichiarare prima, ma solo alla fine dell'anno finanziario, i modi con cui hanno perseguito l'obiettivo che comunque resta. Per chi sfora i vincoli di bilancio e per le Regioni e i Comuni che sforano le scadenze per la presentazione di consuntivi e preventivi, resta inoltre il blocco delle assunzioni. Viene poi istituito un Fondo per i pagamenti dei mutui dei Comuni, con una dote da 110 milioni in tre anni, volta ad alleggerire gli oneri di ammortamento e gli interessi di finanziamenti nati anni fa (e quindi gravati da tassi anche del 5%, ossia molto diversi e assai maggiori rispetto a quelli attuali).
Alcune misure riguardano il personale: si potenzia il Corpo dei vigili del fuoco autorizzando l'assunzione straordinaria di 193 vigili, in concomitanza all'autorizzazione di 10 milioni di spesa per l'ammodernamento dei mezzi del Corpo. Si deroga poi la normativa vigente per consentire a tutti i Comuni (dunque anche a quelli che non hanno rispettato il patto di stabilità lo scorso anno) di assumere, a tempo indeterminato, insegnanti e personale scolastico per le scuole dell'infanzia e gli asili nido. La misura è resa possibile mediante un piano triennale straordinario e anche ricorrendo alla stabilizzazione (entro il 2018) del personale oggi impiegato a termine. Mi sembra una norma molto significativa, che ancora una volta mostra la piena volontà del Parlamento e del Governo di stabilizzare chi opera nell'istruzione e nei servizi per l'educazione, dai nidi alle superiori. Tra i dati molto positivi: per il 2016 viene incrementato il fondo destinato alle Regioni per il trasporto pubblico locale, anche ferroviario, per un importo di circa 74,5 milioni di euro. A partire dal 2017, le Regioni che avranno rispettato il pareggio di bilancio, riceveranno inoltre risorse provenienti dalle sanzioni versate allo Stato da parte delle Regioni che invece non si sono attenute agli obblighi. Si dettano anche norme per facilitare il risanamento degli enti territoriali in crisi, mediante la disponibilità di risorse destinate ai pagamenti di debiti di lungo corso. Più precisamente si prevede un contributo triennale (2016-2018) da 150 milioni per i Comuni, gli enti di area vasta e le città metropolitane che hanno dichiarato dissesto a partire dal 2011. C'è inoltre la possibilità di rimodulare il piano di rientro finanziario per i Comuni che, nel biennio 2013-2014, abbiano presentato un piano pluriennale di riequilibrio. In materia agricola, viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per il 2016 per sostenere i produttori di latte e vien rifinanziato, per un importo di 6 milioni di euro per quest'anno e di 4 per il prossimo, il Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti, al fine di consentire l'acquisto e la distribuzione gratuita di latte. Presso il Ministero delle Politiche agricole e forestali è istituito un Fondo per il sostegno delle imprese del comparto cerealicolo (3 milioni di euro per il 2016 e 7 milioni per il 2017), che recentemente ha subito un tracollo dei prezzi, in particolare del grano. Per quanto riguarda le politiche fiscali, in questo caso nazionali, un emendamento al Decreto ha introdotto una sorta di “proroga” per i contribuenti in difficoltà economica che non hanno terminato di saldare i propri debiti con l'Erario, attraverso una rateizzazione di ulteriori 72 scadenze mensili (dunque una dilazione di 6 anni), ma solo se l'importo non supera i 60mila euro e se il contribuente documenta accuratamente la propria situazione di difficoltà.
Nel corso dell'esame in Commissione è stato introdotto infine un articolo che prevede la corresponsione di erogazioni, per un ammontare complessivo di 10 milioni di euro, per i famigliari delle vittime del disastro ferroviario del 12 luglio in Puglia e per coloro che sono rimasti molto gravemente feriti in quel terribile evento.
In Aula alla Camera la proposta di legge per
regolamentare consumo e vendita della cannabis

Il testo nasce dal lavoro dell'intergruppo parlamentare di cui faccio parte, e ha l'obiettivo di sottrarre alle mafie un mercato miliardario: la repressione ha fatto solo arricchire la criminalità
Poco più di un anno fa riportavo della mia adesione all'intergruppo parlamentare per la legalizzazione dei derivati della cannabis, ossia un gruppo di lavoro composto da deputati e senatori creato per realizzare un progetto di legge volto a regolare diversamente il consumo, la coltivazione e l'uso terapeutico della marijuana in Italia. Il testo è stato presentato nel luglio del 2015, in un anno è stato incardinato in commissione Giustizia, sottoscritto da 225 deputati di tutti i gruppi (esclusi solo il Nuovo Centrodestra e la Lega) e il 25 luglio 2016 è approdato in Aula: si tratta di un dibattito storico per il nostro Paese, che su questi temi si è mostrato finora puramente repressivo e punitivo. Ricordo infatti che, addirittura, la legge Giovanardi (bocciata poi dalla Consulta) aveva equiparato il possesso delle droghe leggere a quello delle sostanze pesanti (cocaina, eroina, ecc), contribuendo in questo modo anche a mandare, assurdamente, in carcere persone per la semplice detenzione di qualche grammo di marijuana. Dopo che la Corte Costituzionale ha sancito la depenalizzazione delle droghe leggere, vorremmo fare un ulteriore passo in avanti. Dunque bene che Montecitorio abbia dato il via alla discussione, anche se il voto è stato rinviato a settembre. L'approvazione oltre tutto non è scontata, visto che la legge è di iniziativa parlamentare, che su questi temi i gruppi lasceranno libertà di coscienza, e che un partito di Governo (l'Ndc di Alfano, appunto) si è dichiarato espressamente contrario. Credo però che la mera repressione (valutata molto negativamente persino dalla Direzione nazionale antimafia) non sia utile né foriera di risultati positivi. Su questa materia occorrerebbe avere una visione più pragmatica: è quello che abbiamo cercato di fare con il nostro testo di legge (supportato da molti settori dell'opinione pubblica, a partire dai centri anti-droga fino ad arrivare, appunto, all'Antimafia). La materia è “sensibile”, ma bisogna essere consapevoli che le politiche di “lotta” alle droghe leggere hanno prodotto come unico risultato quello di far arricchire le organizzazioni criminali: a fronte del 32% di italiani tra i 15 e i 65 anni che fanno uso saltuario di cannabis, dei circa 1,5 milioni consumatori abituali, e a fronte del fatto che questi numeri non sono in calo negli anni, servono evidentemente altre strategie. Obiettivo principale della nostra iniziativa è dunque, almeno, sottrarre alla criminalità un mercato dal valore di quasi 2 miliardi di euro l'anno, prendendo atto di come stanno le cose e rendendo inoltre lecito l'utilizzo della cannabis entro certi limiti.
In estrema sintesi, la proposta arrivata alla Camera prevede: che i maggiorenni possano detenere fino a 15 grammi di cannabis in casa e fino a 5 grammi all'esterno; che sia possibile coltivare per uso personale fino a 5 piante di marijuana; che vengano regolamentate la coltivazione e il consumo di gruppo; che venga predisposto un regime autorizzativo per la produzione e la vendita a terzi, previa autorizzazioni rilasciate dall'agenzia dei Monopoli; che lo Stato stabilisca i prezzi della vendita; che venga parzialmente modificata la normativa sulla cannabis terapeutica (come si sa la marijuana ha un effetto molto positivo nella cura di alcune patologie, anche molto gravi); che sia categoricamente vietata la pubblicità del prodotto; che non ci si possa mettere alla guida dopo aver fumato. Si intendono quindi legalizzare la coltivazione e il consumo “in proprio” per i maggiorenni, entro appunto determinati quantitativi, sancendo che chi coltiva a uso personale e ricreativo non possa vendere il proprio prodotto. Vietato il consumo nei luoghi pubblici, si contempla invece la possibilità di coltivare e consumare cannabis in forma associata, attraverso enti senza fini di lucro sul modello dei “cannabis social club” spagnoli, cui possono aderire al massimo 50 persone (sempre, ovviamente, maggiorenni). La norma ipotizza poi, come detto, l'istituzione di un monopolio di Stato per disciplinare l'autorizzazione della coltivazione per la vendita nel mercato legale: il quadro per la commercializzazione sarebbe restrittivo sotto il profilo fiscale, essendo equiparato a quello delle sigarette, e del tutto trasparente a causa della tracciabilità piena del processo produttivo e della vendita, autorizzata in esercizi dedicati e sotto la vigilanza del ministero della Salute. Tutti i guadagni andrebbero poi allo Stato. Di questi, il 5% sarebbe destinato al Fondo nazionale degli interventi per la lotta alla droga. L'uso della cannabis per finalità terapeutiche deve infine sempre avvenire previa prescrizione medica.
Ogni cittadino su questi temi ha visioni proprie, ma la legge ha il compito di dettare regole generali. Perciò mi pare arrivato il momento di porsi qualche domanda sul modo in cui, fino a oggi, abbiamo disciplinato l'uso delle droghe leggere, chiedendoci in modo scevro da pregiudizi se abbiamo affrontato la materia in maniera intelligente o se non sia meglio invece porsi come finalità quella di togliere alle mafie la domanda (che persiste) e regolamentare il consumo. Rilevo come dato significativo la trasversalità dello schieramento favorevole a questa legge (hanno aderito anche alcuni esponenti di Scelta Civica, di Forza Italia, e moltissimi deputati del Movimento 5 Stelle), sebbene manchi l'accordo politico all'interno della maggioranza. A fronte di 1.700 emendamenti presentati nelle scorse settimane, si è infatti deciso di rinviare la proposta in commissione Giustizia, sperando di trovare un punto di convergenza per far tornare in Aula il testo in autunno. Non so se la norma potrà essere approvata da questa Legislatura. In ogni caso mi fa piacere che, finalmente e come accaduto per la legge (molto più importante sul fronte dei diritti, ovviamente) sulle unioni civili, dopo tanti anni si inizi a ragionare su talune questioni con posizioni meno esacerbate, con un atteggiamento più razionale. Perciò, anche se non arriveremo a votare il testo, avremmo comunque portato un po' più avanti il dibattito politico: questa è sempre una buona cosa in un Paese come il nostro, spesso dicotomico e spaccato in due dinnanzi a certi temi. A mio avviso, e parlando a titolo personale, credo che legalizzare nella maniera sovraesposta il consumo e la coltivazione della cannabis sarebbe una cosa sensata e aiuterebbe a proteggere di più, e non di meno, anche i consumatori (che sono spesso giovani). In un quadro chiaro e certo, le persone che usano i cannabinoidi (meno dannosi dell'alcol) non dovrebbero avere a che fare con il piccolo spaccio e non foraggerebbero la malavita. Con la repressione non abbiamo infatti mai abbattuto o fatto diminuire il consumo, ma abbiamo invece arricchito le narcomafie, l'evasione fiscale e – quando era in vigore la legge Giovanardi – addirittura punito penalmente i consumatori. Una mentalità che non ha portato a niente di buono e che dunque andrebbe rivista.

Lavori stagionali e turismo: approvata la risoluzione, che ho firmato, sugli ammortizzatori sociali
Come avevo scritto ad aprile, ho firmato una risoluzione assieme al gruppo Pd della commissione Lavoro sugli ammortizzatori sociali per i lavori stagionali, con particolare attenzione al settore turistico. Come noto, il lavoro stagionale si caratterizza per la mancanza di continuità dell'attività esercitata, ossia per l'alternarsi nel corso dell'anno di periodi di lavoro e periodi di non lavoro. La recente riforma degli ammortizzatori, inclusa nel Jobs Act, ha modificato i criteri e i modi di erogazione della nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (Naspi), destinata a tutti i lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. La Naspi è proporzionale alla retribuzione mensile, viene erogata a fronte di almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione e di almeno 30 giorni di lavoro effettivo nell'anno precedente, ma soprattutto viene corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni e sempre a partire dall'inizio del periodo di disoccupazione, che per gli stagionali è una volta l'anno. Le nuove regole, rispetto agli ammortizzatori precedenti, portano dunque a una penalizzazione per questi lavoratori, che si troveranno senza reddito per alcuni mesi: su un rapporto di lavoro di sei mesi, la durata della prestazione sarà infatti di tre. In prima applicazione, nel 2015, l'impatto della riforma sulla durata delle prestazioni è stato reso graduale per effetto di una lettura interpretativa, contenuta in alcune circolari dell'Inps e supportata da un decreto legislativo, che ha chiarito che per lo scorso anno si salvaguardava in sostanza il trattamento precedente. Dal 2016, però, la durata della prestazione verrebbe calcolata secondo il regime ordinario, dunque la nuova previsione sarebbe peggiore per molte persone che vivono e lavorano in luoghi in cui l'impiego stagionale è una delle forme principali di occupazione. Come avviene in molte località turistiche e balneari, insomma. Bene dunque che la nostra risoluzione sia stata approvata all'unanimità il 21 luglio dalla commissione Lavoro. Con ciò, il Governo si impegna a valutare l'estensione della disciplina transitoria della Naspi per i lavoratori stagionali e del turismo e a prevedere che l'erogazione del trattamento sia legata alla partecipazione a corsi di aggiornamento e di formazione (predisposti d'intesa con le Regioni e con il coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni di categoria) o impiegando i lavoratori, nei periodi di inattività, in mansioni di pubblica utilità a beneficio delle comunità locali (d'intesa con i Comuni e i sindacati). Ovviamente l'approvazione della nostra risoluzione è solo un passo, non definitivo, ma è importante che l'Esecutivo si impegni in tal senso perché la Naspi così concepita non tutela adeguatamente questo tipo di impieghi. Continueremo a seguire la materia per realizzare i giusti correttivi.

Lotta al terrore: la Camera vara Convenzioni Ue e Onu, e introduce nuovi reati nel Codice penale
La Camera ha approvato in seconda lettura, dunque in via definitiva, una serie di norme per la ratifica e l'esecuzione di Convenzioni internazionali in materia di terrorismo. Un tema ormai sempre più all'ordine del giorno e contro cui vanno messe in moto tutte le leve possibili per una migliore cooperazione tra i Paesi. Si tratta della: Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo; Convenzione Onu per gli atti finalizzati al terrorismo nucleare; Convenzione del Consiglio d'Europa su riciclaggio, ricerca e sequestro dei proventi di reato. Sono misure che vogliono accrescere l'efficacia degli strumenti internazionali, già esistenti, in materia di lotta a questo fenomeno. Oltre a questo, il Disegno di legge inserisce nel nostro Codice penale tre nuovi delitti: finanziamento di condotte con finalità terroristiche; sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro; atti di terrorismo nucleare. Per quanto riguarda le Convenzioni Ue entrate in vigore, esse mirano a favorire la collaborazione tra Stati membri per la prevenzione del terribile fenomeno e ampliano anche le fattispecie che possono configurare il crimine introducendo la pubblica istigazione e il reclutamento. La Convenzione Onu circostanzia invece strumenti di comune contrasto al commercio, la fabbricazione e la detenzione di materiale radioattivo, mentre la Convenzione sul riciclaggio e la confisca dei proventi di reato aggiorna e amplia il novero degli ambiti, introducendo un numero superiore di attività illecite punibili qualora volte a finanziare tali crimini. Oltre alla ratifica di atti internazionali, come detto, il Parlamento ha anche modificato il Codice penale inserendo tra i delitti contro la personalità dello Stato tre nuove fattispecie: reclusione da 7 a 15 anni per chiunque raccolga o metta a disposizione denaro finalizzato al compimento di atti terroristici (i servizi di intelligence sono autorizzati a usare gli strumenti utili agli accertamenti del nuovo reato); reclusione da 2 a 6 anni e multa fino a 15mila euro per chiunque sottragga beni o denaro sottoposti a sequestro preventivo per destinarli al terrorismo internazionale; reclusione dai 15 ai 20 anni per chi procuri materiale per creare ordigni nucleari o materiale chimico per armi batteriologiche. Ricordo invece qui che ulteriori disposizioni sono state prese dal Decreto dello scorso anno che punisce i cosiddetti “foreign fighters” ovvero coloro che si arruolano con finalità terroristiche, ma pure coloro che organizzano viaggi all'estero finalizzati alla preparazione di atti terroristici.

Terminato il riordino del personale delle ex Province: l'Emilia-Romagna può tornare ad assumere
Il ministero per la Pubblica amministrazione ha dato attuazione a un articolo della legge di Stabilità 2016 che prevedeva il ripristino delle ordinarie facoltà di assunzione e di mobilità nelle Regioni che hanno terminato di ricollocare il personale in esubero derivato dal riordino delle Province e delle Città metropolitane. Le Regioni interessate dal provvedimento sono solo 4 e tra queste c'è l'Emilia-Romagna, che ha proceduto dunque pienamente alla riorganizzazione dei lavoratori in seguito alla riforma Delrio di due anni fa. Le altre sono il Veneto, le Marche e il Lazio. La norma richiamata era stata inserita nella legge di Stabilità proprio per anticipare il prima possibile lo sblocco delle assunzioni, una volta completati i processi di mobilità nelle singole Regioni: così i Comuni e le Unioni di Comuni emiliano-romagnoli possono tornare a forme di assunzione ordinarie (ovvero a una spesa per assunzioni nel limite del 25% di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente). È una notizia positiva, che riconosce evidentemente anche la qualità del lavoro svolto dalla nostra Regione, che non ha più personale in esubero e che, secondo quanto annunciato, presenterà entro il mese di settembre un piano per il fabbisogno del personale, in grado anche di rispondere alle esigenze di molti precari (frutto degli anni di prolungato blocco degli ingressi). Il Decreto enti locali, di cui ho scritto sopra, ha poi concomitatamente allentato il blocco del turn-over per oltre 3.500 piccoli Comuni (ovvero quelli con popolazione da mille a 10mila abitanti), il cui limite tra cessazioni e assunzioni viene elevato dal 25% al 75%. Il combinato disposto delle due cose consentirà a molti piccoli enti locali di assumere nuovo personale.
Share
Tweet
Forward


Partito Democratico Ravenna · Via della Lirica 11, 48124 Ravenna (RA)






This email was sent to *|EMAIL|*
why did I get this? unsubscribe from this list update subscription preferences
*|LIST:ADDRESSLINE|*

*|REWARDS|*